Diritto Pubblico

 

IL DIRITTO E LO STATO

 

1.IL TERMINE DIRITTO E GLI ORDINAMENTI POLITICI

 

Diritto: esprime l’idea di dirigere e ordinare.

 

Nel linguaggio comune diritto, ordinamento, ecc. sono usati per indicare la presenza nelle comunità di prescrizioni che ne disciplinano la vita e regolano i rapporti tra i membri che la compongono, queste prescrizioni sono tra loro collegate.

Gli ordinamenti politici hanno configurazioni diverse ed creano sistemi giuridici diversi a seconda del momento storico, l’unità di un popolo, quella di un territorio, ecc.

 

Tra le società politiche hanno rilevanza prevalente quelle che hanno formato gli Stati nazionali moderni i quali hanno costituito la Comunità internazionale.

 

2.DIRITTO PRIVATO E PUBBLICO

 

Nell’ambito degli ordinamenti giuridici statali è stata fatta una distinzione che risale al diritto romano tra:

 

  • Diritto pubblico: parte dell’ordinamento riguardante relazioni tra istituzioni e l’esercizio di governo (diritto costituzionale, amministrativo, tributario, penale, processuale)

 

  • Diritto privato: riguardante rapporti tra cittadini e come tali giustiziabili davanti ai tribunali (diritto civile, societario, lavoristico)

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3.IL FATTO GIURIDICO, GLI ATTI, LA FATTISPECIE

 

Il Fatto giuridico: qualsiasi fenomeno che in un dato ordinamento giuridico produce effetti giuridici.

Si distingue tra:

 

  • I fatti giuridici: fenomeni del mondo naturale nei quali non entra in gioco la volontà umana per la produzione dell’evento (es. terremoto, inondazione).

 

  • Gli atti giuridici: fatti nei quali entra in gioco la volontà umana in quanto diretta alla produzione dell’effetto giuridico.

 

Terminologia:

 

Inesistenza: impossibilità di qualificare un atto come giuridico per mancanza di requisiti minimi

 

Nullità assoluta: atto incapace di produrre effetti.

Invalidità di una norma: non appartenenza all’ordinamento giuridico.

 

Annullabilità dell’atto amm: invalidità, minore rispetto alla nullità, determina la possibilità di annullato.

 

Fattispecie giuridica: indica il fatto che l’ordinamento giuridico (la norma) prevede come causativo un evento giuridico.

Può essere:

 

  • semplice: se per la produzione dell’evento la norma prevede il verificarsi di un solo fatto (es. nascita, morte, vendita di un bene)

 

  • complessa: se sono previsti più fatti collegati e concatenati fra loro (ipotesi definita come fattispecie a formazione progressiva).

 

4.PROCEDIMENTO, TEMPO E SPAZIO

 

Il procedimento: comprende un insieme di fatti (atti e operazioni) collegati e coordinati in vista della produzione di più eventi in una sequenza nella quale gli uni costituiscono la causa di altri.

 

Fatti e atti giuridici si realizzano in un dato momento temporale e in un determinato luogo.

 

Perciò l’ordinamento da rilevanza ai modi di concretizzarsi del fatto o dell’atto, prendendo in specifica considerazione:

 

  • Il tempo: rilevante ad es. ai fini del computo(calcolo) della prescrizione, per delimitare il potere conferito ad un soggetto o ad un organo, ecc

 

  • Lo spazio: rilevante ad es. per individuare il luogo in cui deve essere adottato un atto, tenuto un comportamento, per delimitare il potere conferito ad un soggetto o ad un organo.

 

Figure giuridiche soggettive e le situazioni giuridiche soggettive

 

1.SOGGETTI DI DIRITTO

 

Soggetto del diritto: per il diritto è un’entità a cui viene riconosciuta capacità di essere un punto di riferimento (centro di imputazione) di situazioni giuridiche.

 

Capacità giuridica: espressione di capacità che ha la persona giuridica di acquisire diritti ed assumere obblighi.

 

Sotto tale profilo possono essere considerati soggetti giuridici:

 

 

  • Le persone fisiche: esseri umani venuti ad esistenza al momento della nascita (art.1cc). Prima non a tutte le persone fisiche era attribuita capacità giuridica, come a schiavi e servi. Sono tutelati anche:

 

 

  • Nascituro: tutela dei diritti patrimoniali riconosciutigli a quando nascerà (es. eredità)
  • Concepito: possono ricevere successioni a condizione dell’avvenimento della nascita

 

  1. entità prive di personalità fisica ma con capacità giuridica, acquisita grazie agli elementi necessari per essere riconosciuti come unità soggettiva riconosciuta dal diritto, titolo conferito con il riconoscimento al momento dell’iscrizione nel registro delle persone giuridiche tenuto presso le prefetture. Sono:

 

  • Associazioni
  • Corporazioni
  • Fondazioni

 

Le persone giuridiche possono essere:

 

 

  • RICONOSCIUTE:

 

 

 

  • Corporazioni(imprese): riconosciute con l’iscrizione nel registro delle imprese.

 

 

  • Sindacati: riconosciute con la registrazione purché abbiano ordinamento interno democratico

 

 

  • NON RICONOSCIUTE:

 

 

 

  • Comitati: a differenza delle associazioni, si costituiscono in vista della realizzazione di uno specifico risultato. Possono essere considerati soggetti di diritto.

 

 

  • Organizzazioni carattere sportivo, culturale,volontariato…

 

La personalità/capacità giuridica si differenzia dalla soggettività giuridica perché esistono enti non riconosciuti, che pur non avendo personalità giuridica, sono comunque soggetti di diritto essendo titolari di situazioni giuridiche.

 

La soggettività è la speciale capacità giuridica delle persone giuridiche.

 

La capacità giuridica può assumere diverse intensità, con riferimento ai soggetti e alle situazioni giuridiche:

 

  • Alle persone fisiche è riconosciuta nella massima intensità ed è generale. Salvo limitazioni

 

  • Anche per le persone giuridiche è generale; ma comunque non massima come per le persone fisiche.

 

  • Per i soggetti non riconosciuti la capacità è limitata a determinate situazioni e rapporti.

 

Capacità di agire: idoneità del soggetto ad agire nel mondo del diritto, a svolgere atti di volontà.

 

In Italia si raggiunge con il compimento dei 18 anni, il minore pur dotato di capacità giuridica, non ha capacità di agire.

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2.AUTONOMIA

 

Autonomia: possibilità di autodeterminarsi con atti di volontà. Quando l’ordinamento giuridico riconosce ai soggetti una sfera di autonomia essi possono regolarsi da sé, perseguendo scopi mediante atti di volontà.

 

Sussistono varie sfere di autonomia:

 

  • diritto privato: autonomia è un potere generale che consente atti (di autonomia privata) volontari.

 

  • diritto pubblico: autonomia normativa, amministrativa, di gestione, finanziaria.

 

3.RAPPORTO GIURIDICO

 

Rapporti giuridici: qualsiasi relazione tra soggetti disciplinata dal diritto. Possono distinguersi:

 

  • Rapporti di diritto pubblico: tra soggetti giuridici pubblici

 

  • Rapporti di diritto privato: tra soggetti di diritto privati

 

Organo di una persona giuridica: persona fisica che agisce per essa e può essere organo di più soggetti

 

Rapporto organico: rapporto tra soggetto e organo.

 

L’organo è parte del soggetto.

 

Il Potere dell’organo può essere:

  • generale
  • limitato

 

L’organo può avere struttura:

  • semplice (individuale o collegiale)
  • unitaria
  • complessa

 

Gli organi possono essere classificati in:

 

  • organi interni: attività preordinata all’adduzione dell’atto finale, costituiscono articolazioni interne della struttura interna dell’organo di cui fanno parte

 

  • organi esterni: avviano l’attività che assume rilevanza all’esterni

 

oppure:

  • attivi
  • preparatori e istruttori rispetto ad essi

 

oppure:

  • consultivi
  • di controllo

 

oppure:

  • organi individuali: titolare una singola persona fisiche
  • organi collegiali: volontà unitaria di più titolari

 

oppure:

  • perfetti: volontà unitaria dopo la discussione
  • imperfetti: volontà unitaria decisa solo dopo la votazione es.collegi elettorali

 

I Rapporti tra organi:

  • Parità (es. Rapporti tra organi costituzionali)
  • Sovraordinazione/sottordinazione: dipendenza degli uni rispetto agli altri
  • direzione: un organo può impartire direttive sull’agire dell’altro ma lascia una condizione di scelta

 

4.LA RAPPRESENTANZA

 

La rappresentanza è il conferimento di un potere d’agire nei confronti di terzi, ossia la sostituzione di un soggetto ad un altro nell’attività giuridica.

 

Può essere legale o volontaria a seconda che trovi titolo nella norma giuridica o nella volontà dell’interessato

 

La rappresentanza differisce da:

 

  • semplice gestione di affari: perché direttamente efficace per l’agente e solo in particolari casi si ripercuote nella sfera giuridica di quest’ultimo.

 

  • rapporto organico: perché questo dà luogo ad un rapporto di immedesimazione dell’organo col soggetto in cui è inserito. Con conseguenza che l’attività dell’organo è imputata direttamente al soggetto di cui esso fa parte.

 

  • figura del messo: il quale è un mero nuncius, abilitato soltanto a trasmettere la dichiarazione di volontà dell’interessato.

 

5.COSE E BENI

 

Dai soggetti si distinguono le cose: parti del mondo materiale tra cui sono comprese anche le energie.

 

I diritti su cose vengono chiamati diritti reali (da res) in quanto riferiti ad una parte del mondo materiale.

 

Le cose che:

 

  • possono essere oggetto di diritti sono definite BENI (art. 810 c.c.)

 

  • non sono oggetto di appropriazione non possono formare oggetto di diritti (es. aria, mare, spazio) fin tanto che restano nel loro ambiente naturale.

 

Alcuni beni non sono cose non essendo elementi del mondo materiale ma immateriale o incorporale (es. opere artistiche, letterarie, ecc) sono oggetto di diritti la cui titolarità è di coloro che li hanno prodotti.

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6.INTERESSI E SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE (attive e passive)

 

Situazioni giuridiche attive

 

Evidenziano l’interesse di un soggetto ad un bene della vita.

 

L’interesse: è un rapporto tra un soggetto e un bene della vita che esprime il valore che per il soggetto assume il bene da cui egli ricava un’utilità materiale o immateriale.

Ogni interesse giuridicamente protetto è tutelato direttamente.

 

Interessi di mero fatto: ad essi l’ordinamento giuridico non accorda una tutela giuridica.

 

L’ordinamento non l’accorda a tutti in modo eguale, dipende da altri interessi anch’essi meritevoli di tutela.

 

Ciò spiega perché, quando l’ordinamento tutela una situazione soggettiva, definisce l’intensità della protezione dell’interesse.

 

Situazioni giuridiche attive: diritti soggettivi

 

Diritto soggettivo: evidenzia la protezione piena che l’ordinamento assicura all’interesse soggettivo.

 

Nei rapporti con lo Stato e la Pubblica Amministrazione abbiamo il diritto pubblico soggettivo, distinto in diritti di libertà, politici, civili.

 

Gli elementi essenziali sono:

 

  • il potere che esprime la volontà del soggetto;

 

  • l’interesse al quale della vita che è l’oggetto della tutela apprestata dal diritto oggettivo;

 

  • la tutela che può riguardare l’essere o il suo agire (comportamenti rispetto ai beni della vita).

 

I diritti assoluti: tutelano in via esclusiva l’interesse di un soggetto e sono costituiti dai diritti reali

I diritti relativi: tutelano l’interesse di un soggetto in relazione al comportamento di un altro e sono:

 

  • diritti di credito
  • di godimento di beni altrui

 

Situazioni giuridiche attive: interesse legittimo

 

Interesse legittimo: figura tipica dell’ordinamento giuridico italiano, derivante dalla ripartizione della giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo.

 

È la posizione di vantaggio riservata ad un soggetto in relazione ad un bene della vita che è oggetto di un provvedimento amministrativo.

 

Interesse strumentale: protezione accordata all’interesse sostanziale (per il bene della vita) del soggetto.

 

Il soggetto che svolge un’attività che si riflette sugli interessi altrui è tenuto alla correttezza, ma non può essere oggetto di tutela in quanto solo strumentale alla protezione dell’interesse al bene della vita.

 

La Pubblica Amministrazione, anche quando soddisfa interessi privati, mira all’interesse pubblico e la sua azione va condotta secondo il principio di legalità.

 

La giurisprudenza individua due interessi legittimi (con stesso meccanismo di protezione ma strumenti operativi di protezione diversi):

 

  • oppositivi: situazione di vantaggio del soggetto già presente, il quale mira a conservare la posizione

 

  • pretensivi: il soggetto mira ad una situazione di vantaggio che si realizza mediante attività positiva

 

Ciò che determina l’interesse legittimo è:

 

  • la presenza di un potere discrezionale della Pubblica Amministrazione

 

  • l’affidamento dell’interesse soggettivo alla tutela giurisdizionale del giudice amministrativo

 

Altre Situazioni giuridiche attive

 

  1. a) Potere giuridico

 

L’autonomia di un soggetto si manifesta con il riconoscimento di poteri con i quali può perseguire interessi protetti dall’ordinamento giuridico.

 

Si manifesta come «estrinsecazione» e «realizzazione» della volontà di un soggetto nei confronti di altro, ossia per il diritto, data una manifestazione di volontà di un soggetto A nei confronti di B, B dovrà adeguarsi.

 

  1. b) Potestà

 

Potestà: situazione giuridica attiva che indica l’attribuzione ad un soggetto di poteri per la realizzazione di un interesse non esclusivo del titolare della potestà, vincolandolo in vario modo nel suo agire.

 

  1. c)  Facoltà

 

Le facoltà sono i modi con le quali si esercitano situazioni giuridiche soggettive attive. Il loro insieme rappresenta il contenuto della situazione soggettiva.

 

Situazioni giuridiche passive

 

Nelle situazioni giuridiche passive si evidenzia la posizione di soggezione di un soggetto.

 

  1. a) Dovere, obbligo, obbligazione

 

Il dovere è una situazione giuridica in cui viene a trovarsi il soggetto tenuto a:

  • astenersi da determinati comportamenti
  • tenere determinati comportamenti: esso concretizza un obbligo del soggetto.

 

Se la prestazione è suscettibile di valutazione economica si ha l’obbligazione.

 

  1. b) Onere

 

Quando la doverosità di un comportamento è correlata ad un potere, condizionandolo nel suo esercizio, essa dà luogo alla figura dell’onere.

 

Lo stato e la comunità internazionale

  1. STATO

 

Il termine Stato assume diversi significati:

 

  • posizione di un soggetto (status) derivante da capacità e situazioni giuridiche soggettive che danno luogo a diritti e doveri

 

  • un tempo si indicavano come «stati» il clero, la nobiltà e il terzo «stato»

 

  • politicamente indica fenomeni di aggregazione politica, che danno luogo agli Stati dell’Era moderna

 

Sotto quest’ultimo profilo lo Stato si pone come:

 

  • ente primario, originario, autonomo e indipendente da ogni altra entità politica

 

  • si costituisce con un proprio ordinamento giuridico

 

  • pretende di produrre diritto con supremazia nel proprio ambito

 

  • solitamente è visto come la combinazione di tre entità:

 

    • un popolo organizzato che costituisce una unità politica;
    • un territorio stabilmente governato;
    • un potere supremo secondo tradizione hobbesiana definito sovranità

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2.POPOLO E CITTADINANZA

 

Popolo: unità ideale di uomini organizzata politicamente che nella vita sociale si presenta unitariamente e in quanto unità ideale comprende generazioni passate e future.

 

Non va confuso con:

 

  1. somma dei singoli individui che ne fanno parte in un dato momento storico.

 

  1. popolazione che comprende individui che vi sono temporaneamente ma non sono parte integrante

 

  1. nazione in senso stretto: individui legati dalla cultura senza organizzazione politica e giuridica

 

La nazione può avere rilevanza politica e giuridica ove la si rapporti al popolo. Può esserci:

 

  • un popolo- nazione,
  • un popolo composto da più nazionalità,
  • una nazione divisa in due
  • più popoli.

 

Un popolo non necessariamente si costituisce in Stato (es. popoli nomadi) e dove si forma rappresenta la sovranità e ove essa appartiene al popolo lo Stato può dirsi legittimato democraticamente.

 

In Italia la Costituzione considera individui di nazionalità italiana ai fini della ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive e stabilisce che la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

 

Il rapporto tra Stato e popolo si costituisce nella cittadinanza, la quale è attribuita ai singoli:

 

 

  • a titolo originario per discendenza naturale da chi è già cittadino o nascita nel territorio dello Stato

 

 

  • a titolo derivato per effetto di matrimonio, acquisto status di figlio, concessione da parte dello Stato.

 

La legge italiana sulla cittadinanza, n. 91 del 5.2.1992, prevede casi di:

 

  • acquisto, privilegiando l’acquisto per discendenza da padre o madre italiana.
  • perdita
  • riacquisto della cittadinanza

 

A seguito dell’approvazione del Trattato dell’Unione Europea, l’art. 17 assicura a tutti i cittadini degli Stati membri dell’Unione, la cittadinanza europea, compendio di tutti i diritti (e doveri) politici ad essi riconosciuti in ambito comunitario.

 

3.TERRITORIO

 

Territorio: parte della superficie terrestre dove si esercitano dominio e sovranità dello Stato, comprende:

 

*La terraferma, delimitata dai confini, i quali possono essere:

 

  • naturali:

 

      • fiumi (linea di confine coincide con quella mediana tra le sponde o più alta corrente),
      • laghi (linea di confine coincide con quella che unisce i punti rivieraschi),

 

  • catene montuose (il confine coincide solitamente con lo spartiacque).

 

 

  • Artificiali (stabiliti da trattati e accordi internazionali).

 

Lo spazio sottostante al suolo, che secondo antichi criteri si estendeva usque ad inferos, in realtà va fino alle possibili utilizzazioni da parte dello Stato.

 

*il mare, costituito dal cd. (cosiddetto) mare territoriale che si estende da minimo 3 a massimo 12 miglia marine, oltre le quali il mare è libero. (Italia 12 miglia marine).

 

Oltre il mare territoriale è consentito agli Stati costieri di esercitare sovranità sulla parte del sottosuolo marino che è la naturale prosecuzione della terraferma che si estende sotto il mare libero.

 

*lo spazio aereo, al di sopra della terraferma e del mare territoriale comprende la cd. zona atmosferica, mentre quella superiore è soggetta ad accordi internazionali.

 

*le navi costituiscono territorio dello stato di cui battono bandiera in mare libero (cd. territorio fluttuante); quelle militari costituiscono territorio dello stato anche nel mare territoriale di altro stato.

 

*gli aeromobili costituiscono territorio dello stato quando sorvolano il mare libero.

 

* Gli sedi diplomatiche: sedi delle rappresentanze diplomatiche di uno Stato all’estero costituiscono territorio dello Stato di riferimento.

 

4.SOVRANITÀ

 

La sovranità: in senso ampio è requisito di ogni ordinamento politico originario, autonomo e indipendente.

 

Il sovrano:

 

  • è perché è e perché è originariamente al di sopra di ogni potere.

 

  • Si manifesta producendo politica e diritto

 

  • ciò che proviene da lui si traduce in atto.

 

  • deve disconoscere ogni altra fonte di potere politico che esiste indipendentemente dalla sua volontà.

 

  • ciò che esiste politicamente è quanto egli ha voluto come esistesse politicamente

 

Storicamente il concetto di sovranità compare dopo la pace di Westfalia (1648), quando si affermano le monarchie nazionali in Europa, che si rendono indipendenti dall’Impero e dal Papato.

 

L’esercizio della sovranità possono spettare:

  • ad un apparato che a lui fa riferimento
  • ad una classe,
  • ad una formazione politica
  • al popolo

 

La Costituzione Italiana, all’art.1 IIcomma, stabilisce che la sovranità è del popolo e che esso la esercita nelle forme e limiti della Costituzione.

 

Mentre il suo esercizio è disciplinato giuridicamente in coerenza con i principi dello Stato di diritto.
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5.PRESUPPOSTI O ELEMENTI COSTITUTIVI

 

Popolo, territorio e sovranità sono elementi essenziali o meri presupposti dello Stato?

 

La teoria dei presupposti fa leva su questi concetti. In base all’autonomia:

 

  • un popolo potrebbe esistere come organizzazione politica senza dare luogo ad uno Stato;

 

  • un territorio potrebbe essere del tutto libero da sfere di dominio politico o conteso;

 

  • la sovranità può essere riferita a qualsiasi entità politica unitariamente intesa.

 

Occorre presupporre questi elementi perché possa sorgere uno Stato e nel momento in cui se ne ammette l’esistenza diventano elementi essenziali e dal loro variare varia anche lo Stato.

 

6.NORMATIVISMO

 

Lo Stato è spiegato in termini di puro normativismo, ossia ricorrendo a una norma giuridica fondamentale da cui esso trae la proprio legittimazione.

 

Si ritiene così di superare il problema della combinazione di popolo, territorio e del potere supremo, mentre viene svalutata la teoria della sovranità.

 

  1. LA CHIESA CATTOLICA

 

Non solo gli Stati sono considerati soggetti sovrani.

 

La Chiesa si presenta come struttura composita dotata di un’organizzazione con una gran rete di relazioni e regolata dal diritto secondo una tradizione millenaria

 

  1. LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

 

Per dare una disciplina giuridica alle loro relazioni gli Stati ed altre istituzioni politiche e sovrane esistenti hanno costituito una Comunità ad essi esterna, cd. Comunità internazionale.

 

Può vantare un’autonomia da ogni altra istituzione, anche dagli stati che la compongono.

 

L’ordinamento internazionale è a struttura paritaria, i cui soggetti sono Stati e organizzazioni internazionali.

 

Le fonti di diritto sono:

 

  • Principi generali e consuetudini: hanno valore primario e sono vincolanti per tutti.

 

  • Trattati: vincolano solo i soggetti che li hanno posti in essere.

 

9.L’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE

 

Tra le organizzazioni internazionali la più rilevante è l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) istituita nel 1945 (Italia dal 1955) che ha impegnato gli Stati membri a risolvere le controversie internazionali.

 

È costituita da numerosi organi, i principali sono:

 

  • l’Assemblea Generale in cui sono rappresentati tutti gli Stati membri;

 

 

  • il Consiglio di Sicurezza composto da 15 membri, di cui cinque permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna)

 

 

  • 10 eletti dall’Assemblea per un biennio.

 

  • I cinque membri permanenti dispongono ciascuno del diritto di voto, che consente di bloccare le decisioni del Consiglio;

 

  • la Corte internazionale di Giustizia (sede all’Aja) organo giurisdizionale dell’ONU, ha compito di risolvere controversie degli Stati membri. Composta da 15giudici eletti dall’Assemblea per nove anni

 

  • il Segretariato presieduto dal Segretario generale nominato per cinque anni dall’Assemblea su proposta del Consiglio di Sicurezza

 

  1. ALTRE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

 

Tra le organizzazioni internazionali universali o regionali sono importanti per gli Stati europei la NATO (Organizzazione del Trattato Nord Atlantico), istituita nel 1949 per la difesa da attacchi armati nei confronti di una o più delle parti contraenti in Europa e in Nord America.

 

In ambito europeo fu istituito nel 1949 il Consiglio d’Europa per promuovere lo sviluppo economico e sociale dei paesi europei da cui sono nati:

 

  • nel 1950 la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo (CEDU)
  • la Carta sociale europea nel 1996.

 

  1. L’UNIONE EUROPEA

 

In Europa sono state istituite Comunità europee sopranazionali:

 

  • CECA (Comunità economica del carbone e dell’acciaio) nel 1951,

 

  • CEE (Comunità economica europea)

 

  • Euratom (Comunità europea dell’energia atomica) del 1957,

 

  • Unione europea del 1992 in virtù del Trattato sull’Unione europea, stipulato a Maastricht che:

 

    • comprende le Comunità europee esistenti (cd. primo pilastro),
    • estende compiti dell’Unione alla politica estera e di sicurezza comune (cd. secondo pilastro)
    • estende compiti dell’Unione alla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale (cd. Terzo pilastro)

 

I principali organi comunitari sono:

 

  • Il Consiglio dell’Unione europea: composto da rappresentanti dei governi degli stati membri, organo normativo e di decisione.

 

  • La Commissione: organo esecutivo con funzione di rappresentanza della Comunità nei singoli Stati, e all’esterno; di proposta ed iniziativa normativa; di vigilanza sull’esecuzione dei trattati.

 

  • Il Parlamento europeo: composto da rappresentanti dei popoli dei singoli Stati, eletti a suffragio universale e diretto in ogni Stato membro per cinque anni. Ha potere di controllo nei confronti della Commissione e delle altre istituzioni comunitarie. Partecipa alla formazione degli atti comunitari.

 

  • La Corte di giustizia: ha sede in Lussemburgo, formata da 15 giudici (uno per ogni Stato membro) e otto Avvocati generali, ha compito di assicurare uniforme interpretazione del diritto comunitario e giudicare sulla validità degli atti delle istituzioni.

 

  • Il Tribunale di primo grado: ha sede in Lussemburgo, istituito nel 1988, ha competenza limitata ad alcune materie determinate dal Consiglio, previa indicazione della Corte di giustizia. Le sue decisioni sono impugnabili dinanzi alla Corte di Giustizia.

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Forme di stato

 

1.STATI NAZIONALI E PLURINAZIONALI

 

Gli Stati possono essere distinti sulla base di vari criteri.

Secondo della composizione etnica e nazionale del popolo possono esservi stati nazionali e plurinazionali.

 

Uno Stato può definirsi:

 

 

  • nazionale se vi è una quasi totale presenza di una etnia comune per tradizione, cultura, lingua,

 

 

  • plurinazionale se sussiste una pluralità di etnie che mantengono proprie tradizioni, culture e lingue.

 

2.STATI CENTRALISTI E AD AUTONOMIE TERRITORIALI, REGIONALI E FEDERALI

 

Secondo l’organizzazione del potere sovrano nel territorio possono esservi Stati:

 

 

  • centralisti: nei quali il potere politico è tutto o prevalentemente attribuito all’apparato centrale e con poche autonomie locali

 

 

  • federali: composti di una pluralità di Stati ciascuno con rilevanti poteri i quali possono essere intesi come residuo di sovranità degli stessi; questi costituiscono l’elemento differenziatore tra:

 

    • Stati federali
    • Stati composti, anch’essi basati su riconoscimento di autonomie locali, come i regionali.

 

3.MONARCHIA E REPUBBLICA

 

Distinzione che nel passato ha avuto rilevanza tra le forme di Stato:

 

 

  • Monarchia: storicamente forma di organizzazione politica in cui il potere era attribuito vita natural durante ad un sovrano; la carica era legittimata da discendenza ereditaria, appartenenza ad un casato, o per elezione. Quando il potere sovrano va al popolo il Monarca è figura puramente rappresentativa dello Stato.

 

 

  • Repubblica: forma di organizzazione del potere politico in cui le cariche politiche vengono conferite per periodi predeterminati, indipendentemente da eventuali rinnovi delle stesse.

 

La distinzione oggi tra Stato monarchico e repubblicano riguarda soltanto l’attribuzione della Carica di Capo dello Stato, nel primo a vita (prevalentemente in via ereditaria), nel secondo per un tempo predeterminato.

 

4.STATI LAICI E CONFESSIONALI

 

Altre distinzioni:

 

 

  • Stati laici (come prevalentemente sono gli Stati occidentali)

 

  • Stati religiosi (come gli Stati a religione islamica)

 

oppure tra:

 

  • Stati non caratterizzati da una specifica ideologia
  • Stati caratterizzati da un’ideologia (come gli Stati socialisti ispirati all’ideologia marxista).

 

  1. STATI DEMOCRATICI

 

La partecipazione del popolo alla gestione del potere caratterizza gli Stati democratici, tale partecipazione deve essere reale e fondarsi sulla libertà degli individui.

 

L’esercizio del potere sovrano da parte delle istituzioni deve essere ricondotto al popolo, poiché è nel popolo in cui risiede il potere sovrano, manifestandosi nelle diverse articolazioni della struttura statale.

 

Lo Stato democratico è quindi un ordinamento sovrano espressione del popolo sovrano.

 

  1. STATO LIBERALE-RAPPRESENTATIVO E STATO DI PARTITI

 

Riguardo alla partecipazione del popolo alla gestione del potere si hanno:

 

  • Stati rappresentativi di tipo liberale

 

 

  • Stati di partiti* e tra questi:
    • Stati monopartitici
    • Stati pluripartitici

 

«Stato di partiti» indica la forma di Stato dell’età contemporanea, caratterizzato dal ruolo dei partiti politici nella mediazione del popolo e  trasposizione della domanda politica.

 

  1. PARTITI NELLO STATO DI PARTITI

 

I partiti politici: gruppi che mirano a realizzare uno scopo di interesse collettivo che è la loro ragion d’essere.

 

Rispetto a altri gruppi sociali mirano ad assumere la gestione politica con coordinamento d’interessi sociali

 

Mentre nello Stato liberale-rappresentativo del XIX secolo i partiti riflettevano divisioni politiche esistenti nel Parlamento, con l’estensione del diritto di elettorato e l’introduzione del suffragio universale sono diventati partiti di massa e affermati come forze mediatrici tra popolo e istituzioni politiche.

 

Le elezioni sono un monopolio:

 

  • Astrattamente chiunque può avanzare la candidatura (salvo limitazioni legali), ma alla fine i partiti scelgono i candidati, uguale anche per la scelta dei candidati dei partiti che dipende dalle cd. primarie, perché è pur sempre decisione ed sostegno del partito ad essere decisivo.

 

  • La stessa propaganda elettorale è affidata ai partiti sulla base del loro programma politico.

 

  • Nelle votazioni e scrutini sono i partiti i controllori della regolarità del procedimento con l’azione dei loro aderenti, essendo impensabile che un controllo così possa essere effettuato dai singoli candidati.

 

  • Il corpo elettorale si pronuncia nei confronti dei partiti politici, dando preminente importanza ai programmi  presentati mentre il voto nei confronti dei singoli candidati ha un valore secondario.

 

  • Elezioni di carattere plebiscitario: il consenso popolare verso un partito o coalizione che ottiene la maggioranza serve ad assicurare per un periodo (legislatura) una stabile conduzione di governo.

 

I partiti politici condizionano gli eletti al Parlamento anche dopo le elezioni:

 

  • Nei Paesi a partito unico: la dipendenza è intrinseca e istituzionalmente riconosciuta

 

  • Nei Paesi a sistema pluralistico: la soggezione ai partiti è sempre presente e comporta che i membri del Parlamento, formalmente liberi e indipendenti nella scelta di soluzioni e decisioni, in realtà sono sottoposti a direzione e indicazioni del gruppo parlamentare cui appartengono. (rischio espulsione)

 

Anche l’Esecutivo risente dell’intervento dei partiti politici. Nei sistemi di governo:

 

  • presidenziale: convogliano il consenso degli elettori sui candidati alla Presidenza.

 

  • parlamentare: determinano l’elezione del Capo dello Stato e dei membri del Governo (Capo del Governo e membri del Gabinetto) e condizionano la stessa vita politica governativa.

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8.RAPPRESENTANZA POLITICA E STATO DI PARTITI

 

L’importanza che hanno assunto i partiti nella volontà del popolo ha indotto a vedere lo Stato di partiti come fondato sul principio di identità, in quanto s’identificano col popolo e i parlamentari sono strumenti in quanto dipendenti dalle gerarchie dei partiti.

 

È quindi il principio di identità a determinare la formazione della volontà generale del popolo.

 

La partecipazione diretta del popolo non esclude la rappresentatività politica, in quanto costituisce un fattore essenziale di organizzazione dello Stato, poiché il popolo non può comparire in tutte le decisioni da prendere e si impone la necessità di ricorrere ad altre entità rappresentanti.

 

Forme di governo

 

1.FORME DI GOVERNO ASSOLUTO E DEMOCRATICO

 

Accanto alle forme di Stato sussistono forme di governo:

 

 

  • forme di governo assolute e/o autoritarie

 

 

  • forme democratiche, che si distinguono a seconda della distribuzione del potere sovrano tra le varie istituzioni ed organi.

 

Secondo una classificazione classica abbiamo forme di governo:

 

  • costituzionali
  • parlamentari, le quali presentano a loro volta varie sottodistinzioni
  • assembleari
  • presidenziali
  • direttoriali

 

2.FORME DI GOVERNO DEMOCRATICO

 

  1. A) forme di governo democratico: governo parlamentare

 

Formato nel passaggio da una forma costituzionale ad una responsabile di fronte a re e parlamento, poi solo al parlamento, di cui deve godere la fiducia:

  • contraddistingue questa forma di governo
  • deve esserci tra governo e parlamento
  • permette al governo di ricevere dal parlamento l’approvazione del programma politico
  • in caso di mancanza di fiducia, il governo deve dimettersi.

 

La forma di governo parlamentare è distinta a sua volta a seconda:

 

  • dell’omogeneità delle forze sociali e politiche
  • della presenza di numerosi o pochi partiti politici
  • del sistema elettorale
  • del modo in cui si è attuata la divisione dei poteri all’interno dello Stato

 

In un sistema politico:

 

  • Bipartitico o bipolare: facile individuazione maggioranza parlamentare quindi l’esecutivo può contare su una maggioranza stabile, in quanto il popolo dando consenso ad un partito lo da al Governo (maggioranza voti per l’elezione dei parlamentari); anche il Leader/Primo ministro sarà preminente, es. Premierato (Regno Unito) o Cancellierato (Repubblica federale tedesca).

 

  • Pluripartitismo: (tipico del sistema elettorale proporzionalistico) difficile costituzione di maggioranze stabili, con conseguenza che il governo può avere difficoltà nel mantenere la fiducia

 

  1. B) forme di governo democratico: Governo assembleare

 

Il governo parlamentare se ha difficoltà (es. improvvise maggioranze, coalizioni, ecc) può risolvere con una forma di governo assembleare: istituzionalizzata quando mancano regole per la votazione di fiducia o sfiducia parlamentare al governo.

 

  1. C) forme di governo democratico: Governo presidenziale

 

La forma di governo presidenziale si fonda sul dualismo tra parlamento e governo e sulla mancanza di un rapporto fiduciario tra i due organi.

 

Il Capo del governo è anche Capo dello Stato ed eletto come il parlamento, ossia dal popolo o anche dallo stesso parlamento. Dopo l’elezione resta in carica per il tempo del mandato presidenziale.

 

Caratterizza tale forma di governo la separazione tra parlamento e esecutivo, ciascuno con distinti poteri.

 

  1. D) forme di governo democratico: Il cd. Governo semipresidenziale

 

Forma di governo che presenta caratteristiche intermedie tra quella parlamentare e quella presidenziale.

 

Il Capo dello Stato:

  • può essere eletto dal popolo o da un’assemblea
  • non risponde di fronte al parlamento
  • è dotato di poteri politici e d’intervento nei confronti del parlamento e del governo che egli nomina

 

Il governo tuttavia deve godere della fiducia del parlamento.

 

In sostanza è un governo parlamentare con esecutivo nel quale ha preminenza il Capo dello Stato

 

  1. E) forme di governo democratico: Governo direttoriale

 

La forma di governo direttoriale è caratterizzata dalla presenza di un esecutivo collegiale, eletto dal parlamento per la durata della legislatura.

 

Somma le funzioni di governo e di Capo dello Stato e non vi è rapporto fiduciario tra tale organo ed il Parlamento.

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LE FONTI DEL DIRITTO

 

Costituzione e potere costituente

 

1.IL CONCETTO DI COSTITUZIONE

 

Nel periodo illuministico si sviluppa l’idea dalle dottrine del cd. costituzionalismo, che lo Stato per essere tale deve avere una Costituzione che ne determini l’organizzazione e stabilisca principi e diritti a garanzia dei cittadini;

 

Essa ha assunto significato di Legge fondamentale dello Stato e può essere costituita da pochi principi o tanti principi, scritta o non scritta.

 

Dottrine:

 

  • giusnaturalistica: Costituzione concepita come sacra per il riconoscimento di diritti e principi naturali che ad essa si impongono e la condizionano.

 

  • giuspositivistica: dalle Costituzioni dipende sul piano giuridico l’esistenza dei diritti e dei principi.

 

2.IL POTERE COSTITUENTE

 

La Costituzione denota un potere creativo (potere costituente) originario e antecedente alla Costituzione.

Il potere costituente è stato giustificato in vario modo, ma solo il suo manifestarsi in una decisione politica fa esistere la Costituzione.

 

Esso è di volta in volta rinvenibile:

 

  • nell’atto di volontà che può essere espresso da un singolo dotato di potere sovrano
  • nell’atto di volontà di un gruppo o esponenti di una oligarchia
  • dal Popolo
  • da entità politiche e giuridiche esterne
  • della decisione di entità politiche territoriali

 

3.LA COSTITUZIONE VIVENTE

 

La Costituzione di uno Stato si legittima da sé per solo fatto del suo esistere.

 

Si parla di Costituzione reale e vivente leggendola nell’opera di istituzioni, organi e forze politiche.

 

Una volta instauratosi un ordinamento costituzionale, che riflette la situazione politica e sociale del tempo, esso vive evolvendosi per effetto del potere costituente in relazione a evenienze ed mutamenti politici.

 

Anche se una Costituzione afferma la sua immodificabilità, ciò non esclude che nel tempo subisca mutamenti anche radicali. Es. Statuto Albertino (Statuto del Regno 4/5/1848) autoproclamandosi «Legge fondamentale, perpetua e irrevocabile della Monarchia» poi modificata dalle successive leggi.

 

4.TIPOLOGIA DELLE COSTITUZIONI

 

Le Costituzioni possono essere:

 

brevi (es. Statuto Albertino)

  • contengono poche disposizioni che riguardano principi fondamentali
  • garantiscono alcuni diritti fondamentali
  • stabiliscono regole fondamentali dello Stato e dell’assetto degli organi costituzionali

 

lunghe: dettano regole generali e particolari che riguardano diritti fondamentali e aspetti della società civile

 

scritte documento formale approvato:

    • da un’autorità che lo elargisce
    • da una Assemblea appositamente costituita
    • dal Parlamento esistente

 

  • direttamente dal popolo.

 

 

non scritte si formano:

  • sulla base di accordi tra le forze politiche prevalenti
  • a seguito di comportamenti degli organi istituzionali protrattisi nel tempo

 

Fonti del diritto

 

1.FONTI DI PRODUZIONE E COGNIZIONE – LA NORMA GIURIDICA

 

Fonte del diritto: qualsiasi fatto o atto produttivo di effetti giuridici rilevanti per l’ordinamento giuridico.

 

Tuttavia è espressione convenzionalmente riservata a categorie ristrette di atti e fatti visti come fonte produttiva di diritto oggettivo con prescrizioni che stabiliscono regole di comportamento o organizzazione.

 

Prescrizioni normative e diritto oggettivo

 

Norma giuridica: regola giuridica che stabilisce un modello di comportamento o organizzazione.

 

È prescrittiva e imperativa in quanto accompagnata a una sanzione per assicurarne l’osservanza.

 

Essendo gli ordinamenti giuridici sistemi complessi in evoluzione, possono formarsi:

 

  • le cd. fonti ordinate: disciplinate con atti normativi che costituiscono fonti sulle fonti
  • le fonti extra ordinem: si impongono negli ordinamenti determinando effetti giuridici rilevanti.

 

2.GERARCHIA E COMPETENZA. RISERVE NORMATIVE

 

Gerarchia e competenza: criteri usati per conoscere la prevalenza o esclusività delle fonti, in quanto non hanno tutte lo stesso valore in ogni singolo ordinamento.

 

Con il CRITERIO GERARCHICO le fonti sono ordinate con sistema gradualistico, in base al quale la fonte di grado superiore prevale sull’inferiore (non esclusa dalla disciplina se manca la fonte superiore)

 

Con il CRITERIO DELLA COMPETENZA alcune materie sono riservate a determinate fonti con esclusione di altre, pertanto solo una specifica fonte è abilitata a disciplinare una determinata materia indipendentemente dal grado che riveste nella scala gerarchica.

 

Si verificano «riserve» di discipline a questa o a quella fonte, che possono essere:

 

 

  • assolute: solo una determinata fonte può disciplinare quella materia o quel complesso di materie

 

  • relative: una determinata fonte stabilisce principi relativi alla materia, lasciando ulteriori discipline ad altre fonti sotto ordinate.

 

3.FONTI SCRITTE E NON SCRITTE

 

Le fonti del diritto si distinguono in:

 

 

  • fonti scritte (fonti-atto): esistere grazie a una forma ad substantiam riconducibile all’espressione di volontà proveniente da un determinato soggetto.

 

  • fonti non scritte: si concretizzano in principi immanenti all’ordinamento complessivo e da esso desunti o si formano senza procedimento solenne per comportamenti di determinati soggetti

 

Le norme prodotte da fonti non scritte sono difficilmente rinvenibili rispetto a quelle prodotte da fonti scritte.

 

Infatti in epoche di razionalizzazione del sistema giuridico i soggetti che dettano disposizioni imposte alla collettività ricorrono al diritto scritto che assicura maggiore certezza d’individuazione della disciplina.

 

4.LEGGE

 

Fonte scritta del diritto per eccellenza è la legge: disciplina normativa ed anche fonte in cui è contenuta.

 

Come le altre fonti scritte è redatta in articoli che si suddividono poi in commi:

 

  • parte dell’articolo compresa tra due a capo,
  • può comprendere una o più proposizioni e una o più prescrizioni normative.
  • di solito numerati progressivamente
  • il comma di un articolo successivo a quello precedente è indicato come capoverso (o alinea)

 

Si distingue poi tra:

 

 

  • legge in senso formale: riferita ad atti posti in essere nell’esercizio della funzione legislativa che possono essere dello Stato o altri soggetti (es. in Italia le Regioni e le Province di Trento e Bolzano)

 

  • legge in senso materiale: riferita in genere ad atti e fatti a contenuto normativo, indipendentemente dalla forma che rivestono, dal loro valore e dalla loro forza.

 

5.CONSUETUDINE

 

Fonte non scritta del diritto per eccellenza è la consuetudine: comportamenti generalizzati, regole sociali, abitualità che rendono possibile prevedere che determinati comportamenti si ripeteranno.

 

Alla base della ripetizione dei comportamenti può trovarsi lo spirito d’imitazione, non necessariamente volontario ed al continuare della ripetizione non si trova più riferimento nei precedenti comportamenti ma in un modello di comportamento nato dalla serie di comportamenti uniformi.

 

Perché una consuetudine possa dirsi giuridicamente vincolante occorre sia fonte di diritto in un ordinamento giuridico dal momento che solo esso che può riconoscerla come fatto idoneo a produrre diritto.

 

Il valore della consuetudine in un ordinamento dipende da come avviene il suo «riconoscimento» come fonte, comunque non le può essere attribuito un «grado» nella «gerarchia» delle fonti.

 

In ogni ordinamento può individuarsi un nucleo di principi intorno cui esso ruota e non importa se contenuti in un documento o tramandati, ma la loro esistenza perché danno coesione e unità all’ordinamento

 

Può essere stabilito:

 

  • il divieto di consuetudini contra legem (consuetudini che contrastano con disposizioni legislative)

 

  • l’ammissibilità di consuetudini in caso di richiamo della legge o per settori privi di una disciplina legislativa (consuetudini praeter legem). I limiti all’ammissibilità possono essere stabiliti:
    • in via generale, per l’intero ordinamento giuridico
    • per singoli settori

 

Desuetudine in senso stretto: indica il venir meno di una norma consuetudinaria non più seguita o disposizioni scritte per effetto della continua, duratura mancanza di loro applicazione.

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6.USI INTERPRETATIVI

 

L’ordinamento può assumere consuetudini non come regole giuridiche in senso stretto, ma meri fatti o criteri di interpretazione di fatti.

 

7.PRASSI

 

Prassi: modo uniforme di comportarsi di uno o più soggetti determinati nella sua/loro attività.

 

Non ha valore di regola di comportamento, né fonte normativa ma da luogo ad una mera regolarità di comportamenti.

 

Dalla prassi si può passare alla produzione di una norma giuridica consuetudinaria.

 

La divisione dei poteri

 

1.EVOLUZIONE DELLA TEORIA DELLA DIVISIONE DI POTERI

 

Il problema della gestione del potere statale e la sua ripartizione tra soggetti e organi è nato con la formazione dello Stato moderno e contemporaneo.

 

Il potere statale è suddiviso in:

  • legislativo
  • esecutivo
  • giurisdizionale

 

La divisione dei poteri è nata da Montesquieu, collegata alla tutela della libertà politica dei cittadini.

 

Parte dalla divisione del potere in Inghilterra tra Monarca e Parlamento e pensò di evitare l’oppressione derivante dall’esercizio del potere frazionandolo tra soggetti diversi in modo che il potere degli uni potesse arrestare il potere degli altri.

 

Tale concezione crea organi titolari di un potere politico e ciascuno autonomo rispetto agli altri:

 

  • da una parte il potere politico del Monarca e burocrazia
  • dall’altra il potere politico delle assemblee parlamentari nelle quali trova sblocco il popolo

 

La contrapposizione trova espressione giuridica nella distinzione del potere legislativo ed esecutivo come poteri contrapposti, accanto ai quali si pone il potere giurisdizionale che più che potere come gli altri è l’amministrazione della giustizia.

 

Nell’evoluzione dello Stato il potere politico ha finito per concentrarsi nel popolo, fin quando non vi è più antitesi con altro potere ed è caduta la costruzione di Montesquieu e la divisione dei poteri

(la divisione dei poteri è portata come segno di democrazia,ma in realtà si è ridotto a mero slogan politico).

 

2.POTERE COSTITUZIONALE

 

Per tradizione dal principio di divisione dei poteri si fa ancora derivare la ripartizione in legislativo, esecutivo e giurisdizionale, che ha valore solo di distinzione giuridico-formale delle funzioni statali da un punto di vista generale.

 

  1. A) POTERE LEGISLATIVO

 

Per individuare il potere legislativo non si tiene conto del concetto materiale, ma solo in senso formale:

 

  • elementi tipici: singoli atti posti in essere da un soggetto, di solito il Parlamento, in relazione ad altri atti posti in essere dallo stesso o altri soggetti giuridici.

 

  • all’interno del potere legislativo formale possono distinguersi sottotipi es. legislazione costituzionale e ordinaria o legislazione statale e regionale.

 

  1. B) POTERE GIURISDIZIONALE

 

Il potere giurisdizionale consiste nell’idoneità dei suoi atti a giungere ad una decisione definitiva rispetto ad altre manifestazioni di volontà, la quale s’impone in una questione insorta tra:

 

  • privati
  • amministrazioni
  • privati ed amministrazioni
  • fonti diverse dell’ordinamento
  • in generale tra qualunque soggetto

 

Caratterizzante è la possibilità di giungere ad una decisione definitiva in un procedimento. Si basa:

 

  • sull’immutabilità degli effetti della decisione
  • sul valore formale delle pronunce, ossia hanno valore fino che non intervengano altre pronunce

 

  1. C) POTERE ESECUTIVO

 

È individuato per l’assenza di elementi tipici; parte del potere statale né legislativo, né giurisdizionale.

 

La sua natura è dare esecuzione alla Costituzione in via diretta e immediata o indiretta e mediata, senza che si presentino gli elementi tipici del potere legislativo e giurisdizionale.

 

Nell’ordinamento costituzionale italiano, non vi è riferimento alla funzione esecutiva, ma sono previsti:

 

  • all’art. 95 attività e indirizzo politico-amministrativo affidati a Governo e Pubblica Amministrazione
  • le garanzie specifiche delle loto attività, quella:

 

    • politica: per cui vale il principio della responsabilità governativa di fronte al Parlamento
    • amministrativa: per cui vale il principio di legalità azionabile davanti alla giurisdizione

 

Le attività politiche e amministrative in cui si estrinseca il potere esecutivo, sono individuate in base a:

 

 

  • procedimenti ed effetti che esse hanno di mira (ciò vale sempre per l’attività amministrativa)

 

  • posizione soggettiva di chi pone in essere l’attività (ciò vale di solito per l’attività politica)

 

La ripartizione del potere avviene in senso verticale o orizzontale tra organi e non è mai stata attuata rigidamente come attribuzione di un potere ad organi distinti senza reciproche interferenze.

 

Sono state previste nei vari ordinamenti forme di collaborazione reciproca in vista del risultato finale

 

Lo stato italiano e le sue fonti

 

1.LA COSTITUZIONE NEL SISTEMA DELLE FONTI

 

L’ordinamento italiano è caratterizzato dal principio della legalità e comprende una molteplicità di fonti disciplinate dalla Costituzione della Repubblica Italiana e dalla legislazione ordinaria.

 

Prima dell’entrata in vigore della Costituzione italiana (1948) vi era lo Statuto Albertino, poi vi fu l’approvazione della Costituzione della Repubblica Italiana (pubbl. sulla G.U. del 22 Dicembre 1947, n. 298 ed entrata in vigore il 1° Gennaio 1948) è divenuta legge fondamentale della Repubblica:

 

  • è la fonte di grado più elevato
  • ha carattere rigido
  • la sua osservanza è garantita dalla Corte Costituzionale

 

2.LEGGI COSTITUZIONALI E DI REVISIONE COSTITUZIONALE

 

Accanto alla Costituzione vi sono:

 

  • le leggi costituzionali
  • le leggi di revisione costituzionale

 

Vengono adottate con procedimento aggravato dell’art. 138 Cost., che prevede due delibere del Parlamento con eventuale ricorso al referendum popolare.

 

Occorre infatti che ciascuna Camera approvi il progetto di legge con due deliberazioni a distanza di tre mesi l’una dall’altra, nella seconda la proposta dev’essere approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera:

 

  • Se approvata con maggioranza di due terzi, la legge costituzionale è definitivamente approvata e va promulgata e pubblicata.

 

  • Se non si raggiunge tale maggioranza viene solo pubblicata e occorre attendere tre mesi per chiedere il referendum popolare da parte di:

 

    • un quinto dei membri di una Camera
    • cinquecentomila elettori
    • cinque Consigli regionali

 

Se:

 

  • non viene presentata richiesta di referendum la legge viene promulgata.

 

  • viene presentata richiesta di referendum si procede alla consultazione popolare e la legge è approvata se è raggiunta la maggioranza dei voti validi.

 

Non è richiesto un quorum di partecipazione al voto perché il referendum sia valido, come è invece nel caso previsto dall’art. 75 Cost. per il referendum abrogativo.

I regolamenti delle Camere hanno stabilito che:

 

  • nella prima deliberazione: è possibile apportare emendamenti al testo

 

  • nella seconda deliberazione: non è possibile emendare il testo dopo la prima deliberazione.

 

L’art. 139 Cost. comunque limita il potere di revisione.

 

Parte della dottrina sostiene che non possono essere sottoposte a revisione costituzionale anche disposizioni che garantiscono diritti inviolabili dell’uomo e principi fondamentali che caratterizzano la Repubblica democratica, es. principio dell’eguaglianza davanti alla legge.
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3.FONTI PRIMARIE E SECONDARIE

 

La Costituzione italiana contempla altre fonti del diritto oltre quelle costituzionali.

 

Sono previste dalla Costituzione:

 

  • le leggi del Parlamento
  • gli atti aventi forza di legge (decreti legislativi e decreti legge del Governo),
  • le leggi regionali,
  • gli statuti delle Regioni ordinarie e ad autonomia speciale,
  • gli statuti degli Enti territoriali,
  • i regolamenti delle Camere,
  • i regolamenti emanati dal Presidente della Repubblica,
  • i regolamenti regionali, dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane,
  • i contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria erga omnes (art. 39 Cost. rimasto inattuato)
  • i referendum abrogativi dello Stato
  • i referendum regionali

 

Nelle Disposizioni preliminari al codice civile del 1942 sono indicate come fonti del diritto:

 

  • leggi e atti aventi forza di legge,
  • i regolamenti,
  • le norme corporative
  • gli usi, ovvero le consuetudini

 

Le norme corporative sono costituite da:

 

  • contratti collettivi di lavoro
  • accordi economici collettivi
  • ordinanze corporative
  • sentenze normative della magistratura del lavoro

 

4.POTESTÀ LEGISLATIVA STATALE E REGIONALE

 

La legge formale è la legge dello Stato e la legge regionale o delle Province autonome.

 

La legge dello Stato, a seguito della modifica del 2001 non ha più una competenza generale per qualsiasi materia bensì limitata alle materie indicate dal II e III comma del novellato art. 117.

 

In base al II comma dell’art. 117 la potestà dello Stato è esclusiva nelle seguenti materie:

 

  1. a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione;
  2. b) immigrazione;
  3. c) rapporti tra Repubblica e confessioni religiose;
  4. d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi;
  5. e) moneta, tutela del risparmio, mercati finanziari e concorrenza; sistema valutario, tributario e contabile dello Stato; risorse finanziarie;
  6. f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali, elezione del Parlamento europeo;
  7. g) organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali;
  8. h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale;
  9. i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;
  10. l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa;
  11. m) diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
  12. n) norme generali sull’istruzione;
  13. o) previdenza sociale;
  14. p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;
  15. q) dogane, protezione dei confini nazionali;
  16. r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati

dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno;

  1. s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

 

Il III comma dell’art. 117 prevede una potestà legislativa concorrente con le Regioni in materie relative a:


  1. a) rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni;
  2. b) commercio con l’estero;
  3. c) tutela e sicurezza del lavoro;
  4. d) istruzione
  5. e) professioni;
  6. f) ricerca scientifica, tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi;
  7. g) tutela della salute: alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile;
  8. h) governo del territorio: porti e aeroporti civili; reti di trasporto e navigazione; ordinamento comunicazione;
  9. i) produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia;
  10. l) previdenza complementare e integrativa;
  11. m) armonizzazione bilanci pubblici e coordinamento di finanza pubblica e sistema tributario;
  12. n) valorizzazione di beni culturali, ambientali, promozione e organizzazione di attività culturali;
  13. o) casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale;
  14. p) enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale.

 

Le Regioni oltre la competenza concorrente hanno competenza legislativa generale riferita ad ogni altra materia che non sia riservata alla legislazione dello Stato.

Le leggi di Regioni a Statuto speciale e Province Autonome di Trento e di Bolzano, oltre la competenza legislativa delle Regioni ordinarie, hanno quella esclusiva in materie previste dai rispettivi Statuti.

 

Atti aventi forza di legge

 

Atti normativi equiparati alla legge e idonei ad abrogare altri atti legislativi, comprese leggi, ed essere abrogati solo da altri atti legislativi.

 

Ne fanno parte Decreto legislativo e Decreto legge, adottati dal Governo ed emanati dal Presidente della Repubblica.

 

  1. Atti aventi forza di legge – DECRETI LEGISLATIVI

 

I decreti legislativi: atti aventi valore di legge ordinaria adottati dal Governo su delega del Parlamento.

 

In realtà l’art. 70 stabilisce che la funzione legislativa è esercitata dalle Camere, invece l’art. 76 prevede che il suo esercizio possa essere delegato al Governo per tempo limitato e oggetti definiti; in ogni caso il Parlamento può revocarla e/o modificarla.

 

La delega è conferita al Governo unitariamente (non è possibile a una parte del governo) e con legge di delegazione in è circoscritta la materia oggetto, che non può riguardare settori riservati a legge ordinaria.

 

Va stabilito il termine entro il quale la delega permane, che può essere una data fissa o periodo a partire da una certa data fissa.

 

La Costituzione non prevede una durata massima anche perché se superasse la durata della legislatura, il nuovo Parlamento potrebbe comunque revocarla.

 

Nella delega va circoscritto il potere del Governo con principi e criteri.

 

I limiti stabiliti dalla Costituzione non escludono che il Parlamento possa fissarne di ulteriori.

 

La legge prevede che:

 

  • ove la delega ecceda i due anni il Governo deve chiedere il parere delle Commissioni parlamentari sullo schema di decreto delegato che una volta emanato la delega si esaurisce

 

  • il testo del decreto delegato adottato dal Governo sia trasmesso al Presidente della Repubblica per l’emanazione almeno venti giorni prima della scadenza del termine finale.

 

  1. Atti aventi forza di legge – DECRETI LEGGE

 

I decreti legge: atti provvisori con forza di legge adottati dal Governo, sotto la sua responsabilità, in casi straordinari di necessità e urgenza (art. 77 Cost., II comma Cost.).

 

Il decreto legge:

  • entra in vigore immediatamente
  • deve essere presentato alle Camere il giorno della sua emanazione
  • deve essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 gg dalla sua pubblicazione

 

L’esercizio del potere legislativo da parte del Governo presuppone situazioni straordinarie di necessità e urgenza, evidenziate nel preambolo al decreto stesso e la cui valutazione delle ragioni straordinarie spetta al Parlamento che potrà modificarlo o solo non procedere alla conversione rilevandone la mancanza (può intervenire nella valutazione il Presidente della Repubblica, cui compete l’emanazione del Decreto).

 

In passato, quando il Parlamento lasciava decorrere il termine di 60gg senza respingere il decreto, il Governo provvedeva a reiterarlo nello stesso testo.

 

Ma a partire dalla sentenza 360/1996 della Corte costituzionale non è più ammessa la reiterazione da parte del Governo poiché vi erano troppi episodi di reiterazioni e si alteravano gli equilibri istituzionali secondo i quali la funzione legislativa è attribuita al Parlamento.

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  1. STATUTI REGIONALI

 

Gli statuti regionali hanno diverso valore e forza a seconda che si tratti di:

 

  • Statuti delle Regioni speciali (Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino Alto Adige-Südtirol, Valle d’Aosta-Valleé d’Aoste): assicurano un’autonomia particolare a tali Regioni e prevalgono sulla legge statale e regionale. Devono osservare comunque i principi della Costituzione

 

  • Statuti delle Regioni ordinarie: adottati direttamente dalle Regioni con legge regionale approvata dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta con due deliberazioni a distanza di almeno due mesi

 

8.REFERENDUM ABROGATIVO

 

Il referendum abrogativo previsto dall’art. 75 Cost. per atti legislativi dello Stato, è considerato atto avente forza di legge, ma non equiparato alla legge non avendo la stessa idoneità innovativa, infatti innova l’ordinamento trasformando la disciplina in vigore con l’abrogazione di disposizioni legislative preesistenti.

 

L’indizione del referendum avviene con:

 

  • Decreto del Presidente della Repubblica e
  • su richiesta di 500000 elettori o 5 Consigli regionali

 

La Corte costituzionale ha esteso i casi d’inammissibilità del referendum:

 

  • su leggi che possono incidere su quelle che sono espressamente contemplate dall’art. 75
  • su leggi che incidono su principi costituzionali o impediscono il lavoro di organi costituzionali
  • su leggi di forza passiva peculiare
  • referendum con quesiti non omogenei, non chiari o con effetti non percettibili dal votante.

 

Il referendum è valido se partecipa alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto e la proposta è approvata se ha raggiunto la maggioranza dei voti validamente espressi.

 

La legge ha disciplinato le modalità di attuazione del referendum, stabilendo diverse fasi:

 

  • presentazione della richiesta alla Cancelleria della Corte di Cassazione da parte dei promotori;
  • raccolta delle firme (entro 3mesi dalla presentazione della richiesta);
  • deposito sottoscrizioni (tra 01/01 e 30/09 ogni anno) all’Ufficio centrale della Corte di Cassazione;
  • controllo di legalità delle richieste da parte di tale Ufficio;
  • controllo di legittimità costituzionale da parte della Corte costituzionale
  • indizione del referendum;
  • votazione e della proclamazione del risultato

 

Nel caso di esito:

 

 

  • Positivo il Presidente della Repubblica dichiara l’ abrogazione della legge, la quale ha effetto dal giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

 

 

  • Negativo si pubblica nella Gazzetta Ufficiale ed il referendum non può essere riproposto per 5anni

 

  1. REGOLAMENTI STATALI, REGIONALI, DEGLI ENTI LOCALI E ALTRE AUTORITÀ

 

Regolamento: ampia tipologia di atti normativi, la cui potestà è attribuita da Costituzione o legge a determinati soggetti ed organi.

 

La Costituzione ha previsto che:

 

 

  • Stato: ha potere regolamentare solo in materie oggetto di propria legislazione, salvo possibilità di delega del potere regolamentare alle Regioni.

 

 

 

  • Regioni: hanno attribuita in via generale la potestà regolamentare

 

 

  • Enti territoriali: sono dotati di potestà regolamentare secondo le rispettive organizzazioni interne

 

Vi è potere normativo anche in altre Amministrazioni, dette Autorità amministrative indipendenti e ad alcune la legge assicura uno spazio normativo di regolazione. Es. Consob Autorità garante di concorrenza e mercato

 

Circolari: particolare categoria di atto normativo con efficacia interna alle amministrazioni, con le quali le Pubbliche Amministrazioni indicano le modalità di comportamento negli uffici inferiori o altre amministrazioni su cui esercitano vigilanza.

 

A volte sotto il nome di circolari si adottano veri regolamenti.

 

  1. TIPOLOGIA DEI REGOLAMENTI

 

La disciplina generale dei regolamenti stabilisce che:

 

  • la legge prevale sui regolamenti, i quali non possono contenere norme ad essa contrarie
  • i regolamenti del governo prevalgono sui regolamenti di altre autorità

 

L’art. 17 della L. 400/1988 distingue i regolamenti per: contenuto, rapporto con la legge, organo che li adotta

 

I regolamenti di esecuzione sono adottati dal Governo per assicurare l’applicazione di legge, atti aventi forza di legge e regolamenti comunitari.

 

I regolamenti di attuazione riguardano attuazione di fonti primarie e comportano l’adozione di discipline specifiche nell’ambito di principi e norme stabilite dalle leggi e dai decreti legislativi.

 

I regolamenti indipendenti consentono al Governo d’intervenire in materie in cui manchi la disciplina legislativa, purché non si tratti di materie riservate alla legge.

 

I regolamenti di organizzazione riguardano l’organizzazione della Pubblica Amministrazione

 

I regolamenti di delegificazione (delegati o autorizzati) consentono al Governo d’intervenire in materie disciplinate dalla legge, purché non si tratti di materie coperte da riserva di legge assoluta

 

I regolamenti governativi attuativi di direttive comunitarie autorizzati dalla legge comunitaria annuale.

L’emanazione dei regolamenti governativi differisce a seconda che si tratti di regolamenti:

 

  • deliberati dal Consiglio dei ministri: emanati con Decreto del Presidente dalla Repubblica
  • ministeriali e interministeriali: emanati dal Ministro o Ministri competenti

 

Entrambi necessitano del previo parere del Consiglio di Stato e del visto della Corte dei Conti.

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  1. TESTI UNICI

 

Testo unico (T.U.): testo normativo che raccoglie e ordina, in modo omogeneo, leggi già in vigore relative alla stessa materia per attualizzarne e facilitarne l’applicazione.

 

Il testo unico è emanato dal Governo con legge delega da parte delle Camere. Si distinguono:

 

  • testi unici ricognitivi: raccolgono e riordinano norme varate nel tempo su una determinata materia
  • testi unici innovativi: oltre a riordinare, attualizzano le norme raccolte con significative innovazioni.

 

Vi sono:

 

  • Testi unici come fonti normative
  • Testi unici con disposizioni legislative ma privi di valore normativo

 

Il Governo e l’Autorità amministrativa possono adottare atti generali contenenti raccolte di norme in vista di successive attività esecutive, senza che occorra «autorizzazione»: rimozione di un limite all’esercizio di una facoltà, pertanto ha solo valore sollecitatorio.

 

Ogni volta che adottano i testi unici «autorizzati» su disposizioni di legge, il testo che ne scaturisce ha valore legislativo e pertanto, in mancanza di delega, sarebbe illegittimo.

 

Se il legislatore intende:

 

  • consentire al Governo un intervento modificativo dovrà ricorrere alla delega.

 

  • che la raccolta sia una mera raccolta senza cambiamento del contenuto prescrittivo, può «autorizzare» il Governo alla raccolta a contenuto «compilatorio», anziché conferirgli una delega.

 

La CONSUETUDINE

(Fino al punto 18)

 

  1.  ART. 1, 8, 12 E 15 DELLE DISPOSIZIONI PRELIMINARI AL CODICE CIVILE

 

All’art. 1 nelle disposizioni preliminari al cod. civ. trova riconoscimento la consuetudine, detta anche USI, come fonte del diritto, anche se non ammessa incondizionatamente in quanto le disposizioni preliminari pongono limiti a causa della prevalenza su essa delle fonti scritte.

 

All’art. 8 troviamo che:

 

  • in materie disciplinate dalla legge la consuetudine ha efficacia solo se in tali fonti vi è specifico richiamo ad essa

 

  • quindi in materie non disciplinate dalla legge è riconosciuto spazio e valenza alla consuetudine, indipendentemente dal meccanismo di auto integrazione come dice l’art. 12

 

L’art. 12 indica che nell’ordinamento italiano non vi sono materie non regolate dalla legge, in quanto è sempre possibile rinvenire una disciplina per i singoli casi concreti mediante il meccanismo dell’auto integrazione: che si applica in assenza di «una precisa disposizione» che risolva una controversia.

 

L’art. 15 indica che dalla preferenza delle forti scritte sulla consuetudine discende il divieto di consuetudini contrarie alla legge.

 

Vi sono difficoltà per l’interprete a stabilire se una materia possa dirsi “regolata” da fonti scritte, ma tali difficoltà non sono sufficienti per respingere tale soluzione che consente una valenza della consuetudine, al di fuori di un richiamo espresso, coerente con l’art. 1 e l’art. 12.

 

  1. CONSUETUDINI INTERPRETATIVE: GLI USI NEGOZIALI

 

Alla consuetudine è attribuito anche valore diverso da quello normativo, nel caso dei cd. usi negoziali.

 

Usi interpretativi: pratiche per l’interpretazione delle clausole contrattuali

 

Usi negoziali: volontà negoziale delle parti

 

Usi normativi: consuetudini relative al contratto, ovvero i comportamenti posti in essere dai consociati

 

Usi individuali: l’ordinamento da rilevanza anche ad essi per l’interpretazione della volontà negoziale

 

Nell’ordinamento italiano il «precedente giudiziario» può avere rilevanza per l’attività interpretativa, ma è privo di efficacia normativa e non costituisce fonte di diritto.

 

Il precedente in diritto, è una decisione, contenuta in un provvedimento giurisdizionale (generalmente una sentenza), pronunciata in passato da un giudice, nell’ambito di un processo, in merito ad una fattispecie identica o analoga a quella in esame.

 

  1. DISCIPLINE SETTORIALI DELLA CONSUETUDINE

 

Altre discipline in cui trova applicazione la consuetudine:

 

-Nel diritto penale: è esclusa qualsiasi forma di consuetudine. Può essere considerata solo per aspetti particolari che non riguardano la fattispecie criminosa, ma la condotta valutata dal giudice.

 

-Nel diritto della navigazione marittima ed aerea: la consuetudine trova gli stessi limiti posti in via generale dall’ordinamento, ma prevale rispetto a altre fonti che non abbiano ad oggetto la navigazione.

 

-Nel diritto internazionale sussiste una normativa particolare ai sensi dell’art. 10 Cost., secondo cui:

«L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute» e quindi le consuetudini internazionali vengono immesse nell’ordinamento italiano senza che occorrano richiami come previsto dall’art. 8 disp. prel. cod. civ.

 

La loro immissione avviene con limiti, in quanto di deve tener conto di principi costituzionali fondamentali e inderogabili che hanno valore prevalente rispetto ad altre norme o principi anche se di diritto internazionale.

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  1.  DIRITTO COSTITUZIONALE e CONSUETUDINI «INTEGRATIVE» DELLA COSTITUZIONE

 

Nell’ordinamento costituzionale italiano è escluso che le consuetudini possano:

 

  • modificare la Costituzione formale
  • modificare le leggi costituzionali
  • integrare le stesse con norme del loro stesso valore e forza

 

E questo vale per:

 

  • le consuetudini contra constitutionem
  • le consuetudini praeter constitutionem

 

E ciò a prescindere da:

 

  • la previsione dell’art. 15 disp. prel. cod. civ. (non consente operatività di consuetudini contra legem)
  • la previsione dell’art. 8 disp. prel. (non consente operatività della consuetudine senza richiamo, nelle materie regolate dalla legge.)

 

Ciò non esclude «integrazioni» di Costituzione e leggi con consuetudini:

 

  • che non si pongono allo stesso livello
  • nei settori che trovano nella Costituzione o leggi discipline solo di principio

 

  1. MODIFICAZIONI TACITE DELLA COSTITUZIONE

 

Fenomeno della “modificazione tacita della Costituzione”: indica che malgrado la rigidità Costituzionale, il divieto di consuetudini costituzionali non può essere assoluto, perché non si possono escludere comportamenti o attività, anche contrastanti con l’ordinamento, che col tempo diano luogo a consuetudini costituzionali.

 

Indica il mero verificarsi di modifiche dell’assetto costituzionale non in forma palese e non derivanti da atti introduttivi di modifiche costituzionali o attività extra ordinem (colpo di stato) es. classico di modificazione tacita è quello della trasformazione del sistema di governo da regime costituzionale puro a parlamentare

 

  1. ROTTURE DELLA COSTITUZIONE

 

Non possono rientrare delle cd. Consuetudini, deroghe all’ordine costituzionale assunte eccezionalmente e indicate come rotture della Costituzione: comportano una sospensione temporanea di norme costituzionali che una volta superata l’eccezionalità rientrano immediatamente in vigore.

 

Ad esse manca per essere consuetudini:

 

  • il requisito della ripetizione di comportamenti uniformi
  • un qualche collegamento tra loro

 

  1. GIUDIZIO DI LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE

 

Il controllo di legittimità costituzionale, in un ordinamento giuridico, è la funzione di verifica della

conformità alla costituzione delle leggi e degli altri atti aventi forza di legge.

Tale funzione presuppone un ordinamento giuridico a Costituzione rigida, in quanto:

  • In una Costituzione flessibile (stesso livello delle leggi) un atto avente forza di legge in contrasto con essa si limiterebbe ad abrogarne le parti contrastanti, secondo il meccanismo della successione delle leggi nel tempo (lex posterior derogat priori: la legge successiva abroga la precedente).

 

  • In una Costituzione rigida: la legge in contrasto con una norma costituzionale è “invalida”

 

  1. ACCORDI, CONVENZIONI, GALATEO COSTITUZIONALE

 

Le forze politiche preferiscono che i rapporti tra loro e le istituzioni in cui operano siano regolati in modo autonomo e questo modus operandi non è illegale, in quanto gli è riconosciuta un’ampia autonomia, purché nei limiti e non contro la legalità.

 

Possono anche ricorrere a strumenti e norme al di là del campo giuridico e con valore solo politico, ossia accordi, convenzioni, regole di correttezza o di galateo.

 

In necessità di fissare una regola nei comportamenti reciproci di ordine politico, tali forze si accordano:

 

  • sui comportamenti che dovranno essere seguiti,
  • sulle attività che dovranno aver luogo
  • sui tempi e modi in cui le finalità dovranno essere raggiunte.

 

Tali accordi vengono indicati come convenzioni costituzionali.

 

Un accordo o una convenzione può dar luogo col tempo ad una consuetudine giuridica.

 

Questo non facilita la distinzione tra tali figure e le consuetudini:

 

  • le consuetudini: presuppongono comportamenti ripetuti nel tempo, uniformi, dai quali deriva involontariamente la volontà collettiva riconosciuta dall’ordinamento giuridico

 

  • accordi e convenzioni costituzionali: sono composti invece da puntuali decisioni, di organi o soggetti politici e/o istituzionali, riconducibili alla specifica volontà di chi li hanno costituiti. La ripetizione di comportamenti conformi all’accordo o convenzione non rientra nel meccanismo della formazione di una consuetudine pur costituendone una possibile base per la trasformazione

 

Correttezza costituzionale: indica regole di comportamento che si formano nell’attività svolta da organi e soggetti che partecipano al diritto costituzionale.

 

Vanno distinte dalle convenzioni costituzionali in quanto sono consuetudini in senso proprio, infatti relative ai comportamenti di organi al vertice dello statale per assicurare un’armonica convivenza e collaborazione.

 

Consistono in un’ideologia degli operatori politici, regole indicate come galateo costituzionale relative a:

  • buona educazione
  • discrezione
  • deferenza
  • cerimoniale
  • etichetta

 

La dottrina nega a queste regole il carattere di norme giuridiche in quanto per loro natura hanno carattere politico-sociale.

 

Questo può avere come conseguenza che un comportamento anche se costituzionalmente ammissibile, è scorretto se sottoposto a queste regole.

 

Nell’ordinamento costituzionale italiano manca un richiamo alle regole della correttezza costituzionale (es. al buon costume), ma vi è riferimento a onore e disciplina nell’art. 54 Cost., che dice «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore».

 

Il Galateo parlamentare: è un complesso di norme che appartiene alla tradizione dell’istituto parlamentare, il quale introduce un vero e proprio ordinamento nell’ambito parlamentare con valore giuridico.

 

Questo Galateo indica che vi possono essere anche in altre istituzioni norme riguardanti comportamenti di deferenza, cortesia, che devono esser tenuti nei rapporti in relazione a decoro e prestigio delle istituzioni

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  1. PRASSI COSTITUZIONALE

 

La prassi: consiste nella costanza di ripetizione di un comportamento in un’ attività, senza che ne derivi vincolatività di tipo prescrittivo

 

Caratteristiche:

 

  • nel diritto costituzionale italiano serve a interpretare l’agire degli organi nelle rispettive funzioni.

 

  • può trasformarsi in consuetudine, se dai comportamenti scaturirà una vera e propria regola che dia disciplina ad una situazione o rapporto, manifestando la volontà normativa dell’ordinamento

 

  1. RINVIO AL DIRITTO STRANIERO

 

L’ordinamento italiano attraverso le norme del diritto internazionale privato recepisce nella propria normativa anche norme prodotte da ordinamenti stranieri.

 

La recezione avviene mediante un rinvio alla fonte che opera in quell’ordinamento. Il rinvio può essere:

 

 

  • (come in questo caso) mobile: vengono recepite norme prodotte dalle fonti

 

 

  • recettizio (o fisso): si recepisce una specifica disposizione senza tener conto della successiva produzione normativa della fonte che la contiene.

 

  1. CONTRATTI COLLETTIVI

 

Costituiscono fonti del diritto solo i Contratti collettivi di lavoro stipulati secondo l’art. 39 Cost. dalle associazioni sindacali ed hanno valore giuridico solo per contraenti ed lavoratori iscritti ai sindacati, anche se di fatto la loro efficacia si estende anche a lavoratori non iscritti.

 

  1. RISERVE DI NORMAZIONE

 

L’ordinamento italiano prevede riserve di competenza normativa, quali:

 

  • riserve di legge costituzionale: es. approvazione Statuti Regionali ad autonomia speciale, art. 116

 

  • riserve di legge ordinaria: escludono l’intervento di altri atti legislativi, es. in materia di:
    • conversione di decreti legge in legge (art. 77 Cost.),
    • conferimento di poteri al Governo in caso di guerra (art. 78 Cost.),
    • concessione di amnistia e indulto (art. 79)

 

  • riserve di procedimento legislativo ordinario (art. 72, Ivcomma).

 

  • riserve di regolamenti: parlamentari (art. 64) regionali o degli enti territoriali (art. 117 Cost.).

 

  • riserve assolute: es. in materia di libertà personale (artt. 13 Cost.) o proprietà (art. 42 e 43 Cost.)

 

  • riserve relative: es. in materia di organizzazione dei pubblici uffici (art. 97 Cost.), imposizione di prestazioni personali o patrimoniali (art. 23 Cost.), imposizione di trattamenti sanitari (art. 32 Cost.).

 

Le riserve di legge possono essere:

 

  • Riserve di legge rinforzate quanto al contenuto sono quelle in materia di:
    • limitazione della libertà di circolazione e soggiorno (art. 16, I comma),
    • trasparenza dei finanziamenti della stampa periodica (art. 21, IV comma)
    • competenza concorrente con le Regioni (art. 117, III comma Cost.).

 

  • Riserve di leggi rinforzate quanto al procedimento sono quelle in materia di:
    • rapporti tra Stato e Chiesa cattolica (art. 7 Cost.)
    • rapporti tra Stato e altre confessioni religiose (art. 8, III comma).

 

  1. FONTI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

 

Accanto alle fonti dell’ordinamento italiano si pongono quelle del diritto internazionale che ha applicazione diretta e immediata nell’ordinamento interno dello Stato per effetto degli artt. 10 e 11 Cost.

 

Art. 10, I comma Cost.: «L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute».

 

Principi e consuetudini internazionali si collocano allo stesso livello delle norme costituzionali e nel caso le disposizioni siano contrastanti tra le due si considera l’art. 10, I comma e l’obbligo dell’adeguamento che ne consegue, quindi norme costituzionali contrastanti non sono di ostacolo all’efficacia nell’ordinamento interno

 

A fare da moderatore è  che non sono consentite deroghe all’ordinamento costituzionale per quanto riguarda i principi fondamentali su quali esso si fonda, es. attinenti all’ordinamento repubblicano e diritti inviolabili

 

Per le fonti del diritto internazionale pattizie l’adattamento del diritto interno avviene tramite ordine di esecuzione. Si tratta in questo caso di un rinvio fisso o recettizio effettuato con legge ordinaria.

 

L’art117 dice che la potestà legislativa interna è esercitata nel rispetto dei vincoli internazionali e comunitari.

 

  1. FONTI COMUNITARIE

 

Art. 11 Cost.: l’Italia «consente in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni»

 

L’adesione dell’Italia alla Comunità Europea è legittima costituzionalmente anche se comporta limitazioni di sovranità interna.

 

Quindi il diritto comunitario, anche se prodotto da fonti estranee all’ordinamento italiano, entra a far parte dell’ordinamento giuridico interno senza atti di ricezione, prevalendo su quello prodotto dalle fonti interne ed anche se successivamente entrate in vigore.

 

Il criterio della competenza: presiede il rapporto tra diritto comunitario e diritto interno, per cui nelle materie di competenza della Comunità va applicato il diritto comunitario e non quello interno se contrastante

 

La normativa comunitaria può derogare le norme costituzionali ma non i principi fondamentali della Costituzione.

 

Si tratta dei cd. «controlimiti» all’ordinamento comunitario, che costituiscono anche un modo per affermare la permanenza della sovranità dello Stato.

 

Gli atti posti in essere nell’ordinamento comunitario che hanno efficacia negli Stati membri sono:

  • i regolamenti,
  • le direttive,
  • le decisioni,
  • le raccomandazioni
  • i pareri.

 

Fonti in senso proprio sono:

  • i regolamenti
  • le direttive

REGOLAMENTI COMUNITARI

 

I Regolamenti comunitari:

 

  • equivalgono alla legge negli ordinamenti interni
  • sono atti normativi con efficacia diretta e immediata negli ordinamenti degli Stati membri
  • prevalgono sulle normative interne in base ad un criterio di competenza

 

In Italia:

 

  • Inizialmente la Corte Costituzionale targava leggi contrastanti con i regolamenti comunitari come incostituzionali per violazione dell’art. 11 Cost.

 

  • Successivamente la Corte si uniforma alla giurisprudenza della Comunità europea, e ritiene che si tratta di un problema di competenza, per cui il conflitto è risolvibile dai giudici di merito. Leggi contrastanti con i regolamenti comunitari, anche se adottate a posteriori, devono essere disapplicate

 

  1. fonti comunitarie: b) DIRETTIVE COMUNITARIE

 

Le direttive comunitarie: atti che vincolano gli stati membri cui sono rivolti relativamente all’obiettivo

 

L’esecuzione delle direttive può avvenire:

 

  • con legge
  • con regolamento
  • con atti amministrativi

 

Da chi possono venire:

 

  • dello Stato
  • delle Regioni
  • delle Province autonome di Trento e Bolzano nelle materie di loro competenza (L. 4-2-2005, n. 11).

 

Alcune direttive dettagliate vengono dette self- executing: il decorso infruttuoso del termine assegnato agli Stati per la loro esecuzione produce effetti diretti nell’ordinamento interno.

 

  1. Altri atti comunitari: DECISIONI, SENTENZE, RACCOMANDAZIONI, PARERI

 

Gli altri atti adottati in ambito comunitario non sono fonti in senso stretto, quali:

 

  • Le decisioni: sono atti adottati da Consiglio o Commissione a contenuto concreto e determinato, che hanno come destinatari gli Stati o altri soggetti.

 

  • Le sentenze: sono atti giurisdizionali adottati da Corte di Giustizia e Tribunale di primo grado che hanno efficacia nei confronti dei rispettivi destinatari (Stato membro o altro soggetto).

 

  • Le raccomandazioni: non hanno carattere vincolante, sono esortazioni rivolte dalle istituzioni comunitarie ai singoli Stati perché si conformino ad un comportamento per raggiungere risultati

 

  • I pareri: anch’essi non vincolanti, sono delucidazioni fornite da istituzioni e organi comunitari secondo il loro punto di vista per orientare il comportamento dei soggetti cui si rivolgono.

 

Anche se non vincolanti le raccomandazioni ed i pareri possono tuttavia orientare i giudici nazionali ai fini dell’interpretazione e dell’applicazione della normativa interna e comunitaria.

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  1. INTERPRETAZIONE GIURIDICA

 

L’interpretazione: è un procedimento logico usato per determinare il significato di fatti e atti.

 

Riferita al diritto è un procedimento logico usato per individuare la norma e il suo significato traendoli da una fonte di diritto.

 

L’interpretazione può distinguersi in base a vari criteri:

 

  • giudiziale,
  • dottrinale,
  • autentica, a seconda dell’autorità da cui proviene;
  • letterale,
  • logica,
  • teleologico (lo scopo di mira),
  • sistematico (il collocamento nel sistema complessivo delle norme),
  • storico (per stabilire il contesto nel quale è nata la norma e l’evoluzione successiva).

 

Riguardo agli effetti l’interpretazione può essere:

 

 

  • estensiva: se l’ambito di applicazione è maggiore rispetto alla fattispecie originariamente prevista

 

  • restrittiva: se è minore

 

Diversa è la cd. interpretazione autentica: che proviene dal legislatore ed è il contenuto prescrittivo di una norma di legge, con la quale si stabilisce formalmente il significato da attribuire ad una disposizione.

 

L’art. 12 delle disp. Prel. al c.c. detta i criteri validi per il procedimento interpretativo:

 

  • quello letterale: si fonda sul significato delle parole

 

  • quello dell’intenzione del legislatore: ricorrendo alla quale è possibile individuare il logico significato della norma, estendendo l’applicazione a casi non previsti dall’interpretazione letterale.

 

  • L’art. 12, II comma, prevede l’interpretazione analogica: la quale interviene in mancanza di una disposizione per risolvere il caso.

 

Il concetto di «lacune» dell’ordinamento è interpretabile come:

 

  • modello ideale di disciplina giuridica rispetto cui comparare il singolo ordinamento: tale modello nella realtà non esiste.

 

  • carenza di una fonte rispetto ad una disciplina giuridica, che secondo altre fonti, andrebbe adottata.

 

  1. ANTINOMIE E LORO RISOLUZIONE

 

Antinomie: indica il contrasto tra norme provenienti da fonti diverse o stessa fonte ma in momenti diversi, è compito dell’interprete risolvere le antinomie.

 

Dalla disciplina sulle fonti si ricavano diversi criteri:

 

  • quello cronologico,
  • quello gerarchico
  • quello della competenza

 

Secondo il criterio cronologico la norma posteriore temporalmente prevale su quella precedente (lex posterior derogat priori).

 

L’effetto normale è quello dell’abrogazione che può avvenire:

 

  • per dichiarazione espressa
  • per incompatibilità fra le nuove disposizioni e le precedenti
  • tacitamente, perché «la nuova legge regola l’intera materia già regolata dalla legge anteriore»

 

Irretroattività della abrogazione: la norma abrogata continua ad applicarsi ai rapporti sorti anteriormente all’entrata in vigore della nuova disciplina; tuttavia la legge abrogatrice può specificare che retro-agisca.

 

L’abrogazione di una norma abrogatrice solitamente non comporta la riconvalida della norma a suo tempo abrogata, a meno che non sia espressamente previsto o non risulti chiara la volontà del legislatore in tal senso

 

DIRITTI E LIBERTÀ

 

Diritti fondamentali e principio di eguaglianza

 

  1. I DIRITTI E I PRINCIPI FONDAMENTALI NEGLI ORDINAMENTI COSTITUZIONALI

 

Il riconoscimento di diritti e principi fondamentali è recente nella storia dell’umanità e salvaguardato dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1948

 

L’art. 2 Cost. Italiana dice: “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

 

La tutela dell’eguaglianza nella costituzione italiana

 

  1. a) CONCETTO DI EGUAGLIANZA E EGUAGLIANZA GIURIDICA

 

Principio di Eguaglianza tra uomini o cittadini: principio fondamentali riconosciuto nelle Dichiarazioni dei diritti e nelle Costituzioni.

 

Indica che tra più entità nasce una relazione (di eguaglianza o diseguaglianza) basata su un elemento comune che fa da termine di comparazione, che:

 

  • se è comune rende le entità eguali
  • se non è comune rende le entità diverse.

 

«Tertium comparationis» (terza parte): il giudizio di eguaglianza ha una struttura ternaria:

 

  • la norma di legge A (oggetto del giudizio)
  • potrebbe violare l’art. 3 Cost. (parametro)
  • in quanto posta a raffronto con una norma B (c.d. Tertium comparationis) questa terza parte dev’essere comune alle entità comparate o vi sarà una similitudine, ma non un’eguaglianza.

 

Nella Costituzione italiana si trovano rapporti di eguaglianza:

 

  • nell’attribuzione di diritti e imposizione di doveri ai singoli
  • nella disciplina delle formazioni sociali
  • nell’organizzazione del potere tra le Istituzioni

 

Sono stati individuati:

 

  • diritti fondamentali perché inerenti alla natura di tutti gli uomini.
  • altri diritti, attribuiti:
    • ai soli cittadini, quando non si è ritenuto di adottare discipline universali per tutti
    • ad alcune categorie, come lavoratori, bisognosi, anziani, minori, donne, ecc

 

Per contrastare le diversità tra gli uomini sono stati:

 

  • stabiliti divieti di differenziazione rivolti ai pubblici poteri o anche a privati
  • previsti interventi contro situazioni che impediscono ai singoli il godimento dei propri diritti.

 

  1. b) eguaglianza davanti alla legge – RAGIONEVOLEZZA DELLA DISCIPLINA LEGISLATIVA

 

Uno dei principi dell’eguaglianza giuridica è quello dell’eguaglianza degli uomini davanti alla legge: per la fonte legislativa non vi è differenza tra gli uomini relativamente alla sua applicazione. Quindi:

 

  • non vi sono uomini o cittadini per i quali può applicarsi, non applicarsi, applicarsi in modo difforme
  • non vi sono posizioni di favore o sfavore
  • non vi sono distinzioni per singole persone o categorie di persone

 

L’eguaglianza davanti alla legge è essenziale per lo Stato di diritto, essendo connessa col principio di legalità che vieta comportamenti imparziali nell’applicazione del diritto.

 

Il legislatore comunque adotta trattamenti diversi tra gli uomini perché non è possibile adottare sempre e comunque discipline generali e universali.

 

Diversità che potrebbero comportare discriminazioni che il solo principio di eguaglianza davanti alla legge non può evitare.

 

Per limitare il legislatore vi sono nelle Costituzioni norme di eguaglianza per assicurare a tutti:

 

  • i bisogni essenziali
  • prestazioni previdenziali e assistenziali

 

  • istruzione ed educazione di base
  • per i meritevoli, si prevedono misure idonee ad assicurare occupazione e lavoro

 

Il legislatore ha il divieto di trattare in modo diverso fattispecie eguali e in modo eguale fattispecie diverse.

 

Si è fatto ricorso a vari criteri per stabilire quando vi è eguaglianza o diseguaglianza, ma il mancato riferimento a specifici parametri stabiliti consente al Giudice di decidere secondo la sua determinazione e valutazioni discrezionali se le fattispecie meritano trattamento eguale o diverso.

 

Per effettuare il giudizio di «ragionevolezza» del trattamento (eguale o diverso) si deve comparare il tertium comparationis alla disciplina in giudizio.

 

  1. c) EGUAGLIANZA DAVANTI ALLA LEGGE NELLA COSTITUZIONE ITALIANA

 

In realtà la Costituzione italiana offre parametri costituzionali di riferimento per la valutazione: sono relative all’eguaglianza sull’attribuzione di diritti e imposizione di doveri, ove si stabilisce la parità di trattamento dei destinatari, con divieti di distinzioni tra soggetti

 

Nel sistema italiano, il principio di uguaglianza è espresso dall’art.3 Cost.:

 

  • I comma (principio d’uguaglianza formale): “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”

 

  • II comma (principio d’uguaglianza sostanziale): “È compito della Repubblica rimuovere ostacoli economici e sociali che, limitando libertà e uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese ”.

 

I divieti di distinzione previsti dall’art. 3 non vanno intesi in senso assoluto, ma vogliono evitare distinzioni che portano a «discriminazione», mentre non sono vietate discipline relative alle diversità oggettive esistenti.

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  1. d) EGUAGLIANZA SOSTANZIALE

 

II comma art. 3 incentiva interventi del legislatore a promuovere l’eguaglianza, questo non contrasta con:

 

  • i divieti di differenziazione espressi nel I comma perché si prefigge di attuarli
  • le libertà garantite dalla Costituzione

 

Possono quindi ritenersi legittimi trattamenti diseguali che attribuiscono privilegi e impongono oneri, es. misure per categorie svantaggiate che necessitano particolare protezione (es. disabili, anziani, ecc)

 

Il rischio è che si realizzino ingiustificate discipline differenziate, che ribaltino l’eguaglianza formale.

 

L’eguaglianza sostanziale non è radicale e non mira ad un’uniformità di trattamento in ogni aspetto della vita sociale ed economica secondo cui nessuno deve ricevere più o meno degli altri.

 

Un’eguaglianza radicale impossibile, perché:

 

  • comporterebbe un trattamento eguale per meritevoli e non meritevoli, capaci e non capaci

 

  • individuerebbe bisogni da soddisfare indipendentemente dalle scelte dei singoli

 

  • monopolizzerebbe le risorse perché solo così si potrebbe distribuirle a tutti in modo paritario

 

  • impedirebbe per alcuni di raggiungere posizioni sociali superiori

 

  • si avrebbe una società di eguali con livellamento di tutti verso il basso, disconosciute capacità e meriti e ridotte/soppresse le libere iniziative.

 

LE FATTISPECIE TIPICHE DELL’EGUAGLIANZA

 

L’eguaglianza si trova nell’attribuzione di diritti e doveri.

 

  1. a) Sesso

 

La norma del I comma dell’art. 3 vieta differenziazioni che derivano dalla diversità di sesso degli individui.

 

Entrano poi in gioco molti articoli in proposito, es.:

 

  • art. 30 attribuisce ai genitori eguali diritti e doveri su mantenimento, istruzione ed educazione dei figli; e riguarda la paternità;

 

  • art. 31, II comma, che riguarda la maternità;

 

  • art. 37 assicura alla donna lavoratrice stessi diritti e retribuzione a parità di lavoro, dell’uomo

 

  • art. 51, I comma, conferma l’eguaglianza dei sessi nell’accesso a pubblici uffici

 

  • art. 117 Cost.: «Le leggi regionali rimuovono impedimenti alla parità di uomini e donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso a cariche elettive»

 

La Corte Costituzionale ha ritenuto legittime quote obbligatorie di uomini e donne nelle Commissioni di esami o liste dei candidati presentate alle elezioni da partiti o gruppi politici.

 

Vincoli del genere si pongono in contrasto con l’art. 49 Cost. che consente di proporre liberamente candidature alle elezioni, indipendentemente se prevalentemente o esclusivamente maschili o femminili.

 

I partiti potrebbe avere difficoltà nel reperire l’uno o l’altro sesso per le liste con conseguente esclusione dalla competizione elettorale indipendentemente dalla propria volontà.

 

  1. b) Razza

 

La possibilità di discipline differenziate relative all’appartenenza di individui ad una razza è estremamente limitata, se non praticamente impossibile a giustificarsi.

 

La Costituzione non accoglie una nozione di razza in senso stretto e biologico, quanto una nozione tradizionale come accezione comune.

 

La norma vieta distinzioni ad oggetto:

  • l’etnia di appartenenza,
  • il colore della pelle
  • altri profili caratterizzanti di determinate popolazioni

 

  1. c) Lingua

 

Le discipline giuridiche differenziate relative alla lingua dipendono dal dato oggettivo d’esistenza di molteplici lingue e necessità di comunicazione tra i gruppi linguistici.

 

La presenza di una lingua maggioritaria comporta una disciplina ad hoc, che non derivi da una discriminazione tra cittadini che parlano lingue diverse.

 

Le minoranze linguistiche sono tutelate.

 

Va considerato l’art. 21 Cost. Che assicura libertà di manifestazione del pensiero con parola, scritto e qualsiasi mezzo di diffusione e garantisce libertà d’uso della lingua come mezzo per la sua manifestazione.

 

  1. d) Religione

 

Il divieto di distinzione tra i cittadini per la religione costituisce una garanzia personale, sulla quale incidono norme che trattano aspetti particolari, es:

 

  • l’art. 7 relativo ai rapporti tra Stato italiano e Chiesa cattolica,
  • l’art. 19 sulla libertà di tutti di professare la propria fede religiosa (con il limite del buon costume).

 

  1. e) Opinioni politiche

 

Il divieto di distinzione in base alle opinioni politiche:

 

    • è relativo a capacità giuridica, cittadinanza e nome;
    • non implica che non possa darsi rilevanza alla diversità di opinioni politiche

 

  • indica che possono adottarsi discipline diverse verso cittadini che professano un’opinione politica

 

diritto-pubblico-17

Libertà garantite:

 

  • libertà di manifestare la propria opinione politica
  • possibilità per i cittadini di associarsi in partiti politici
  • norme sull’elettorato attivo
  • eguaglianza del voto ed elettorato passivo e di associazione in partiti politici

 

  1. f) Condizioni personali

 

Il divieto di distinzione per condizioni personali è relativo alle caratteristiche nell’aspetto fisico e psichico.

 

Ciò non significa che non possano adottarsi discipline che considerano elementi fisici e/o psichici per consentono di tener conto di attitudini per attività, richiesta di prestazioni, assolvimento di compiti.

 

Collegate a tale disposizione sono:

 

  • art. 38 consente trattamenti differenziati e di favore per determinate categorie di persone.
  • art. 34 considera cultura e attitudine agli studi, per consentire ai meritevoli di arrivare ai gradi più alti degli studi.

 

  1. g) Condizioni sociali

 

La distinzione in base alle condizioni sociali considera l’uomo come socius, proiettato nella società da cui dipende il suo status sociale.

 

Le condizioni sociali degli individui sono determinate:

 

  • dall’attività svolta,
  • dal grado di istruzione raggiunto,
  • dalla famiglia di appartenenza,
  • dai beni posseduti,
  • da fattori che portano nella società a distinzioni tra umani.

 

Non devono introdursi discipline che portano:

 

  • minor valore della persona
  • limitazione di diritti
  • aumento di doveri non collegati alla condizione sociale.

 

Alle condizioni sociali vanno collegate discipline in materia (dispense seguenti):

 

  • di famiglia (art. 31, I comma),
  • di salute (art. 32, I comma),
  • di istruzione superiore (art. 34, III e IVcomma, sostegno agli indigenti),
  • di lavoro (art. 35 e segg.),
  • di prestazioni tributarie e lo stesso sistema tributario informato a criteri di progressività (art. 53).

 

Di conseguenza differenze di prestazioni sociali e servizi pubblici erogati da Stato e Amministrazioni pubbliche troveranno giustificazione nelle diversità di condizioni sociali ed economiche dei singoli.

 

I diritti nella sfera individuale e pubblica

 

  1. LE LIBERTÀ COSTITUZIONALI

 

La Libertà può essere intesa come pretesa del singolo di autodeterminarsi in ogni possibile forma di

manifestazione della propria personalità.

 

LIMITAZIONI: non si considera l’uomo come singolo ma come socius, quindi la libertà di ognuno a limite in quella degli altri. Dichiarazione dei diritti dell’uomo: «Libertà è fare tutto ciò che non nuoce agli altri…»

 

  1. LIBERTÀ PERSONALE

 

Libertà personale: diritto, inviolabile e garantito dall’art.13 Cost. di ogni individuo che consente di autodeterminarsi in ogni forma nella sfera fisica, psichica e morale in quanto persona umana. Utilità:

 

  • consente di circolare,
  • consente di stabilire il proprio domicilio,
  • consente di diffondere il proprio pensiero
  • vieta ogni forma di detenzione, ispezione o perquisizione personale
  • protegge la persona umana da ogni violenza o costrizione fisica, psichica o morale.

 

Anticamente la tutela veniva dal cd. habeas corpus, riferito alla libertà fisica dell’individuo

 

Secondo la legge Cost. quando il soggetto incorre nei rigori della legge penale l’ordinamento fa valere l’interesse punitivo dello Stato con restrizioni come detenzione, ispezione e perquisizione personale a cui il soggetto può contrapporre la sua libertà e farla valere contro il potere punitivo dello Stato dinanzi al giudice.

 

Le misure restrittive disposte dal giudice possono essere:

 

    • la custodia in carcere,
    • gli arresti domiciliari o in luogo di cura,

 

  • interdittive con riguardo all’esercizio di facoltà (es. sospensione da un pubblico ufficio) tra cui rientrano le misure di sicurezza necessarie in considerazione della pericolosità dell’individuo.

 

 

LIMITAZIONI: il comma 3 art. 13 prevede casi in cui l’autorità può adottare provvedimenti provvisori, restrittivi della libertà personale, ossia procedere all’arresto o al fermo quando:

 

  • individuo colto al momento di commettere un delitto per cui è previsto arresto in flagranza
  • individuo inseguito subito dopo il reato
  • individuo in pericolo di fuga

 

In questi casi anche un soggetto privato può procedere all’arresto in flagranza e deve senza ritardo consegnare l’arrestato alla polizia giudiziaria.

 

Dopo l’arresto:

 

Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria devono dare subito notizia del fatto al pubblico ministero e portarglielo entro 24ore; egli entro 24ore dall’arresto o fermo chiede convalida al giudice delle indagini preliminari che fissa udienza entro 24ore successive.

 

L’art. 13 stabilisce limiti massimi di tempo della carcerazione preventiva, detta Custodia Cautelare, che variano in relazione alla pena prevista per il delitto, è disposta prima della condanna definitiva, solo a seguito della quale possono essere considerati colpevoli.

 

  1. LIBERTÀ DI DOMICILIO

 

L’art. 14 Cost. garantisce l’inviolabilità del domicilio come proiezione spaziale della libertà personale.

 

Il domicilio è inteso come:

 

  • luogo dove il soggetto ha stabilito la sede dei propri affari ed interessi
  • luogo in cui egli ha la dimora abituale e luoghi accessori a questi
  • luoghi di privata dimora
  • ovunque si svolga qualsiasi attività da cui il soggetto escluda ingerenze altrui es. nave o autovettura

 

La libertà di domicilio: libertà di scegliere il proprio domicilio e impedire a chiunque di violarlo, in base a questo non si possono eseguire ispezioni, perquisizioni o sequestri nel domicilio ad eccezione di modalità previste dalla legge per motivi di sanità, incolumità pubblica o fini economici e fiscali

 

LIMITAZIONI: è ad es. consentito:

 

  • agli ispettori del lavoro la visita dei locali aziendali
  • alla polizia giudiziaria di perquisire e sequestrare qualsiasi locale o abitazione, in caso di notizia di armi, munizioni o materiali esplosivo non denunciate o abusivamente detenute
  • agli ufficiali di P.S. di accedere in ogni ora a locali con attività soggette ad autorizzazione di polizia

 

  1. LIBERTÀ E SEGRETEZZA DELLE COMUNICAZIONI

 

L’art. 15 Cost. indica libertà e segretezza della corrispondenza (posta) e ogni altra forma di comunicazione, come manifestazione della libertà della persona. Caratteristiche:

 

  • è garantita a tutti
  • comprende ogni forma di comunicazione del proprio pensiero fra persone.
  • Si riferisce a soggetti privati ed anche pubblica autorità quindi ogni intercettazione ed interferenza costituisce un abuso e concreta un reato

 

LIMITAZIONI: previste dal II comma, es. nella procedura penale per le intercettazioni, anche in questo caso l’ordinamento tutela comunque la segretezza vietando la diffusione di notizie scoperte

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  1. LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE E SOGGIORNO

 

L’art. 16 Cost. garantisce ad ogni cittadino la libertà di circolare e soggiornare in ogni parte del territorio nazionale e di uscire e rientrare dallo stesso, salvo obblighi di legge.

 

LIMITAZIONI:

 

  • libertà relativa al rapporto tra individuo e territorio nazionale, quindi assicurata solo ai cittadini, ad eccezione di misure detentive con effetti su libertà di circolazione e soggiorno anche per i cittadini

 

  • limitazione superata per i cittadini dell’UE, in quanto è riconosciuta nella Comunità la libertà di circolazione e stabilimento in qualsiasi territorio degli Stati membri

 

  • La legge non può prevedere misure ad personam, ma i provvedimenti possono essere rivolti ai singoli, es. la Costituzione ha vietato (fino al 2002) ingresso e soggiorno sul territorio nazionale agli ex re Savoia, alle loro consorti e i loro discendenti maschi.

 

La legge prevede misure restrittive della libertà di circolazione e soggiorno per ragioni di:

 

 

  • sanità: pericolo per la salute pubblica in determinate zone es. calamità o epidemie;

 

  • sicurezza: pericolo per la pubblica incolumità o per l’ordine pubblico

 

  1. LIBERTÀ DI RIUNIONE

 

L’art. 17 Cost. garantisce ai cittadini libertà di riunione per qualsiasi motivo (politico, religioso, sportivo, ecc.) però pacifiche e senz’armi, ovunque avvengano.

 

La norma costituzionale non prevede autorizzazione, possono avvenire:

 

  • in luogo privato (abitazioni, circoli privati, uffici privati)
  • in luogo aperto al pubblico (con accesso con condizioni es. pagamento di biglietto di ingresso), a questa modalità è imposto l’obbligo del preavviso.

 

LIMITAZIONI: la riunione può essere vietata per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica

 

Il concetto di riunione dell’art. 17 non riguarda incontri privati interpersonali e occasionali ma indica un gruppo organizzato di persone che si riunisce in un luogo, anche itinerante dando luogo ad un corteo

 

  1. LIBERTÀ DI ASSOCIAZIONE

 

L’art. 18 Cost. garantisce il diritto di associarsi liberamente ai soli cittadini, altre norme lo garantiscono ora ai cittadini ora a tutti e possono essere associazioni religiose, sindacati, partiti politici

 

Le associazioni hanno caratteristiche di:

 

  • organizzazione stabile e durevole
  • vincoli per gli associati
  • l’iscrizione non prevede autorizzazione o scopo specifico purché non si tratti di fini per delinquere.

 

LIMITAZIONI: oltre queste la Costituzione vieta:

 

  • associazioni con scopi politici mediante organizzazioni militari.
  • associazioni segrete: che occultando la loro esistenza, finalità, attività e soci, i quali vogliono interferire su funzioni costituzionali di amministrazioni pubbliche, enti pubblici ed economici.

 

Per lo scioglimento occorre:

 

  • una sentenza irrevocabile che ne accerti la costituzione
  • deliberazione del Consiglio dei ministri che ne ordini lo scioglimento e disponga la confisca dei beni
  • un Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri

 

Non sono vietate associazioni militari, ma tra queste lo sono quelle che partecipano alla vita politica e non possono dotare di divise o uniformi i propri aderenti, tranne per associazioni sportive, culturali o educative

 

A volte per l’esercizio di determinate attività è richiesta l’appartenenza ad un’associazione es. è obbligatoria l’adesione a un gruppo parlamentare da parte dei singoli parlamentari

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  1. LIBERTÀ DI FEDE RELIGIOSA

 

L’art. 19 Cost. riconosce a tutti il diritto di manifestare liberamente la propria fede religiosa, individuale e associata, farne propaganda ed esercitare in privato o in pubblico.

 

Tale libertà è riferita ai singoli ed implica:

  • la scelta di una o di nessuna fede religiosa,
  • di essere credenti o atei,
  • l’esercizio o il non esercizio del relativo culto.

 

LIMITAZIONI: unico limite previsto dall’art. 19 è quello che i riti non siano contrari al buon costume.

 

  1. LIBERTÀ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO

 

L’art. 21 Cost. garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione (anche futuro).

 

Art. 21 Cost. Vs Art. 15 Cost.

Garantisce comunicazione e diffusione del pensiero dei singoli indistintamente dalla sfera individuale e fisica, quindi diverso dalla libertà e segretezza della comunicazione dell’art. 15, in quando essa riguarda piuttosto comunicazione tra soggetti determinati.

 

LIMITAZIONI: ragioni di ordine economico o tecnico. Entra in gioco il regime giuridico del mezzo come:

 

  • diritto di proprietà,
  • libertà di iniziativa economica,
  • limiti per situazioni di monopolio o oligopolio,
  • disciplina della concorrenza,
  • diffusione delle informazioni mediante i cd. mass-media, in particolare radio-televisivo.

 

La Costituzione non fa differenza sul pensiero manifestato, qualsiasi pensiero può essere manifestato.

 

L’art. 21 prevede limite il buon costume: vi rientrano pudore e pubblica decenza attinente la sfera sessuale, esso non può dirsi leso in presenza di manifestazioni artistiche o scientifiche, in quanto la Costituzione tutela la cultura (art. 9) e in particolare l’arte e la scienza (art. 33).

 

La libertà di manifestazione del pensiero non può svolgersi in modo da ledere:

 

  • il prestigio, l’onore, la reputazione e la riservatezza della sfera privata (privacy)
  • il prestigio delle istituzioni e di coloro che svolgono pubbliche funzioni.

 

Sono es. previsti e puniti reati la diffamazione, ingiuria, oltraggio, vilipendio ed in oltre sono previsti come reati anche le offese al sentimento religioso (come la bestemmia)

 

L’art. 21 detta prescrizioni per la stampa che non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, ma può essere disposto il sequestro per atto motivato dall’autorità giudiziaria.

 

La censura preventiva tramite apposite commissioni è stata prevista per le opere cinematografiche

 

Diritti politici e sociali

 

  1. DIRITTI POLITICI DEI CITTADINI

 

La Costituzione non prevede modi di acquisto o perdita della cittadinanza italiana, ma stabilisce che nessuno può essere privato della stessa, del nome e della capacità giuridica, per motivi politici (art. 22).

 

Status di cittadino: presupposto per godere della cittadinanza europea, consente di essere titolare di diritti di libertà, civili e politici, nonché di doveri.

 

L’art. 48 attribuisce il diritto di elettorato attivo e passivo a tutti i cittadini, che hanno raggiunto la maggiore età, attribuito in modo eguale a uomini e donne.  

Può essere limitato:

  • dall’incapacità civile
  • per effetto di sentenza penale irrevocabile
  • casi di indegnità morale indicati dalla legge (IV comma).

 

LIMITAZIONI: Poiché si tratta di un diritto collegato con lo status di cittadinanza non può essere attribuito a stranieri o apolidi per le elezioni al Parlamento italiano e per tutte le elezioni politiche e amministrative.

 

  1. STRANIERI E CITTADINI EUROPEI

 

Gli stranieri, non cittadini italiani, possono:

 

  • avere altra cittadinanza
  • non avere altra cittadinanza (apolidi)

 

La loro condizione giuridica è regolata dall’art.10 Cost. in conformità ai trattati internazionali:

 

  • III comma prevede per lo straniero, al quale sono impedite nel suo paese le libertà  garantite dalla Cost. italiana, diritto di asilo nel territorio della Repubblica.

 

  • IV comma in ogni caso non è ammessa estradizione per reati politici, salvo per genocidio.

 

Si applicano disposizioni diverse a seconda della distinzione tra:

 

 

  • cittadini comunitari: norme comunitarie e T.U. su circolazione e soggiorno dei cittadini comunitari

 

  • altri stranieri: T.U. delle disposizioni sull’immigrazione e condizione giuridica dello straniero

 

  1. PARTITI POLITICI NELLA COSTITUZIONE ITALIANA

 

La Costituzione non dà definizione per distinguerlo da altri gruppi ma lo considera come tipica associazione di persone secondo l’art. 49 Cost.: «Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».

 

Ne consegue che la disciplina generale delle associazioni si applica ai partiti politici, sono vietati partiti:

 

  • segreti
  • con finalità vietate dalla legge penale
  • che si dotino di un’organizzazione di tipo militare

 

La Costituzione non prevede riconoscimento o registrazione (come per i sindacati), quindi la loro natura giuridica è quella di associazioni non riconosciute

 

Titolari della fattispecie dell’art. 49 Cost. sono i cittadini, ma non si esclude che possano far parte di partiti:

 

  • stranieri e apolidi, anche se incontreranno quasi sicuramente limitazioni.
  • partiti di associazioni o gruppi sociali

 

L’art. 49 Cost. Tutela:

 

  • la libertà di associarsi in partiti
  • la libertà di non associarsi ad alcun partito

 

Il diritto di associarsi in partiti non garantisce anche il diritto di essere ammesso a qualunque partito che ha diritto di valutare se ammettere o no determinati cittadini e respingere le domande d’ammissione.

 

Se cosi non fosse la libertà degli uni condizionerebbe quella degli altri nel costituire un’associazione secondo proprie esigenze e finalità politiche.

 

La partecipazione alla vita del partito avviene secondo le regole statutarie che prevedono:

 

  • categorie di soggetti, come iscritti, soci fondatori, ordinari, sostenitori, militanti…
  • organi di garanzia che assicurano l’osservanza delle regole, detti probiviri
  • Commissioni a livello decentrato o centrale

 

L’operato della pubblica autorità che tratti in modo diverso i partiti è considerato illegittimo, ma la Costituzione ammette limiti nei confronti di alcuni partiti, come per il disciolto PARTITO FASCISTA.

 

La legislazione ordinaria persegue:

 

  • la riorganizzazione in qualsiasi forma(art.1)
  • attività collegate con principi ispiratori del Partito Nazionale Fascista, es. esaltazione esponenti, principi, finalità antidemocratiche ovvero idee razziali (art. 4)
  • manifestazioni usuali alle organizzazioni naziste (art. 5).

 

Sembra che così sia violato il principio di libera manifestazione del pensiero ma la Corte costituzionale ha dato interpretazione diversa di tali norme, configurandole come autonome ipotesi di reato.

 

L’art. 49 Cost. impone ai partiti il cd. “metodo democratico” che costituisce limite all’attività dei partiti che non devono perseguire finalità e adottare attività in contrasto con principi democratici Costituzionali, la presenza nelle istituzioni si avverte in maniera decisiva ed è fondamentale il loro ruolo nel Parlamento.

 

Tutto il meccanismo elettorale è incentrato su di essi:

 

  • depositano il loro contrassegno presso il Ministero dell’Interno,
  • presentano candidature in collegi uninominali e liste di candidati alla Camera dei deputati,
  • presentano gruppi di candidature o singoli candidati per elezioni al Senato,
  • controllano gli scrutini dei voti.

 

Anche la propaganda elettorale considera i partiti come soggetti politici, stabilendo per essi:

 

  • spazi di propaganda nel servizio pubblico radiotelevisivo con obbligo a tutte le emittenti di assicurare imparzialità ed equità
  • la diffusione di programmi contenenti opinioni e valutazioni politiche,
  • prescrivendo regole per i messaggi politici elettorali su quotidiani e periodici.

 

Considerando la complessità delle attività, spese per l’apparato organizzativo e per affrontare le campagne elettorali si è provvede a reperire risorse ulteriori alle contribuzioni volontarie; un finanziamento pubblico è attualmente assicurato, detto rimborso delle spese per consultazioni elettorali e referendarie.

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  1. DOVERI COSTITUZIONALI

 

Il II comma art. 2 Cost. chiede a tutti l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale che sono relativi a specifiche norme:

 

  • dell’art. 52, relativo:
    • alla difesa della patria come sacro dovere del cittadino
    • sancisce l’obbligatorietà del servizio militare;

 

  • dell’art. 53, relativo a spese pubbliche cui tutti devono concorrere per la loro capacità contributiva;

 

  • dell’art. 54, relativo:
    • alla fedeltà di tutti alla Repubblica e osservanza di Costituzione e leggi;
    • coloro che svolgono funzioni pubbliche devono adempierle con disciplina e onore.

 

  1. DIRITTI SOCIALI E FORMAZIONI SOCIALI

 

La Costituzione garantisce anche i cd. diritti sociali e tutela le formazioni sociali essenziali perché possa realizzarsi lo Stato sociale fondato su libertà, eguaglianza e solidarietà tutelate negli artt.2 e 3Cost.

 

Nelle formazioni sociali e istituzioni gli uomini possono manifestare la loro personalità ed è così che l’uomo libero diviene socius ed incontra limiti alla sua libertà necessari per la convivenza civile.

 

6.CONFESSIONI RELIGIOSE

 

I rapporti tra Stato e confessioni religiose possono essere di tipo:

 

 

  • confessionale: lo Stato assume una religione come propria, si adegua alla dottrina e a volte si intromette nella sua organizzazione

 

  • laico: lo Stato si pone in posizione neutrale rispetto alle varie confessioni religiose

 

I rapporti sono regolati in Italia dai Patti lateranensi: esecutivi con la legge 27.5.1929, n. 810 e costituiti da:

 

  • un Trattato che ha riconosciuto la sovranità della Santa Sede sulla Città del Vaticano
  • una Convenzione finanziaria che ha regolato le pendenze finanziarie con lo Stato italiano
  • un Concordato che ha regolato i rapporti tra Stato e Chiesa.

 

Alla Chiesa lo Stato italiano ha riconosciuto la sovranità, ma ciò non è avvenuto per le altre confessioni religiose.

 

L’art. 8 della Costituzione:

 

  • al I comma afferma l’eguale libertà di tutte le confessioni religiose davanti alla legge

 

  • al II comma afferma che quelle diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti purché non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano, questo non comporta ingerenze nella loro organizzazione (autonomia delle confessioni dallo Stato).

 

7.FAMIGLIA

 

Tra le formazioni sociali la Costituzione prende in particolare considerazione la famiglia (artt. 29, 30, 31).

 

L’art. 29 Cost. riconosce  la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, costituita dall’unione tra uomo e donna che dà luogo alla famiglia coniugale. Non sono garantite le unioni di fatto.

 

L’ordinamento italiano prevede tre tipi di matrimonio:

  • quello civile
  • quello concordatario
  • quello dei culti ammessi

 

L’art. 30 Cost. ha stabilito che:

 

  • è dovere dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli
  • la legge assicura ai figli nati fuori dal matrimonio ogni diritto dei membri della famiglia legittima
  • in caso d’incapacità dei genitori la legge provvede perché siano assolti i compiti verso i figli

 

L’art. 31 Cost. stabilisce che è compito della Repubblica di proteggere maternità, infanzia e gioventù favorendo gli istituti necessari a tale scopo

 

8.SALUTE

Art. 32 Cost.

 

Il I comma dice: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”, quindi la salute è tutelata da tutti gli enti della Repubblica cui è imposto di apprestare/garantire prestazioni sanitarie gratuite su tutto il territorio nazionale.

 

Il II comma garantisce libertà e dignità dell’individuo, stabilendo che:

 

  • nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario se non per disposizione di legge
  • la legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana

 

Trattamenti sanitari obbligatori: possono essere disposti dalle Autorità sanitarie per esigenze pubbliche (es. vaccinazioni, cure obbligatorie per epidemia, ecc.).

 

Sono invece vietate imposizioni per la salute dei singoli in quanto contrarie alla libertà di scelta individuale.

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9.AMBIENTE ED ECOSISTEMA

 

Collegato con la tutela della salute è la protezione dell’ambiente e dell’ecosistema, la cui tutela è riservata allo Stato. L’attività rientra nelle competenze del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio.

 

L’ambiente in Italia è tutelato da:

 

  • discipline internazionali
  • Direttive della Comunità europea
  • Atto unico europeo
  • Trattato di Maastricht

 

Sono state adottate discipline legislative sin dagli anni sessanta:

 

  • sull’inquinamento atmosferico
  • sulla tutela delle acque
  • sulla biodegradabilità di alcuni prodotti
  • sull’utilizzo di fertilizzanti in agricoltura

 

Ambiente ed ecosistema sono identificati con aria, acqua, flora, fauna ed connessi equilibri biologici.

 

Nell’ambiente rientra anche il paesaggio ed è stato riconosciuto il diritto dei cittadini di difenderne il patrimonio. La tutela delle bellezze naturali è affidata al Ministero per i beni culturali ed ambientali.

 

  1. CULTURA E ISTRUZIONE

 

Tra i principi fondamentali della Costituzione vi è la tutela e promozione della cultura e della ricerca scientifica e tecnica (art.9) e tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione (II comma).

 

La potestà legislativa è attribuita dall’art. 117 allo Stato (Stato di cultura) ed i valori culturali trovano disciplina agli artt. 33 e 34:

 

Art. 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento..”

 

È compito della Repubblica istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

 

Enti privati hanno diritto di istituire scuole senza oneri, cioè non c’è obbligo per lo Stato di assumersi oneri per finanziare scuole istituite da privati, ma ciò non esclude che questo possa avvenire.

 

Per scuole non statali è prevista la parità con quelle statali e deve comunque essere assicurata parità di trattamento rispetto ad alunni di scuole statali.

 

Il controllo su tutte le scuole è assicurato da l’esame di Stato previsto per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole e per la loro conclusione.

 

É stato istituito per accertare il grado di istruzione ricevuto e il possesso dell’idoneità al proseguimento negli studi.

 

É previsto anche per l’abilitazione all’esercizio della professione col quale si accertano i requisiti di preparazione e capacità per l’esercizio di una professione.

 

Art. 34: “La scuola è aperta a tutti..”

 

Intende assicurare a tutti (non solo ai cittadini) il diritto all’istruzione, è difatti obbligatorio per le istituzioni  rimuovere ogni ostacolo che impedisca o limiti l’esercizio di tale diritto.

 

L’istruzione è anche dovere per i singoli infatti vi è l’obbligo d’istruzione inferiore per almeno otto anni.

Per rendere effettivo tale diritto esso è sancito dalla sua gratuità.

 

Per i più alti gradi di studio vi è diritto di accesso per individui capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi.

 

Per rendere effettivo tale diritto è previsto l’obbligo per le istituzioni di istituire borse di studi, assegni alle famiglie ed altre provvidenze. Assegnazione attribuita per concorso.

 

  1. LAVORO

 

L’art. 1 Cost.: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

 

Lavoro: s’intende qualsiasi forma di attività lavorativa che concorra al progresso materiale o spirituale della società, quindi un’attività socialmente utile.

 

È riconosciuto dalla Costituzione come:

 

 

  • diritto del cittadino: comporta il divieto a chiunque di ostacolarlo, ma non che il cittadino pretenda di ottenere un determinato posto di lavoro.

 

  • dovere per il cittadino: imponendogli di concorrere al progresso della società, ferma restando la libertà di scegliere l’attività.

 

Art. 35 Cost.

 

Il I comma, impone alle istituzioni della Repubblica di tutelare il lavoro in tutte le sue forme e manifestazioni, tutela riconosciuta ad ogni lavoratore e differenziata in base alle svariate attività lavorative

 

L’intervento della Repubblica deve mirare promuovere:

 

 

  • la formazione dei lavoratori (art.35, II comma)

 

  • accordi e organizzazioni internazionali per regolare i diritti del lavoro (art.35, III comma)
  • la libertà di emigrazione e quello di tutela del lavoro italiano all’estero (art. 35, IV comma).

 

Art. 36 Cost.

 

Il I comma dice: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

 

Il II comma dice: “La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge”, quindi è lasciato al legislatore il compito di fissare la durata massima della giornata lavorativa, non uniforme per ogni lavoro.

 

Il III comma dice: “Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”. La disciplina, non essendo prevista specifica legge, può essere stabilita in via negoziale.

 

Art. 37 Cost.

 

Il I comma dice: “La donna lavoratrice ha stessi diritti e, a parità di lavoro, stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione.”

 

La sua applicazione alla donna lavoratrice è relativa anche a quella non italiana.

 

In parte riafferma il principio delle parità tra i sessi (art. 3)e in parte vi deroga.

 

La diversità tra uomo e donna:

 

  • nella retribuzione può essere giustificata solo da una oggettiva diversità di prestazione lavorativa.
  • alla donna è assicurata tutela relativa alle condizioni di lavoro, connessa con la funzione familiare.

 

Particolare tutela è apprestata al lavoro minorile dall’art. 37 ai commi 2 e 3:

 

  • Il II comma stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato fissato a 15 anni di età
  • Il III comma garantisce ai minori il diritto alla parità di retribuzione a parità di lavoro.

 

Art. 38 Cost.

 

Il I comma dice: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.

 

Il II comma dice: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”, quindi prevede diritto di ogni lavoratore a mezzi per esigenze di vita nei casi previsti d’impossibilità al lavoro

 

Il III comma dice: “Inabili e minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.

 

Pur essendo l’assistenza privata libera (IV comma) lo Stato deve predisporre istituti per attuare l’art. 38.

 

La potestà legislativa in materia di previdenza sociale spetta allo Stato.

diritto-pubblico-22

  1. SINDACATI

Art. 39 Cost.

 

Il I comma dice: “L’organizzazione sindacale è libera

È quindi ammesso il pluralismo di associazioni essendo assicurato a tutti il diritto a istituire diversi sindacati: strumento di tutela dei lavoratori nei rapporti di lavoro, economici e sociali con attinenza alla materia di lavoro.

 

Il II comma dice: “Ai sindacati non può essere imposto altro obbligo se non la loro registrazione presso uffici locali o centrali, secondo le norme di legge”

Il III comma dice: “E` condizione per la registrazione che gli statuti dei sindacati sanciscano un ordinamento interno a base democratica

Il IV comma dice: “I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce”

La legge che avrebbe dovuto imporre l’obbligo della registrazione non è intervenuta, per cui l’art. 39 è rimasto inattuato, cosi i sindacati sono associazioni non riconosciute, come i partiti politici, quindi:

 

  • sono sottratti ad un controllo nell’organizzazione interna.

 

  • stipulano contratti collettivi di lavoro che non hanno efficacia erga omnes (per tutti gli uomini) ma alle parti che li hanno sottoscritti e lavoratori iscritti ai sindacati stessi.

 

  1. SCIOPERO

 

La tutela dei lavoratori è assicurata con il diritto di sciopero: forma di lotta sindacale consistente nell’astensione dal lavoro stabilita da una decisione collettiva.

 

L’art. 40 Cost. dice: “Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.”

Stabilisce il diritto di sciopero.

 

L’esercizio del diritto di sciopero non può pregiudicare interessi protetti dalla Costituzione, quindi:

 

  • Non può svolgersi in modo che vengano violati principi e norme costituzionali

 

  • Non può essere violato:
    • il diritto al lavoro dei non aderenti allo sciopero
    • il diritto alla salute e integrità della vita
    • il diritto di poter usufruire dei beni patrimoniali privati o pubblici.

 

Inoltre lo sciopero:

 

  • non deve portare al danneggiamento di beni privati o di pubblica appartenenza.
  • Nei pubblici servizi non deve pregiudicare le prestazioni essenziali

 

Dispensa 13

Diritti nella sfera economica

  1. RAPPORTI ECONOMICI

 

La Costituzione contiene principi per la regolazione dei rapporti economici che costituiscono un ordine economico costituzionale, la cui attuazione spetta al legislatore. 2opzioni possibili:

 

  • disciplina economica orientata al liberismo
  • disciplina economica orientata al collettivismo con rilevanti interventi dello Stato

 

Con l’adesione dell’Italia alla Comunità europea è prevalso un orientamento che privilegia:

 

  • le libertà economiche
  • la libera circolazione di merci e capitali
  • la concorrenza tra imprese in un libero mercato

 

2.INIZIATIVA ECONOMICA PRIVATA

 

Art. 41 Cost.

 

Il I comma dice: “L’iniziativa economica privata è libera”.

 

Il II comma dice: “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.

 

Tale libertà di iniziativa economica privata quindi non è illimitata, ma presenta limiti* di cui non è spiegato come porli, ma si capisce che esiste una riserva di legge, in quanto si condiziona una libertà caratterizzante del sistema economico.

 

Il III comma dice: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali

 

È invece consentito coordinare l’attività economica verso fini sociali, questo si realizza con attività di programmazione e controllo.

 

*I limiti sono ammessi in caso di chiaro contrasto dell’iniziativa economica con la Costituzione, quindi sono vietati se non oggettivamente e razionalmente giustificabili.

 

Possono prevedersi:

 

 

  • interventi pubblici per regolare l’attività economica di indirizzo, coordinamento, stimolo;

 

  • interventi generali e/o settoriali, ma non può impedirsi l’esercizio dell’attività

 

In un primo periodo lo Stato è intervenuto nell’economia divenendo imprenditore, ma con l’affermarsi nella Comunità europea di libera concorrenza e libero mercato, ha adeguato ad essi l’ordinamento italiano.

 

Tra gli interventi vi sono stati:

 

  • una disciplina antitrust (pluralismo).

 

  • Trasformazione di enti pubblici in società per azioni e qui lo Stato si è trasformato da imprenditore a Stato regolatore dell’economia, es.:
    • IRI (Istituto Ricostruzione Industriale per imprese in crisi) trasformato in S.p.A. e poi liquidato
    • ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) del settore petrolifero e chimico è stato trasformato in S.p.A.

 

3.TUTELA DEL CREDITO E DEL RISPARMIO

 

Art. 47 Cost.: “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito” La disciplina è contenuta nel T.U. della legge bancaria.

 

Le istituzioni adibite a controllo e vigilanza sono:

 

  • Ministero dell’Economia e delle Finanze
  • Comitato interministeriale per credito e risparmio (CICR)
  • Banca d’Italia e il suo Governatore

 

4.AUTORITÀ INDIPENDENTI E DI GARANZIA

 

Per regolare e controllare i settori economici vi sono Autorità di garanzia, alle quali è assicurata una posizione indipendente dal potere politico; hanno poteri non giurisdizionali e alcune poteri regolatori.

 

Queste autorità indipendenti sono organi (monocratici o collegiali)o Enti pubblici.

Ricordiamo:

 

  • la CONSOB (Commissione nazionale per le società e la borsa),

 

  • l’ISVAP (Istituto di vigilanza sulle assicurazioni private),

 

  • la Commissione garante dello sciopero nei servizi pubblici essenziali,

 

  • l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e quella dei servizi per energia e gas,

 

  • il Garante per la protezione dei dati personali,

 

  • l’AGCM (Autorità Garante della concorrenza e del Mercato),

 

  • l’Autorità per l’informatica nella pubblica amministrazione e quella di vigilanza su lavori pubblici

 

Diverse sono le Agenzie: enti pubblici, dotati di autonomia dal Governo, es.:

 

  • Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente
  • Agenzia per la rappresentanza negoziale delle P.A.

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5.PROPRIETÀ E I SUOI LIMITI

 

La proprietà è riconosciuta nell’art. 17 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino come diritto sacro e inviolabile.

Art. 42 Cost.

 

I comma: “La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati”

 

II comma: “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”

 

III comma: “La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale”

 

IV comma: “La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità.”

 

Proprietà: disciplinata dalla legge come gli altri diritti fondamentali ed è il diritto di godere e disporre di cose in modo pieno ed esclusivo, non vuol dire dominio assoluto e illimitato.

 

I limiti sono legati a scopi di pubblico interesse che comportano che la proprietà possa essere sacrificata.

 

Caratteristiche della proprietà:

 

  • possono essere introdotti dal legislatore limiti per determinate categorie di cose;
  • può essere imposto di disfarsene, ove dannose;
  • possono essere imposti limiti in via generale o particolare alle facoltà di godimento;
  • può prevedersi la possibilità di trasferimenti coattivi.

 

Occorre distinguere limiti:

 

 

  • generali: che riguardano determinate categorie di cose

 

  • particolari: che colpiscono singoli beni assumendo carattere espropriativo possono essere requisiti anche in uso nei casi di grave necessità pubblica

 

Il trasferimento coattivo di beni immobili può avvenire con meccanismo d’espropriazione per pubblica utilità, che può essere disposto mediante il pagamento del prezzo convenuto tra le parti.

 

6.ESPROPRIAZIONE PER PUBBLICA UTILITÀ

 

Attualmente l’espropriazione è disciplinata dal T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità

 

Per procedere alle espropriazioni per pubblica utilità di singoli beni immobili occorre:

 

  • che l’opera da realizzare sia prevista nello strumento urbanistico generale o equivalente e che venga apposto il vincolo preordinato all’espropriazione sul singolo bene da espropriare;

 

  • che vi sia dichiarazione di pubblica utilità dell’opera;

 

  • che sia determinata l’indennità di esproprio (art. 8 T.U.). Il vincolo del bene dura 5anni entro i quali va emesso il provvedimento che dichiara la pubblica utilità dell’opera da realizzare (art. 9 T.U.)

 

  • che l’espropriazione avvenga entro il termine fissato nel provvedimento che comporta la pubblica utilità dell’opera. In mancanza è di 5anni (art. 13 T.U.).

 

Se l’opera pubblica non è realizzata o iniziata nei 10anni dopo l’espropriazione o è impossibile la realizzazione, l’espropriato può chiedere la retrocessione con pagamento di una somma a titolo di indennità.

 

7.PROPRIETÀ AGRARIA

 

L’art. 44 Cost. detta disposizioni per lo sfruttamento del suolo; sono previsti:

 

  • limiti e obblighi per la proprietà terriera privata e la sua estensione per evitare latifondi
  • la bonifica delle terre
  • la trasformazione dei latifondi esistenti
  • la ricostituzione delle unità produttive
  • aiuti alla piccola e media proprietà

 

Il II comma dice: “La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane

 

8.BENI PUBBLICI

 

I beni pubblici si distinguono in:

 

 

  • beni demaniali
  • patrimoniali disponibili

 

  • patrimoniali indisponibili

 

Il demanio (art. 822, c.c.) può essere:

 

 

  • necessario: spiagge, porti, fiumi, opere di difesa militare, ecc

 

  • eventuale: strade, raccolte dei musei, archivi, biblioteche, ecc

 

Il demanio può appartenere:

 

  • allo Stato
  • agli altri enti territoriali

I beni patrimoniali indisponibili  (art. 826, c.c.) sono individuati in base alla loro destinazione pubblicistica, come foreste, cave, caserme, aeromobili e navi da guerra, fauna selvatica, ecc.

 

Gli altri beni costituiscono i patrimoniali disponibili, cioè non demaniali ne patrimoniali indisponibili.

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  1. TRIBUTI

 

I tributi sono beni pubblici, distinti in:

 

  • Imposte: prestazioni pecuniarie dovute ove si manifesti capacità contributiva all’amministrazione pubblica per far fronte alle spese pubbliche, si distinguono in:

 

    • imposte dirette: quando colpiscono il reddito o il patrimonio del soggetto
    • imposte indirette: quanto colpiscono rapporti economici, come trasferimenti di beni

 

  • Tasse: prestazioni pecuniarie dovute per poter usufruire di alcuni beni e servizi pubblici.

 

Vi sono in oltre i contributi speciali cui sono tenuti i soggetti che ricevono un vantaggio dalla Amministrazione pubblica (es. contributi di miglioria derivanti dalla realizzazione di opere pubbliche).

 

L’art. 53

 

Il I comma dice: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva

principio di eguaglianza proporzionale assicurata tra prestazione tributaria e capacità contribuitiva

 

Il II comma dice: “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività

principio corrispondente alla cd. eguaglianza sostanziale.

 

  1. NAZIONALIZZAZIONI

 

Art. 43 Cost.: consente la nazionalizzazione delle imprese.

Può essere disposta con legge per fini di utilità generale nei confronti di imprese che si occupano di servizi pubblici essenziali, fonti di energia o situazioni di monopolio e che abbiano interesse generale.

 

La legge che dispone la nazionalizzazione può riservare o trasferire mediante espropriazione e salvo indennizzo tali imprese allo Stato, ed enti pubblici o a comunità di lavoratori o utenti.

 

Gli organi costituzionali dello Stato italiano

 

1parte

La forma di governo parlamentare nella costituzione italiana

 

  1. IL RUOLO DEI PARTITI POLITICI

 

Art.1 Cost., I comma: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro

 

II comma: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita in forme e limiti della Costituzione.”

 

Lo Stato Italiano è democratico, repubblicano e di diritto in quanto la sovranità è del popolo.

 

Le forme di partecipazione del popolo alla vita politica sono:

 

  • l’esercizio diretto della sovranità
  • l’attività dei propri rappresentanti (hanno ruolo fondamentale i partiti politici – Stato di partiti)

 

L’attività politica è per sua natura libera con la quale si determinano:

 

    • i fini che l’ordinamento intende perseguire

 

  • i mezzi che l’ordinamento intende utilizzare

 

  • atti con cui si concretizzano le scelte di fini e mezzi

 

Essa si ripartisce tra organi secondo il II comma e può manifestarsi attraverso atti politici formali o informali

Atti politici: atti espressione del potere legislativo, esecutivo e giurisdizionale costituzionale, quindi lo sono:

 

  • le leggi e gli atti aventi forza di legge,
  • gli atti del Parlamento,
  • gli atti del Governo
  • gli atti di altri organi che danno esecuzione alla Costituzione es. del Presidente della Repubblica,
  • le sentenze della Corte costituzionale,
  • gli atti del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

 

  1. ATTIVITÀ DI GOVERNO E INDIRIZZO POLITICO

 

L’indirizzo politico è espressione del potere sovrano del popolo e risulta:

 

  • nel programma che il Governo sottopone all’approvazione del Parlamento quando ottiene la fiducia,
  • negli atti politici che esso di volta in volta adotta per far fronte alla situazione politica del momento.

 

La forma di governo della Costituzione italiana è di tipo parlamentare: il Governo deve godere della fiducia del Parlamento e può restare in carica fin quando permane e per la durata della legislatura.

 

La Costituzione riguardo alla forma di governo detta disposizioni generali:

 

  • L’art. 92 affida al Presidente della Repubblica la nomina del Governo
  • L’art. 94 prevede entro 10giorni dalla nomina che il Governo si presenti alle Camere per ottenere la fiducia, essa poi può essere revocata con mozione di sfiducia da una Camera presentata da almeno un decimo dei componenti ed è messa in discussione dopo 3giorni dalla presentazione.

 

Solo la sfiducia comporta l’obbligo di dimissioni del Governo e l’apertura della cd. crisi di governo, che può verificarsi anche indipendentemente dalla votazione per la sfiducia, es. quando:

 

  • il governo si dimette spontaneamente perché ritiene di non godere più della fiducia del Parlamento
  • ha posto lui la fiducia su una delibera di una Camera, condizionando la sua carica in quanto se la Camera si esprime contrariamente a quanto richiesto dal Governo, esso dovrà dimettersi.
  1. IL GOVERNO TRA PARLAMENTO E PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Il sistema di governo parlamentare italiano si basa quindi su 3organi costituzionali fondamentali, ossia il Parlamento, il Governo ed il Presidente della Repubblica.

 

Pur essendo preminente la posizione del Presidente della Repubblica come Capo dello Stato, non significa che le sue funzioni siano preminenti rispetto a quelle degli altri 2organi perché non vi è rapporto gerarchico.

 

L’indirizzo politico si fonda sul consenso del Parlamento e nel Governo è ripartito tra gli organi che concorrono a formare la compagine governativa:

 

 

  • Presidente del Consiglio dei ministri: mantiene l’unità d’indirizzo e dirige la politica del Governo,
  • Consiglio dei ministri: il quale delibera sulla politica generale del Governo,

 

  • Singoli Ministri: svolgono l’attività politica dei rispettivi ministeri, coerentemente con la politica governativa ed uniformandosi all’attività di coordinamento disposta dal Presidente del Consiglio.

 

Da tali funzioni è escluso il Presidente della Repubblica in coerenza col sistema che vede:

 

 

  • Parlamento al centro del sistema politico,
  • Governo responsabile dinanzi al Parlamento, del quale deve godere la fiducia

 

  • Presidente della Repubblica garante del sistema, estraneo alla conflittualità tra le parti politiche.

 

Ciò spiega perché è esclusa responsabilità politica per atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni e richiesta per la validità la controfirma che attribuisce responsabilità dell’atto del Presidente al controfirmante

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2parte

Il Parlamento

 

  1.  COMPOSIZIONE DEL PARLAMENTO ITALIANO

 

Il Parlamento italiano è:

 

  • un organo costituzionale,

 

  • rappresentativo del popolo che lo ha eletto

 

  • esecuzione alla Costituzione, con funzioni legislative, esecutive e giurisdizionali.

 

  • posto al centro del sistema costituzionale, in quanto:
    • da esso trae fiducia il Governo;
    • elegge il Presidente della Repubblica e lo mette in stato di accusa;
    • elegge 1/3 della Corte costituzionale ed 1/3 del Consiglio Superiore della Magistratura

 

  • un organo complesso: costituito da 2Camere (Camera dei deputati e Senato della Repubblica) poste su un piano paritario (bicameralismo perfetto). Alcune differenze tra le 2 camere riguardano:
    • elettorato attivo e passivo,
    • numero dei componenti,
    • presenza di senatori non elettivi al Senato (ex Presidenti della Repubblica),
    • supplenza del Presidente della Repubblica attribuita al Presidente del Senato,
    • Presidenza del Parlamento in seduta comune è del Presidente della Camera dei deputati.

 

  • un organo collegiale che si compone di più organi collegiali: Parlamento in seduta Comune, le due Camere e, al loro interno, diversi organi collegiali.

 

Si è discusso se la composizione allargata del Parlamento in seduta comune con la partecipazione dei rappresentanti regionali (in occasione dell’elezione del Pres. Della Rep.) costituisca un organo:

 

  • diverso dal Parlamento in seduta comune (quindi un quarto organo)

 

  • non diverso dalle Camere riunite (i delegati regionali sono un’integrazione dell’organo ma non ne variano la natura)→ soluzione preferibile in quanto la variazione non per forza incide sull’identità.  

 

La Costituzione prevede che le due Camere sono elette a suffragio universale e diretto.

 

Il numero dei deputati è 630 e senatori (elettivi) 315, anche se in + fanno parte del Senato di diritto ed a vita:

 

  • gli ex Presidenti della Repubblica,
  • 5senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica (cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario).    

 

  1. ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO

 

Il diritto di elettorato attivo è un diritto che si esercita con il voto, attribuito:

 

  • ai cittadini che abbiano raggiunto la maggiore età per l’elezione dei Deputati
  • ai cittadini che abbiano raggiunto venticinque anni di età per l’elezione dei Senatori

 

L’incapacità elettorale comporta l’esclusione dall’elettorato attivo e deriva da indegnità morale, come per:

  • i falliti: finché dura il fallimento e non oltre 5anni dalla sentenza del fallimento;
  • i sottoposti a prevenzione, detenzione, libertà vigilata o al divieto di soggiorno in uno o più comuni
  • i condannati a pena che comporta l’interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici

 

L’elettorato passivo spetta ai cittadini che abbiano compiuto:

 

  • 25anni di età per la Camera dei deputati
  • 40anni di età per il Senato

 

Possono verificarsi cause di:

 

-Ineleggibilità per la carica:

 

  • di Presidente di Giunta provinciale,
  • di Sindaco di comuni con popolazione superiore a 20.000 abitanti,
  • di Capo e Vice capo della Polizia, ecc

 

-Incompatibilità: diversamente dalla ineleggibilità non consente che un deputato o senatore possa ricoprire determinate cariche. Ove sopravvenga un’incompatibilità vi è la decadenza da parlamentare.

 

Cause di incompatibilità sussistono tra:

 

  • deputato e senatore (presentazione di candidatura contestuale al Senato e alla Camera dei deputati),
  • parlamentare e Presidente della Repubblica,
  • parlamentare e membro del Consiglio superiore della magistratura,
  • parlamentare e Giudice della Corte Costituzionale,
  • parlamentare e membro di un Consiglio o di una Giunta regionale

 

Decadenza da parlamentare può avvenire per superamento della spesa consentita per la campagna elettorale.

 

Non candidabilità: diversa dall’incompatibilità in quanto è per coloro che abbiano subito condanne penali per gravi delitti o siano incorsi in misure di prevenzione per reati mafiosi.

 

  1. SISTEMI ELETTORALI PER LE ASSEMBLEE RAPPRESENTATIVE

 

I sistemi elettorali adottati per l’elezione delle assemblee rappresentative possono essere maggioritari, proporzionali o misti e la scelta dei candidati può avvenire in collegi uninominali o plurinominali.

 

Nel sistema elettorale maggioritario i seggi sono attribuiti a candidati che ottengono la maggioranza dei voti richiesti che può essere:

 

  • assoluta (maggioranza dei voti espressi)
  • relativa (maggioranza dei voti conseguiti rispetto agli altri candidati).

 

Nel sistema elettorale proporzionale i seggi vengono attribuiti in proporzione ai voti ottenuti da gruppi di candidati riuniti in apposite liste.

 

Possono essere previste clausole di sbarramento, consentendo la distribuzione dei seggi solo a liste che abbiano conseguito una determinata percentuale dei voti espressi.

 

I collegi possono essere:

 

 

  • uninominali: a ciascun collegio corrisponde un seggio

 

  • plurinominali: a ciascun collegio corrisponde un n. di seggi che varia a seconda della dimensione

 

Il sistema elettorale in Italia per l’elezione di deputati e senatori fino al 1993era proporzionale, a seguito del referendum del 18.4.1993 è un sistema misto, essendovi stati cambiamenti di tipo maggioritario. In cui:

 

  • Il 75% dei seggi è attribuito col metodo maggioritario
  • il restante 25% col metodo proporzionale

 

Poi la L. 21.12.2005, n. 570 ha riportato il sistema elettorale a quello proporzionale che prevede:

 

  • la presentazione di liste bloccate
  • l’indicazione del leader di coalizione (o della lista).
  • soglie di sbarramento
  • un premio di maggioranza per la coalizione prevalente in modo da assicurarle il 55% di seggi

Le schede elettorali contengono solo i simboli delle forze politiche in quanto non sono previste preferenze per i singoli candidati e saranno quindi eletti i candidati secondo l’ordine di presentazione della lista.

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ELEZIONE DELLE CAMERE

 

  1. INDIZIONE DELLE ELEZIONI

 

Indire le elezioni delle Camere e fissarne la prima riunione spetta al Presidente della Repubblica.

 

La legge prevede in realtà la previa deliberazione del Consiglio dei Ministri e questo si pone in contrasto con la norma costituzionale in quanto lede una competenza del Presidente.

 

Rientra nei poteri discrezionali del Presidente la convocazione straordinaria delle Camere.

 

  1. ELEZIONE DEI DEPUTATI

 

Per l’elezione alla Camera dei deputati il territorio è diviso in 26 circoscrizioni che eleggono 617 deputati + 1 deputato eletto in Val d’Aosta + 12 eletti nella circoscrizione estero (ripartiti per sistema proporzionale).

 

I membri sono eletti con sistema proporzionale con doppia soglia di sbarramento:

 

  • Sono ammesse alla ripartizione dei seggi solo coalizioni che raggiungano il 10% dei voti validi
  • al loro interno, solo le liste che abbiano ottenuto il 2%.

 

Partecipano anche liste che non fanno parte di coalizioni purché abbiano almeno il 4% dei voti nazionali.

 

È previsto il ripescaggio dei primi 2partiti che pur non superando tale sbarramento sono i primi degli esclusi.

 

  1. ELEZIONE DEI SENATORI

 

Per l’elezione al Senato della Repubblica (avviene su base regionale) i 315 seggi elettivi sono distribuiti:

 

  • alla Valle d’Aosta 1 senatore,
  • al Molise 2 senatori,
  • alla Circoscrizione Estero 6 senatori,
  • a ciascuna delle restanti regioni un numero non inferiore a 7 senatori.

 

La nuova legge elettorale prevede un premio per la lista di maggioranza relativa che per averlo le liste possono coalizzarsi: alla coalizione di maggioranza relativa in ciascuna regione è attribuito un numero di senatori pari ad almeno il 55% a meno che non le spetti una quota superiore.

 

Per l‘attribuzione dei seggi sono previsti sbarramenti del:

 

  • 20% dei voti per le coalizioni: i voti sono ripartiti tra le liste che hanno raggiunto il 3% dei voti.
  • 8% per partiti non coalizzati (o facenti parte di coalizioni che non raggiungano il 20%).

 

  1. SISTEMA ELETTORALE E GARANZIA DELL’OPPOSIZIONE

 

In un sistema di governo come quello italiano l’adozione di un sistema elettorale maggioritario pone attenzione sull’Opposizione e la necessità di organi di garanzia indipendenti dal Governo in quanto si esige:

 

  • maggiore tutela delle minoranze
  • rafforzamento del ruolo di controllo su Governo e maggioranza parlamentare

 

  1. DURATA DELLE CAMERE

 

Entrambe le Camere sono elette per 5anni e la loro durata può essere prorogata solo in caso di guerra.

 

In realtà è ovviamente prorogata fino alla riunione delle nuove Camere che deve avvenire entro 20giorni dalle elezioni, le quali devono avvenire entro 60giorni dalla fine delle precedenti.

 

  1. SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DELLE CAMERE

 

Art. 88 Cost.

 

I comma: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i Presidenti, sciogliere le Camere o una di esse”

 

La Costituzione prevede al di la della scadenza naturale che le Camere possano essere sciolte anticipatamente (art. 88) dal Presidente dopo aver sentito pareri non vincolanti dei Presidenti delle 2Camere

 

II comma: “Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.”

 

Il Decreto presidenziale è sottoposto a controfirma governativa, non perché il potere di scioglimento è esercitato insieme da Presidente e Governo; ma ha ruolo di controllo su:

 

  • provenienza e legittimità costituzionale dell’atto
  • accertamento che non sia violato il procedimento o il II comma dell’art. 88
  • non costituisca un attentato alla Costituzione

 

Di solito si ricorre allo scioglimento per crisi governativa irrisolvibile, cioè quando:

 

  • non si riesce a formare un Governo che ottenga la fiducia dal Parlamento

 

  • le Camere non siano in condizione di lavorare per il contrasto tra di esse

 

  • sussista un contrasto tra composizione politica e orientamento politico emerso nel Paese che incide negativamente (sfiduciandola) sulla politica della maggioranza parlamentare.

 

Nella prassi si è orientati non allo scioglimento, ma soluzione della crisi, cercando di formare maggioranze parlamentari indipendentemente dalle preesistenti coalizioni e dai leader da esse espressi.

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  1. I PARLAMENTARI

 

Dopo le elezioni ogni Camera provvede alla cd. verifica dei poteri (verificare la regolarità dell’elezione) giudicando le cause d’ineleggibilità e incompatibilità riscontrate nelle elezioni (art. 66 Cost.)

 

Deputati e Senatori rappresentano la Nazione esercitando funzioni senza vincolo di mandato (art. 67 Cost.) detto divieto del mandato imperativo che assicura indipendenza sottraendoli a vincoli

 

Sono consentite indagini sui parlamentari e arresti in caso di condanna definitiva o flagranza di reato, ma senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene non può essere sottoposto a(art. 68):

 

  • perquisizione personale o domiciliare
  • arresto o privazione della libertà personale
  • detenzione

 

In caso di contrasto tra autorità giudiziaria (in sede civile e penale) e parte del Parlamento cui appartiene il parlamentare decide la Corte costituzionale su ricorso per conflitto di attribuzione.

 

Per consentire le funzioni parlamentari i membri del Parlamento ricevono un’indennità (art. 69 Cost.):

 

  • un emolumento mensile (non configurabile come una retribuzione)
  • un rimborso delle spese di segreteria e rappresentanza

 

  1. ORGANIZZAZIONE DELLE CAMERE

 

  1. a) Prerogative

 

Organizzazione e funzionamento delle Camere sono regolate:

 

  • dalle norme della Costituzione
  • dai rispettivi regolamenti*
  • dalle consuetudini parlamentari

 

*I regolamenti sono adottati da ciascuna Camera a maggioranza assoluta dei componenti e non sono sindacabili, nemmeno dalla Corte Costituzionale (art. 64, I comma Cost.).

 

Le Camere godono di:

 

  • autonomia finanziaria e contabile: approvano il proprio bilancio e consuntivo su base di un fondo erogato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (sono esclusi controlli esterni).

 

 

  • cd. Autodichia: potestà giurisdizionale domestica nei confronti dei propri dipendenti che esclude l’intervento dei normali organi giurisdizionali.

 

 

  • immunità della sede: divieto per la pubblica sicurezza di accedere nelle Camere, salvo richiesta dei Presidenti. L’attività di polizia interna è assicurata dagli organi interni di ciascuna Camera.

 

  1. b) Organi delle Camere

 

Alcuni organi essenziali dell’organizzazione interna delle Camere sono previsti dalla Costituzione, come:

 

  • il Presidente e l’Ufficio di Presidenza (art. 68),
  • Commissioni legislative, di inchiesta e per le questioni regionali
  • associazioni di deputati e senatori, come i Gruppi parlamentari.

 

Nel Parlamento in seduta comune, Presidente e Ufficio di Presidenza sono quelli della Camera dei Deputati.

I regolamenti prevedono altri uffici interni, come Questori, Giunte, varia tipologia di Commissioni.

 

PRESIDENTI

 

Il Presidente della Camera dei deputati è eletto al 1°scrutinio con maggioranza di 2/3 dei componenti, se non raggiunta tale maggioranza si hanno altri scrutini: al 2° occorre maggioranza di 2/3 dei votanti e dal 3° in poi maggioranza assoluta dei votanti.

 

Il Presidente del Senato è eletto per i primi due scrutini con maggioranza assoluta dei componenti, al 3° scrutinio con maggioranza assoluta dei votanti, al 4° con il ballottaggio tra i più votati al 3° scrutinio.

 

Il Presidente dell’Assemblea parlamentare:

 

  • presiede la Camera di appartenenza,
  • tutela la sua autonomia,
  • nell’esercizio delle sue funzioni è organo imparziale, super partes
  • sovraintende (svolge funzione di) all’organizzazione interna,
  • dirige sedute e discussioni,                                        
  • ha poteri disciplinari e di polizia,
  • programma i lavori parlamentari, definendo il calendario.

 

I Presidenti di Camera e Senato devono essere consultati dal Presidente della Repubblica per lo scioglimento anticipato delle Camere e sono affiancati dai Vicepresidenti che li coadiuvano (collaborano) nei lavori e sostituiscono in caso d’assenza o impedimento

 

I Segretari sovrintendono:

 

  • alla compilazione e alla lettura dei processi verbali delle sedute,
  • alle operazioni di voto
  • alla regolarità delle attività parlamentari

 

I Questori sovraintendono:

 

  • al cerimoniale e ai servizi interni,
  • al mantenimento dell’ordine pubblico e compiti di polizia.

 

Le giunte

 

Le Giunte sono organi collegiali composti da parlamentari in proporzione alla consistenza dei gruppi parlamentari, per il regolamento si occupa del Regolamento e della sua corretta applicazione.

 

La Giunta che si occupa delle elezioni e autorizzazioni a procedere alla Camera dei deputati e delle elezioni e immunità al Senato effettuano verifiche che accertano irregolarità che possono comportare l’annullamento dell’elezione del parlamentare.

Le commissioni

 

Le Commissioni sono organi collegiali composti in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Possono essere:

 

 

  • Commissioni permanenti monocamerali: le competenze sono ripartite come per le funzioni tra i ministeri, si occupano della formazione della legge e funzioni consultive, di controllo e di indirizzo.

 

 

  • Commissioni speciali o temporanee: istituite di volta in volta in relazione a specifiche questioni.

 

La Costituzione prevede Commissioni di inchiesta monocamerali, ogni Camera può istituirle per materie di pubblico interesse ed hanno stessi poteri e limiti dell’autorità giudiziaria; in oltre possono stabilire di procedere congiuntamente in Commissione bicamerale, composta in egual numero di deputati e senatori

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  1. GRUPPI PARLAMENTARI

 

I Gruppi parlamentari sono associazioni di parlamentari che si costituiscono in ciascuna Camera per consentire alle forze politiche di svolgere le attività parlamentari.

 

La loro disciplina è contenuta nei Regolamenti delle Camere che prevedono che ciascun deputato o senatore deve dichiarare entro 2 o 3 giorni dalla prima seduta dopo la sua elezione a quale gruppo intende iscriversi. In mancanza di indicazione è iscritto di ufficio al Gruppo misto.

 

Per la costituzione di un gruppo politico è richiesto numero di ameno 20 deputati o 10 senatori.

I Presidenti delle Camere possono autorizzare gruppi con un minor numero purché abbiano determinati requisiti; autorizzazioni che difficilmente vengono concesse.

 

La natura giuridica dei gruppi parlamentari è stata definita in vario modo:

 

  • considerando il loro carattere associazionistico: sono considerati associazioni non riconosciute, composte di parlamentari operanti all’interno del Parlamento.

 

  • considerando il rapporto con i partiti politici: sono considerati organi dei partiti (da escludersi perché organizzazione e attività sono svolte diversamente ed indipendente da quello dei partiti)

 

  • considerando l’influenza sull’attività delle Camere sono considerati:
    • organi delle stesse Camere (da escludersi in relazione alla loro posizione complessiva che è diversa da quella dei singoli parlamentari)
    • enti pubblici di diritto costituzionale (da escludersi perché manca un riconoscimento giuridico della loro personalità giuridica di diritto pubblico)

 

Di conseguenza i gruppi parlamentari restano mere associazioni di parlamentari, non riconosciute come persone giuridiche, ma che partecipano alla vita politica dello Stato e svolgono funzioni pubbliche sul piano parlamentare tramite l’attività dei parlamentari.

 

13.ORGANIZZAZIONE DEI LAVORI

 

  1. a) Riunioni delle Camere e programmazione dei lavori

 

La Costituzione prevede che le Camere si riuniscono:

 

  • entro 20giorni dall’elezione nel giorno stabilito dal Presidente della Repubblica per i comizi elettorali (art. 61 Cost.)

 

  • il primo giorno non festivo dei mesi di febbraio e ottobre

 

  • convocazioni in via straordinaria possono avvenire su iniziativa:
    • del Presidente della Repubblica,
    • del Presidente di ciascuna Camera
    • di un terzo dei componenti di ciascuna Camera

 

La convocazione di una Camera comporta la convocazione anche dell’altra.

 

Le Camere possono stabilire di aggiornare i lavori e rinviandoli ad altra sessione: periodo di svolgimento dei lavori dopo la convocazione e fino al loro aggiornamento.

 

La programmazione dei lavori delle Camere (per sessioni bimestrali o trimestrali) è decisa nella conferenza dei Capi-gruppo in cui è stabilito il calendario dei lavori per ogni seduta e l’ordine del giorno di ciascuna.

 

Programma e Calendario vengono approvati:

 

  • alla Camera dei deputati dai Presidenti dei gruppi che rappresentino i 3/4 dei componenti
  • al Senato dall’unanimità dei Presidenti dei gruppi

 

Nella predisposizione del calendario è stabilito il tempo a disposizione dei gruppi per la discussione degli argomenti ed è previsto che i gruppi di minoranza abbiano +tempo in materia di disegni di legge governativi.

 

  1. b) Deliberazioni

 

La Costituzione prevede che le deliberazioni di Camera e Parlamento in seduta comune non sono valide se:

 

  • non è presente la maggioranza dei componenti dell’assemblea (quorum strutturale)
  • non adottate a maggioranza dei presenti (quorum funzionale), a meno di maggioranza speciale.

 

Valutazione degli astenuti:

 

  • Camera dei deputati: gli astenuti sono considerati presenti (numero legale per la validità della seduta) ma non votanti, quindi una proposta può essere approvata con numero di votanti a favore anche di gran lunga inferiore al numero dei presenti.

 

  • Senato: gli astenuti sono considerati presenti e votanti, per cui se ne tiene conto per il numero legale e per la maggioranza occorrente per l’approvazione della proposta.

 

Il voto espresso dai parlamentari può essere:

 

 

  • palese: usato di norma

 

  • segreto: per delibere che riguardano persone, principî e diritti sulle libertà, della famiglia, ecc.

 

Il voto può essere espresso nello scrutino palese:

 

  • per alzata di mano,
  • per appello nominale,
  • per divisione nell’aula,
  • con procedimento elettronico.

 

Il voto può essere espresso nello scrutinio segreto:

 

  • con procedimento elettronico
  • deponendo nelle urne una pallina bianca o nera.

 

  1. Le FUNZIONI DELLE CAMERE

 

Le attività delle camere sono:

 

    • L’attività legislativa

 

  • L’attività esecutiva

 

 

L’attività legislativa

 

L’art. 70 Cost. dice che la funzione legislativa è esercitata dalle due Camere: la legge per venire ad esistenza, deve essere approvata da entrambe le Camere nello stesso testo.

 

Il procedimento di formazione della legge va distinto in fasi:

 

  1. a) Fase dell’iniziativa legislativa

 

Si tratta di una fase d’impulso, diretta a promuovere il procedimento legislativo e si esercita mediante la presentazione ad una delle Camere di un progetto di legge, redatto in articoli.

 

Sono titolari del potere di iniziativa:

 

 

  • Il Governo: lo esercita con la presentazione di disegni legge

 

 

  • Ciascun membro del Parlamento: lo esercita con la presentazione di progetti legge nella Camera di appartenenza, solo o con altri parlamentari del proprio o di altri gruppi parlamentari.

 

  • Il C.N.E.L.: lo esercita conformemente alla disciplina stabilita dalla legge.

 

  • Il Popolo: lo esercita con la presentazione di un progetto sottoscritto da almeno 50.000 elettori

 

  • I Consigli regionali: lo esercitano con la presentazione di progetti di legge senza limiti di materie

 

  • I Consigli comunali: lo esercitano con presentazione limitata alle proposte per il mutamento delle circoscrizioni provinciali e per l’istituzione di nuove Province.

 

I progetti proposti vanno presentati alla Presidenza delle Camere che provvede alla diffusione ai membri:

 

  • Se non sono approvati: decadono al termine della legislatura

 

  • Se sono approvati da una Camera: possono essere ripresentati entro i 6mesi della nuova legislatura e godono di procedimento abbreviato (per l’iniziativa popolare non occorre la ripresentazione)

 

  1. b) Fase d’Esame dei progetti di legge

 

Fase legislativa in senso stretto, in cui si procede in maniera differente a seconda del procedimento:

 

  1. Procedimento ordinario

 

Nel procedimento ordinario il progetto è assegnato alla Commissione competente in materia perché esami il suo testo; al termine prepara relazioni che invitano l’Assemblea ad approvare o respingere il progetto.

 

L’Assemblea procede a sua volta all’esame, discusso in via generale e poi articolo per articolo.

 

Una volta votati gli articoli si passa alla votazione finale (scrutinio palese): per consentire alla parte che ha approvato alcuni articoli, ma non altri, di non approvare il testo complessivo

 

NB: riservato dalla Cost. a progetti di legge in materia costituzionale ed elettorale; i regolamenti delle Camere gli hanno poi riservato progetti di conversione dei decreti legge, progetti relativi alla legge comunitaria e alle leggi rinviate alle Camere dal Presidente della Repubblica.

 

  1. Procedimento in sede deliberante

 

Nel procedimento in sede deliberante il progetto è assegnato alla Commissione competente in materia, la quale ha potere di esaminare il progetto in via preventiva ed approvarlo in via definitiva senza intervento dell’Assemblea.

 

NB1: riservato a progetti di delegazione legislativa, autorizzazione dei trattati internazionali, approvazione bilanci e consuntivi.

 

NB2: quando la Commissione agisce in sede deliberante è consentito chiedere che il progetto sia rimesso all’Assemblea, sempre che non sia già avvenuta l’approvazione definitiva da parte della Commissione.

 

  1. Procedimento in sede redigente

 

Nel procedimento in sede redigente vi sono due possibilità di procedimento:

 

 

  • il progetto è assegnato alla Commissione competente in materia la quale ha potere di approvare il progetto articolo per articolo, mentre all’Assemblea è riservata la votazione finale

 

 

  • all’Assemblea è assegnata la fissazione dei criteri generali e alla Commissione l’approvazione degli articoli e la votazione finale.

 

In casi d’urgenza si può ricorrere al procedimento abbreviato: riduzione a metà di tutti i termini ordinari.

 

Il progetto approvato da una Camera è trasmesso all’altra dove ricomincia l’iter legislativo e se la seconda  apporta modifiche il progetto torna alla prima perché si esprima sulle modifiche e così via fin quando non si raggiunga approvazione del medesimo testo ed il progetto divenga cosi legge.

 

  1. c) Fase di Promulgazione

 

Si passa alla fase dell’integrazione dell’efficacia.

 

La legge viene trasmessa al Presidente della Repubblica per la promulgazione che deve avvenire entro un mese dall’approvazione. In caso sia dichiarata urgenza allora il prima possibile.

 

La promulgazione non è esercizio della funzione legislativa, pur essendo necessaria perché la legge possa divenire efficace, ma della funzione di esecuzione della Costituzione.

 

Il Presidente della Repubblica prima di procedere può rinviare la legge alle Camere, con messaggio motivato, richiedendo una nuova deliberazione. Ove sia riapprovata il Presidente deve promulgarla.

 

La promulgazione è quindi obbligatoria anche se il Presidente ritenga la legge incostituzionale, non è lui che può giudicare in via definitiva ma la Corte costituzionale.

 

  1. d) Fase della Pubblicazione

 

Dopo la promulgazione è trasmessa al Ministro della Giustizia (Guardasigilli) che appone il visto e ne cura l’inserimento nella Raccolta Ufficiale degli atti normativi della Repubblica e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.

 

La pubblicazione deve avvenire subito dopo la promulgazione e comunque non oltre 30 giorni.

 

La legge entra in vigore dopo 15giorni dalla pubblicazione.

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L’attività esecutiva

 

La funzione esecutiva invece è attribuita a ciascuna Camera che può svolgerla indipendentemente dall’altra.

  1. a) Fiducia

 

La forma di governo parlamentare si fonda sulla fiducia che vincola il Governo al Parlamento.

 

Il più importante strumento per controllare il Governo è la mozione di fiducia, votata quando il Governo presenta alle Camere il programma politico.

 

Con l’approvazione si costituisce il rapporto di fiducia che può anche venir meno, tramite l’atto tipico di mozione di sfiducia che per Cost. dev’essere sottoscritta da 1/10dei componenti della Camera che la presenta e non può esser messa in discussione per tre giorni dalla presentazione

 

Tali prescrizioni evitano che il Governo sia sfiduciato da repentine iniziative di minoranze che approfittano dell’assenza dei parlamentari di maggioranza e fanno votare immediatamente una mozione di sfiducia.

 

  1. b) Mozione

 

I regolamenti parlamentari prevedono come atto ispettivo/di controllo la mozione, che consiste nella richiesta di discutere e votare un determinato argomento.

 

Può essere presentata da un Presidente di Gruppo o 10 deputati alla Camera dei deputati e almeno 8senatori al Senato.

 

  1. c) Interrogazione

 

L’interrogazione è una domanda scritta rivolta da un Parlamentare al Governo o a un Ministro per avere informazioni o spiegazioni su un argomento e sapere quali provvedimenti si è adottato o intenda adottare.

 

La risposta può essere orale o scritta e può avvenire in Assemblea o Commissione permanente competente per materia.

 

  1. d) Interpellanza

 

L’interpellanza consiste nella domanda scritta rivolta al Governo sui motivi della sua condotta.

 

Dopo le dichiarazioni del Governo l’interpellante può replicare ed alla Camera dei deputati è possibile presentare una mozione per promuovere una discussione sulle risposte ricevute.

 

  1. e) Risoluzione

 

La risoluzione consiste in una proposta di un Parlamentare diretta a manifestare orientamenti o definire indirizzi su specifici argomenti, la quale viene votata da una Commissione o dall’Assemblea.

 

  1. f) Ordine del giorno

 

L’ordine del giorno consiste in istruzioni approvate nel corso dell’esame di un progetto di legge che danno istruzioni al Governo in ordine alla legge in esame.

 

  1. g) Inchieste parlamentari

 

Ciascuna Camera può disporre inchieste su materie di pubblico interesse dirette ad acquisire con indagini ed esami informazioni da riferire all’Assemblea.

 

Le Commissioni d’inchiesta sono composte in proporzione ai gruppi parlamentari ed hanno stessi poteri e stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

 

  1. h) Udienze conoscitive

 

Diversamente dalle inchieste, le udienze conoscitive sono disposte dalle Commissioni permanenti per acquisire elementi ed informazioni dalla pubblica amministrazione, privati e esperti. Sono state introdotte e disciplinate dai regolamenti delle Camere.

 

Non è escluso che a seguito delle informazioni acquisite da una Commissione si proceda con l’istituzione di una Commissione d’inchiesta.

 

  1. i) Messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica

 

La messa in accusa del Presidente della Repubblica è deliberata dal Parlamento in seduta comune su relazione di un Comitato, formato da:

 

  • componenti della Giunta delle elezioni e immunità parlamentari del Senato
  • dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati

 

La delibera è a scrutinio segreto e deve contenere indicazione degli addebiti e prove su cui l’accusa si fonda.

 

Il Parlamento nel porre in stato d’accusa il Presidente, elegge Commissari per sostenere l’accusa, i quali hanno funzioni di pubblico ministero davanti alla Corte Costituzionale

 

  1. l) Dichiarazione dello stato di guerra

 

Art. 78 alle Camere spetta la dichiarazione dello stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari.

 

Non è prevista legge formale per cui può essere deliberato con due atti delle Camere e «dichiarato» con un atto del Presidente della Repubblica cheè un atto dovuto; il Governo controlla la provenienza dell’atto e l’esistenza del suo presupposto. Il controllo del Presidente è a sua volta ab externo.

 

Non è concepibile un rifiuto che porrebbe in crisi lo Stato nei suoi rapporti internazionali.

 

  1. m) Approvazione del bilancio e del rendiconto consuntivo (legge finanziaria)

 

Le Camere approvano ogni anno bilancio e rendiconto consuntivo presentati dal Governo entro il 30settembre.

 

Con la legge di approvazione del bilancio non possono stabilirsi nuovi tributi e nuove spese, per farlo si è introdotta la legge finanziaria, che ha comportato inconvenienti rispetto alla previsione del bilancio, per cui è stato introdotto anche un ulteriore strumento, il documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF), che il Governo presenta al Parlamento entro il 30Giugno ogni anno perché conosca le linee programmatiche della sua politica economica e finanziaria.

 

Il bilancio annuale preventivo è articolato in termini di:

 

 

  • Competenza: vi sono indicate entrate e spese preventivate

 

  • Cassa: vi sono indicate entrate e spese effettivamente riscosse ed erogate

 

La legge prevede anche un bilancio pluriennale che copre un periodo non inferiore a 3anni ed è articolato in termini di competenza.

 

Esso prevede l’andamento di entrate e spese in base alla legislazione in vigore, tenendo conto degli interventi programmati.

 

Il rendiconto consuntivo riassume i risultati della gestione finanziaria in relazione al bilancio annuale, vale a dire entrate effettivamente riscosse e spese effettivamente sostenute.

 

Vi confluiscono i conti predisposti da ciascun Ministro e viene trasmesso dalla Ragioneria generale dello Stato alla Corte dei Conti che procede alla verifica dei risultati relativi a entrate e spese raffrontabili con le previsioni del Bilancio e trasmette il rendiconto al Ministero dell’Economia e delle Finanze che a sua volta lo trasmette al Parlamento.

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Il governo

 

  1. COMPOSIZIONE DEL GOVERNO

 

Il Governo è un organo costituzionale che dà diretta esecuzione alla Costituzione, la quale detta regole riguardo la sua formazione, struttura e funzionamento, mentre la complessiva disciplina è contenuta in articoli della Costituzione, leggi, regolamenti, convenzioni e consuetudini costituzionali.  

 

Tra le attività di governo vanno ricordate:

 

  • quelle legislative: adozione dei Decreti legislativi e Decreti legge
  • quelle normative: adozione dei regolamenti

 

Il Governo è un organo complesso, in quanto costituito fondamentalmente da tre organi:

 

  • il Consiglio dei ministri
  • il Presidente del Consiglio dei ministri
  • i Ministri
  • Altri organi non previsti dalla Cos. ma introdotti es. per consuetudini costituzionali (Sottosegretari)

 

  1. FORMAZIONE DEL GOVERNO

 

La Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di nomina del Presidente del Consiglio e  Ministri, al di là che i precedenti manchino per morte, dimissioni, sospensione o revoca.

 

Per la nomina non devono per forza essere parlamentari, ma devono godere di diritti civili e politici ed essere cittadini italiani; comunque il Presidente della Repubblica deve preferibilmente orientarsi su una personalità del mondo politico che possa ottenere la fiducia alla presentazione del Governo alle Camere.

 

Per questo dopo l’apertura della «crisi» di governo, procede alle cd. Consultazioni: incontri con forze politiche, istituzioni e ogni altra personalità politica che ritenga utile per aver un quadro completo delle posizioni e accordi in vista di una maggioranza che possa votare la fiducia al Governo.

 

Nelle fasi della formazione del Governo, si sono formate consuetudini, es. il Presidente della Repubblica non nomina immediatamente il Presidente del Consiglio, ma conferisce carica di Presidente designato per la formazione del Governo, per dargli l’opportunità di assumere intese e accordi con le forze che lo sosterranno e individuare i Ministri che collaboreranno nel Governo.

 

Questa «riserva» sul Presidente designato è sciolta quando si presenta con lista dei Ministri ed programma di Governo, allora il Presidente della Repubblica lo nomina e su proposta di questo i Ministri.  

 

Dopo la nomina Presidente ed Ministri prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica ed entrano nell’esercizio delle loro funzioni.

 

Il ruolo del Presidente della Repubblica nella formazione del Governo tende a:

 

  • ridursi: con maggioranza parlamentare sicura e designazione delle forze politiche del Parlamento
  • ampliarsi: in assenza di maggioranze sicure e designazione dalle forze politiche del Parlamento.

 

In Italia: prima del cambiamento del sistema elettorale il ruolo del Presidente era fondamentale, per mancanza di maggioranze durevoli; mentre adesso si formano coalizioni già in fase preelettorale che danno luogo a due consistenti «poli», quindi il ruolo del Presidente si è ridotto.

 

  1. «REVOCA» DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

 

Il Presidente della Repubblica o il voto contrario di una Camera su una proposta non hanno potere di «revoca» per Governo, ma se soggetto a sfiducia o se non l’ha ricevuta dopo la formazione, è obbligato a dimettersi secondo l’art. 94 Cost.: «..deve avere la fiducia delle due Camere».

 

In caso di rifiuto di dimissioni, non può non essere riconosciuto al Presidente della Repubblica potere di «revocarlo», che anzi diventa un obbligo correlato con la formazione di un nuovo Governo, in quanto, occorrendo la controfirma del Presidente del Consiglio, essa non può che essere apposta dal nuovo Presidente che all’atto della nomina controfirma anche il decreto di «revoca» del precedente Gabinetto.

 

  1. «REVOCA» DEI MINISTRI

 

In dottrina il Presidente del Consiglio non può revocare di sua iniziativa un Ministro (anche se da un punto di vista giuridico non vi sono ostacoli a questo)

 

La revoca dei Ministri non è legata alla sfiducia parlamentare come per il Presidente del Consiglio; quest’ultimo da un eventuale voto del Parlamento contro un singolo Ministro può proporre al Presidente della Repubblica la sua revoca e sostituzione, ovviamente se il Ministro non intenda dare le proprie dimissioni.

 

Trattandosi di una alterazione dell’omogeneità politica il Governo dovrebbe poi presentarsi alle Camere per ottenere una nuova fiducia in ordine alla nuova composizione.

 

Il contrasto tra il Presidente del Consiglio ed il Ministro è un venir meno dell’accordo di coalizione iniziale con compromissione del rapporto fiduciario, la cui soluzione è data dalle dimissioni del Ministro e un «rimpasto» che può comportare anche le dimissioni del Presidente del Consiglio e la morte del Governo.

 

5.PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

La Costituzione non assicura al Presidente del Consiglio posizione di Capo del Governo e di avere supremazia gerarchica sui Ministri. Compiti:

 

  • dirige la politica generale del Governo
  • è responsabile della politica generale
  • mantiene unità di indirizzo politico ed amministrativo
  • promuove l’attività dei Ministri
  • controfirma gli atti del Presidente della Repubblica

 

I poteri del Presidente sono condizionati dalle pretese dei partiti che compongono la coalizione, infatti la sua l’attività può essere contrastata da iniziative dei Ministri che seguono una politica in certi aspetti autonoma

 

In un Governo di coalizione il «peso» del Presidente può aumentare o diminuire per l’omogeneità delle forze politiche della coalizione e anche se si è cercato di rafforzare la sua posizione attribuendogli compiti, essa è rimasta paritaria con i componenti del Governo.

 

Ciò esclude che possa assumere l’autorità come in altre democrazie parlamentari razionalizzate, come es. Regno Unito, Repubblica federale tedesca o in Spagna.

 

Lo strumento per compattare la maggioranza che lo sostiene e orientarla ad attuare il programma politico è porre la questione di fiducia (su disegni legge, mozioni, ecc.) richiesta dal Presidente o Ministro delegato e previo assenso del Consiglio.

 

Il Presidente si avvale di una complessa struttura, il Segretariato Generale del Presidente del Consiglio dei ministri, nominato con Decreto del Presidente del Consiglio tra estranei alla pubblica amministrazione:

 

  • magistrati delle giurisdizioni superiori, ordinarie e amministrative,
  • avvocati dello Stato,
  • dirigenti generali dello Stato ed equiparati,
  • professori universitari di ruolo

 

  1. RESPONSABILITÀ DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

 

La responsabilità del Presidente è politica, civile, penale, amministrativa (come per ogni Ministro)

 

Può essere chiamato a risarcire danni causati a terzi ed alla Pubblica Amministrazione e condannato per reati commessi nell’esercizio delle sue funzioni (viene sottoposto al giudizio della giurisdizione penale ordinaria)

 

Per reati comuni si applicano disposizioni valide per ogni altro soggetto.

 

Nel caso di procedimento penale è previsto:

 

  • se è parlamentare: che venga concessa autorizzazione a procedere dalla Camera d’appartenenza
  • se non è parlamentare: autorizzazione data dal Senato

 

  1. I MINISTRI

 

I Ministri sono componenti del Consiglio dei Ministri ed organi costituzionali.

 

Non sono legati allo Stato da un rapporto di pubblico impiego, ma sono funzionari onorari; compiti:

 

  • esercitano funzioni d’indirizzo e coordinamento delle Amministrazioni che da essi dipendono

 

  • possono essergli conferiti poteri speciali per un tempo determinato

 

  • un Ministro, ove non lo assuma il Presidente, può assumere incarico di reggere un Dicastero con decreto del Presidente della Repubblica

 

  • ad uno o più Ministri possono essere attribuite funzioni di Vicepresidente del Consiglio dei ministri

 

I Ministri sono responsabili:

 

politicamente e individualmente per atti compiuti nell’ambito delle rispettive competenze

 

collegialmente per atti del Consiglio dei ministri

 

altre responsabilità giuridica:

 

  • civile: per ogni funzionario dello Stato e si può far valere dinanzi alla giurisdizione civile

 

  • amministrativa: in caso di danni all’erario, vien fatta valere dinanzi alla Corte dei Conti

 

  • penale:  differisce a seconda che si tratti di:
    • reati ministeriali: reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni. Per procedere occorre autorizzazione della Camera d’appartenenza (se non parlamentari del Senato).
    • reati comuni: responsabilità comune a quella di ogni altra persona. Nel caso che il Ministro sia un parlamentare valgono le prerogative previste per i parlamentari.

 

Tra i Ministri vi sono quelli cd. Ministri senza portafoglio: non hanno la direzione di un Dicastero e si avvalgono di strutture proprie della Presidenza del Consiglio, svolgono funzioni delegate dal Presidente del Consiglio e possono anche essere nominati Vicepresidenti.

 

I dicasteri ministeriali rispondono:

 

  • a livello centrale a due modelli:
    • quello dei Dipartimenti
    • quello delle Direzioni generali

 

  • a livello periferico: sono articolati in base a strutture che fanno capo a uffici territoriali del Governo con preposti i Prefetti, che hanno sede e competenza nelle Province. Particolare struttura periferica è in ambito comunale il Sindaco, che assume la veste di Ufficiale del Governo.

 

I Ministeri vigilano su Agenzie pubbliche che svolgono funzioni amministrative tecniche, come l’Agenzia del territorio, delle entrate, delle dogane, ecc.

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Attualmente i Ministeri sono:

 

  • Il ministero degli Affari Esteri,
  • Il ministero dell’Interno,
  • Il ministero della Giustizia,
  • Il ministero della Difesa,
  • Il ministero dell’Economia e delle Finanze,
  • Il ministero delle Attività produttive,
  • Il ministero delle Comunicazioni,
  • Il ministero per le Politiche agricole e forestali,
  • Il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio,
  • Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,
  • Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali,
  • Il ministero della Salute,
  • Il ministero dell’Istruzione,
  • Il ministero dell’Università e della Ricerca,
  • Il ministero per i Beni e le Attività culturali.

 

  1. CONSIGLIO DEI MINISTRI

 

Organo collegiale del Governo, formato da Presidente del Consiglio e Ministri, alle sedute vi sono anche:

 

    • il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (senza voto deliberativo)

 

  • Presidenti delle Regioni a Statuto speciale per materie riguardanti tali Regioni (con voto consultivo)  

 

 

Compiti:

 

  • determina la politica del Governo
  • adotta i cd. atti di alta amministrazione
  • delibera su disegni di legge da presentare alle Camere e questione di legittimità di leggi regionali dinanzi alla Corte costituzionale
  • approva decreti aventi valore e forza di legge
  • propone al Presidente della Repubblica lo scioglimento dei Consigli Regionali

 

  1. CONSIGLIO DI GABINETTO

 

Organo consultivo del Presidente del Consiglio che può essere istituito in seno al Governo per coadiuvare  il Presidente (dare collaborazione a) nello svolgimento delle sue funzioni.

 

È composto da Ministri designati dal Presidente in ragione della loro competenze le cui funzioni non sono deliberative, ma preparatorie dell’attività del Governo.

 

  1. SOTTOSEGRETARI DI STATO

 

I Sottosegretari rappresentano i Ministri in Camere in cui non possono accedere perché non ne fanno parte.

 

Sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio e gli può essere attribuita qualifica di Vice Ministro.

 

Compiti:

 

  • coadiuvare i Ministri
  • svolgere funzioni delegate dal Ministro
  • partecipare alle sedute del Consiglio dei Ministri senza diritto di voto per riferire su questioni della materia delegata, su invito del Presidente del Consiglio d’intesa col Ministro competente.
  • intervenire in rappresentanza del Governo in sedute di Camere e Commissioni parlamentari,
  • partecipare a discussioni,
  • rispondere a interrogazioni ed interpellanze.

 

  1. COMITATI

 

Sono organi collegiali formati da più Ministri e a volte anche da organi esterni al Governo.

 

Svolgono funzioni relative a più dicasteri e si distinguono in:

 

    • Comitati interministeriali

 

  • Comitati di ministri

 

 

I comitati interministeriali

 

Sono istituiti con legge e sono:

 

  • il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha competenza in materia di politica economica ed è composto da:
    • Presidente del Consiglio
    • Ministri di Economia e Finanze, Affari Esteri, Attività produttive, Lavoro e Politiche sociali, Infrastrutture e Trasporti, Politiche agricole e forestali.

 

  • il CICR (Comitato interministeriale per il Credito e il Risparmio) ha competenza in materia di alta vigilanza sul credito e tutela del risparmio ed è composto da:
    • Ministro dell’Economia e delle Finanze (che lo convoca e presiede)
    • Ministri di Infrastrutture e Trasporti, Attività produttive, Politiche agricole e forestali, Politiche comunitarie, e dal Governatore della Banca d’Italia.

 

  • il CIS (Comitato interministeriale per le Informazioni e la Sicurezza) ha funzioni consultive e di proposta per il Presidente del Consiglio in ordine a informazione e sicurezza, è istituto dalla Presidenza del Consiglio ed è composto dai Ministri di Affari Esteri, Interno, Giustizia, Difesa, Attività produttive e Economia e Finanze

 

  • il CIACE (Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei) istituito nel 2005, ha compito di coordinare le linee politiche del Governo rispetto agli atti comunitari e composto da:
    • Presidente del Consiglio,
    • Ministri di Politiche comunitarie, Affari esteri, Affari regionali
    • eventuali altri Ministri e/o rappresentanti delle Regioni interessate.

 

I Comitati dei ministri

 

Sono organi interni al Governo ed hanno funzioni istruttorie dell’attività del Consiglio e dei Ministri interessati. Sono istituiti:

 

  • con delibera del Consiglio dei ministri
  • con Decreto del Presidente del Consiglio

 

  1. COMMISSARI DEL GOVERNO

 

Organi destinati ad assolvere funzioni particolari (permanenti e durature o temporanee)

 

In Italia la Costituzione prevedeva un Commissario del Governo in ogni Regione per occuparsi delle:

 

  • funzioni amministrative statali e regionali,
  • funzioni di controllo sull’attività legislativa regionale

 

Con le modifiche dalla L. Cost. 3/2001 tale figura è abolita ed attualmente si prevede la nomina di Commissari straordinari del Governo per realizzare particolari obiettivi, disposta con Decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio previa deliberazione del Consiglio dei ministri.

 

I parte

Gli organi ausiliari

 

  1. CONSIGLIO NAZIONALE DELL’ECONOMIA E DEL LAVORO (CNEL)

 

Il CNEL è un organo ausiliario previsto dalla Costituzione che gli attribuisce funzioni di:

 

  • l’iniziativa legislativa: organi costituzionale, in quanto dà immediata esecuzione alla Costituzione

 

  • consulenza/collaborazione al Parlamento e possibilità di contribuire all’elaborazione della legislazione economica e sociale: non danno immediata esecuzione alla Costituzione, in quanto è la legge che stabilisce la sua attività.

 

Tale organo avrebbe dovuto essere rilevante per l’attività di governo, relazionando la politica del Parlamento alle categorie produttive del Paese. Ma esse hanno preferito rapporti diretti col Parlamento o attraverso partiti anziché rivolgersi al CNEL (ciò ne ha comportato una scarsa rilevanza).

 

La sua composizione è prevista dalla Cost. in esperti e rappresentanti delle categorie produttive:

 

  • 12 esperti di cui:
    • 8nominati dal Presidente della Repubblica
    • 4proposti dal Presidente del Consiglio

 

  • 99rappresentanti delle categorie produttive nei settori pubblici e privati, designati da organizzazioni sindacali e nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio di cui:
    • 44lavoratori dipendenti
    • 18lavoratori autonomi
    • 37rappresentanti delle imprese

 

  • 10rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato designati dall’Osservatorio nazionale dell’associazionismo e dall’Osservatorio nazionale per il volontariato.

 

Il Presidente è nominato dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio, previa delibera del Consiglio dei ministri. I componenti durano in carica 5anni e possono essere confermati.

 

Le proposte del CNEL vengono trasmesse e utilizzate da Governo, Camere, Regioni Provincie autonome

 

  1. CONSIGLIO DI STATO

 

Il Consiglio di Stato è un organo ausiliario costituzionale che ha funzioni di consulenza giuridico-amministrativa e tutela della giustizia nell’amministrazione; è indipendente di fronte la Governo.

 

Si articola in 7sezioni:

 

  • 4consultive: in cui si trova l’Adunanza Generale del Consiglio di Stato, composta da magistrati in servizio presso il Consiglio

 

  • 3giurisdizionali: in cui si trova l’Adunanza plenaria, composta dal Presidente del Consiglio di Stato e 12magistrati scelti dal Consiglio di presidenza, 4per ogni sezione giurisdizionale

 

I pareri possono essere:

 

  • facoltativi (non vincolanti)

 

  • obbligatori: relativi a atti normativi del Governo, ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica, schemi generali di contratti tipo, accordi e convenzioni predisposti da Ministri.

 

  1. CORTE DEI CONTI

 

Organo ausiliario costituzionale indipendente dal Governo, che ha funzioni di controllo:

 

  • il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo

 

  • il controllo sulla gestione del bilancio dello Stato

 

  • il controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui lo Stato contribuisce

 

La sua funzione è svolta da diverse sezioni centrali e locali.

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II parte

Il Presidente della Repubblica

 

  1. ELEZIONE E DURATA DELLA CARICA DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

L’elezione del Presidente della Repubblica spetta al Parlamento in seduta comune, in presenza di 3delegati per ogni Regione, eletti con attenzione alle minoranze (Val d’Aosta ha 1delegato) (art. 83 Cost.).

 

Non vi è elezione da parte del popolo per evitare accrescimento di poteri e prestigio del Presidente che potrebbe avere pretesa di incidere nella politica del Governo. Per essere eletti occorre:

 

    • cittadinanza italiana ed età di 50 anni

 

  • non possono essere membri e discendenti di Casa Savoia
  • art. 84 Cost: (I comma) occorre godimento dei diritti civili e politici; (II comma) ruolo incompatibile con qualsiasi altra carica

 

 

Art. 85 Cost.

 

(I comma) il Presidente della Repubblica è eletto per 7anni e può essere rieletto più volte.

 

(II comma) 30 giorni prima che scada il mandato, il Presidente della Camera dei deputati convoca in seduta comune Parlamento ed delegati regionali per procedere all’elezione del nuovo Presidente

 

(III comma) se le Camere sono sciolte o manca meno di 3mesi alla loro cessazione, occorre aspettare il rinnovo delle Camere e l’elezione avverrà entro 15giorni dalla riunione delle nuove Camere.

 

Con il giuramento il Presidente della Repubblica giura di:

 

  • essere fedele alla Repubblica
  • osservarne la Costituzione
  • manifesta la volontà di accettare la nomina, l’immissione nelle funzioni non è automatica, ma consegue al giuramento quindi l’eletto può non accettare. Il rifiuto implica la mancata accettazione.

 

  1. CESSAZIONE DALLA CARICA

 

A fine mandato il Presidente diviene, salvo rinunzia, senatore a vita; la rinuncia può essere dichiarata in qualsiasi momento, con valore immediato alla data di fine mandato, senza bisogno di un’accettazione.

 

3.LA SUPPLENZA

 

In caso il Presidente della Repubblica non possa adempiere le sue funzioni il Supplente è il Presidente del Senato (art. 86 Cost.); se è per impedimento permanente, morte o dimissioni il Presidente della Camera dei deputati indice l’elezione del nuovo Presidente entro 15giorni.

 

Il supplente:

 

  • assume le funzioni di Presidente della Repubblica appena è verificato l’impedimento del titolare,

 

  • non è tenuto al giuramento ma deve essere fedele alla Repubblica e osservare la Costituzione

 

  • anche se l’incarico è incompatibile con altre cariche, nel periodo particolare non incorre nell’incompatibilità

 

  • la sua posizione è Presidente del Senato e se per qualsiasi motivo viene meno, cessa anche la carica di supplente.

 

  • si limita ad esercitare temporalmente le funzioni del Presidente, senza subentrargli. I limiti ai poteri del supplente non sono menzionati nella Cost. ma l’incaricato eserciterà funzioni di ordinaria amministrazione e necessarie in caso d’urgenza.

 

Se è il Presidente a denunciare l’impedimento non sorgono questioni, ma si presentano difficoltà se occorra accertare l’impedimento in mancanza di una sua dichiarazione, es. se non è in grado di fare la dichiarazione

 

Saranno Presidente del Senato e Governo organi competenti ad accertare l’impedimento perché:

 

 

  • il Governo: in quanto nessun atto del supplente è valido se non ottiene la controfirma dei Ministri

 

 

  • Presidente del Senato: in quanto è supplente di diritto.  

 

In caso d’impedimento permanente è riconosciuta specifica e concorrente competenza al Presidente della Camera dei deputati, essendo organo abilitato ad indire le elezioni del nuovo Presidente.

 

La parola definitiva spetta poi al Parlamento in seduta comune. (ove sussistessero controversie sull’accertamento può essere chiamata in gioco la Corte Costituzionale).

 

  1. ASSEGNO E DOTAZIONE DEL PRESIDENTE. UFFICIO PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA

 

Per consentire al Presidente della Repubblica l’esercizio delle sue funzioni in autonomia la Cost. gli assicura:

 

 

  • assegno: ha natura corrispettiva ed consiste in una somma di danaro versata al Presidente

 

 

  • dotazione: beni immobili e mobili (patrimonio indisponibile statale) a disposizione del Presidente.

 

  • l’istituzione dell’Ufficio della Presidenza della Repubblica, che ha autonomia organizzativa e contabile con a capo un Segretariato generale nominato dal Presidente.

 

  1. IRRESPONSABILITÀ DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

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Art.90 Cost.

I comma: “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.”

 

II comma: “In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi membri”

 

L’irresponsabilità del Presidente vale in campo politico, penale, civile e amministrativo.

 

  • campo politico l’irresponsabilità impedisce:
    • di chiamarlo a rispondere del suo operato: non essendo prevista responsabilità politica cui sia connessa una sanzione, es. rimozione dalla carica
    • dibattiti e voti parlamentari sull’esercizio del Presidente, ma non di esprimere opinioni sul suo operato, riconducibili al potere/libertà di critica  libertà di manifestazione del pensiero)

 

  • campo penale l’irresponsabilità:
    • impedisce di chiamarlo a rispondere di reati diversi dall’alto tradimento e attentato alla Costituzione commessi nell’esercizio delle sue funzioni.
    • non va intesa come «improcedibilità» (potrebbe essere chiamato a rispondere dopo la scadenza del mandato) bensì come non imputabilità.

 

  • campo civile ed amministrativo l’irresponsabilità impedisce di chiamarlo a rispondere di illeciti civili ed amministrativi

 

Nulla dispone la Costituzione in merito a:

 

  • responsabilità per fatti commessi prima dell’assunzione della carica
  • attività estranee alle funzioni esercitate
  • sospensione dell’azione intrapresa e da intraprendere in sede giudiziaria.

 

Nel silenzio della Costituzione deve ritenersi che la responsabilità è piena e debbano farsi valere norme di diritto comune. In tal senso si è espressa la Corte costituzionale.

 

  1. RESPONSABILITÀ PER ALTO TRADIMENTO E ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE

 

Il Parlamento: in seduta comune mette in stato di accusa il Presidente. Richiesta maggioranza assoluta.

 

La Corte Costituzionale: in composizione allargata (giudici ordinari + 16giudici aggregati) giudica le accuse promosse contro il Presidente della Repubblica di responsabilità penale per fattispecie non relative al diritto penale comune ma costituenti uno speciale giudizio, detto «giustizia politica».

 

Alto tradimento: qualunque comportamento del Presidente in collusione con potenze straniere finalizzata a pregiudicare gli interessi nazionali e sovvertire lo Stato, compromettendone la sovranità.

 

Attentato alla Costituzione: ogni comportamento del Presidente diretto a mutare la Costituzione o la forma del Governo, con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato (nella prassi la pena è la reclusione non inferiore a 12 anni)

 

La Costituzione non riporta riferimenti in merito a:

 

  • la determinazione dei reati: lasciata indeterminata per difficoltà di prevedere quali fatti ed atti del Presidente concretano alto tradimento o attentato alla Costituzione. (compito di Parlamento e Corte Costituzionale stabilire quali atti e comportamenti del Presidente sono tenuti con consapevolezza di arrecare danno alla Costituzione). In generale possono essere crimini: abusi e omissioni dei propri doveri, quindi non ogni violazione è crimine ma violazioni gravi della Cost. e delle leggi.

 

  • le pene per reati di alto tradimento o attentato alla Costituzione: non essendo possibile ricavare le fattispecie penali, conseguentemente le relative pene. È affidato all’organo giudicante determinare la pena es. la Corte Costituzionale può disporre la sospensione dalla carica del Presidente

 

  1. LA CONTROFIRMA DEGLI ATTI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Come sancito dall’art. 89 Cost.: Ogni atto del Presidente della Repubblica per essere valido, deve essere controfirmato dai Ministri che ne assumono piena responsabilità da un punto di vista penale, civile, politico ed amministrativo; la controfirma è requisito di validità dell’atto.

 

Il Presidente è responsabile per atti che evidenzino attentato alla Cost. o alto tradimento.

 

Questo spiega i controlli reciproci tra:

 

 

  • Governo: può rifiutare la controfirma quando l’atto del Presidente concreti una fattispecie penale, o costituisca attentato alla Costituzione (o alto tradimento).

 

 

  • Presidente: può rifiutare la firma per atti ad iniziativa governativa quando concretino reati.

 

La controfirma ha valore diverso se gli atti del Presidente sono preceduti da proposta governativa:

 

  • Per atti che il Presidente adotta senza margini di discrezionalità: la controfirma ha valore di controllo e la responsabilità politica per il controfirmante riguarda un atto non posto in essere dal Presidente ma da altro organo o soggetto. Quindi la responsabilità del controfirmante è ridotta rispetto a quella dell’organo o soggetto che ha posto in essere l’atto

 

  • Per atti che il Presidente adotta determinandone direttamente il contenuto o contribuendo a formarlo: la controfirma ha valore di controllo e la responsabilità politica per il controfirmante riguarda un atto posto in essere dal Presidente, quindi la controfirma ha valore sostanziale.

 

La controfirma dà luogo ad un atto complesso, fattispecie in cui confluiscono due o più atti, espressione di più volontà e più poteri.

 

Gli atti possono essere omogenei, o espressione di diverse funzioni.

 

La controfirma degli atti del Presidente della Repubblica si riferisce a quelli che sono espressione delle sue funzioni (adottati nell’esercizio dei poteri), non atti diversi da questi diversi o atti personali del Presidente. es. sono esclusi il giuramento, le manifestazioni di opinioni, le dimissioni.

 

Sono controfirmate le dichiarazioni del Presidente d’impedimento temporaneo, anche se in dottrina non si vede ragione per cui l’impedimento dovrebbe essere responsabilità politica del Governo.

 

La controfirma va esclusa per atti ai quali il Presidente della Repubblica partecipa quale componente di un organo collegiale, es. adottati da Consiglio supremo di difesa o Consiglio superiore della magistratura.

 

  1. PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: CAPO DELLO STATO E GARANTE DELLA COSTITUZIONE

 

Secondo l’art. 87 il Presidente della Repubblica è:

 

 

  • Capo dello Stato: impersona unità, stabilità e continuità dello Stato

 

 

  1. rappresenta l’unità nazionale: personifica la Comunità nazionale e ne tutela gli interessi

 

  1. garante e custode dell’assetto costituzionale: ha posizione super partes rispetto alle forze politiche ed è indipendente dal rapporto parlamentare che si instaura tra maggioranza e opposizione.

 

Gli atti del Presidente possono essere:

 

  1. discrezionali o vincolati
  2. facoltativi o obbligatori
  3. atti che necessitano di una richiesta governativa o atti per i quali non è prevista una formale proposta governativa, ma ad iniziativa diretta del Presidente

 

Attività esercitate dal Presidente

(oltre a quelle esaminate con riferimento all’attività degli altri organi)

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  1. EMANAZIONE DEI DECRETI AVENTI VALORE DI LEGGE

 

Emanazione: atto che consente l’efficacia giuridica all’atto legislativo; con essa il Presidente non partecipa all’esercizio legislativo, ma manifesta la volontà dello Stato espressa dall’organo deliberativo.

 

Il Governo si assume la responsabilità degli atti emanati dal Presidente della Repubblica perciò la loro emanazione è un potere-dovere.

 

Il Presidente può intervenire se ritenga compromesso l’interesse nazionale o violata la Cost. (dovrà tenere conto di ragioni d’urgenza e dovrà motivare la sua richiesta di riesame)

 

Se il Governo insiste nella sua posizione il Presidente è obbligato ad emanare l’atto, altrimenti compromette l’equilibrio dei poteri costituzionali e la sua omissione può diventare attentato alla Costituzione.

 

Ove il Presidente ritenga di dover comunque manifestare il suo dissenso rispetto all’operato del Governo, la Costituzione offre possibilità di inviare messaggi alle Camere.

 

Può rifiutare l’emanazione solo quando l’atto configuri:

 

  1. attentato alla Costituzione, compromettendo l’assetto istituzionale e l’equilibrio dei poteri
  2. alto tradimento

 

  1. EMANAZIONE DEI REGOLAMENTI

 

Le considerazioni precedenti possono valere anche per l’emanazione delle fonti normative secondarie, anche se i regolamenti hanno numerosi controlli preventivi per cui difficilmente può configurarsi una  posizione conflittuale tra Presidente e Governo.

 

  1. AUTORIZZAZIONE alla presentazione alle camere di DISEGNI LEGGE di iniziativa del governo

 

Potere-dovere per il controllo sul Governo che è uno dei titolari del potere d’iniziativa legislativa, il rifiuto dell’autorizzazione sarebbe la negazione dell’esercizio del potere di iniziativa.

 

Il Presidente può richiedere un riesame del disegno di legge, motivando la richiesta con ragioni di legittimità o merito; di fronte all’insistenza del Governo non può bloccarne l’iniziativa e solo in caso che nel disegno di legge si trovi una delle fattispecie penali dell’art. 90 Cost. può rifiutare l’autorizzazione, investendo il Parlamento nei confronti del quale il Governo è responsabile.

 

  1. NOMINA DEI FUNZIONARI DELLO STATO

 

Legge stabilisce i casi in cui va adottata la nomina dei funzionari di Stato con Decreto presidenziale.

 

La nomina costituisce un potere-dovere, in quanto il Presidente ha obbligo di nominare i funzionari.

 

  1. MESSAGGI

 

Il Presidente ha potere di inviare messaggi alle Camere: forma di collegamento istituzionale tra i 2organi che si spiega con la posizione del Presidente di garante dell’ordine costituzionale e rappresentante dell’unità nazionale, che col messaggio si rivolge all’altro organo, direttamente rappresentativo della Nazione.

 

  1. COMANDO DELLE FORZE ARMATE

 

La Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il comando delle forze armate in considerazione della sua posizione di Capo dello Stato (analogia allo Statuto Albertino che lo attribuiva al Re)in modo da sottrarne il comando al potere militare e ponendole al servizio della Nazione.

 

Comando non è in senso operativo, che implicherebbe scelte d’indirizzo politico che spettano al Governo.

È il Presidente che nomina i più alti gradi militari.

 

  1. RATIFICA (approvazione) DEI TRATTATI INTERNAZIONALI

 

Il Presidente con la ratifica manifesta la volontà dello Stato nei confronti dell’ordinamento internazionale, data la sua posizione di rappresentante della Repubblica italiana nelle relazioni internazionali.

 

È un potere-dovere al quale il Presidente non può sottrarsi, in quanto la politica internazionale spetta a Governo e Parlamento, mentre l’atto del Presidente è conclusivo del procedimento e serve a dare forma solenne e rendere efficace il trattato nell’ordinamento internazionale.

 

Il Presidente esercita un controllo sul procedimento ma ove non sussistano ragioni di legittimità non può rifiutare la ratifica, a meno che non ravvisi un possibile attentato alla Costituzione o alto tradimento.

 

  1. ACCREDITAMENTO E RICEVIMENTO DEI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI

 

Anche questo è un potere-dovere del Presidente in quanto Capo dello Stato, che consiste nell’atto conclusivo del procedimento posto in essere del Governo per esternare e rendere efficace la volontà dello Stato.

 

  1. CONFERIMENTO DI ONORIFICENZE DELLA REPUBBLICA

 

È un potere che presuppone la previa disciplina legislativa delle onorificenze per stabilire quali sono, per prefissare criteri del conferimento e il procedimento da seguire. Il potere di scelta è attribuito dalla legge al Governo ed il Presidente emette il decreto di conferimento effettuando un controllo di legittimità

 

  1. CONCESSIONE DI GRAZIA E COMMUTAZIONE DI PENE

 

La Concessione di grazia e la commutazione di pene presuppongono una disciplina per:

 

  • delineazione dell’istituto
  • determinazione di casi in cui tali atti possono essere adottati
  • il procedimento da seguire

 

La legge disciplina il procedimento per la concessione della grazia stabilendo che:

 

  • deve arrivare come proposta del Ministro della Giustizia.
  • dev’essere istruito il procedimento
  • la proposta è presentata al Presidente della Repubblica
  • il Presidente ha facoltà di adottare il provvedimento o meno in quanto la Costituzione configura il potere come discrezionale e non come obbligo.

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  1. INDIZIONE DEI REFERENDUM POPOLARI

 

Ai sensi della Cost. non possono riconoscersi al Presidente limiti nell’indizione dei referendum, anzi egli ha l’obbligo di indirli dovendo garantire che abbiano luogo.

 

In caso di avvenuta abrogazione di atti legislativi con referendum, esiste il potere del Presidente di ritardare l’effetto abrogativo per periodo non >60gg dalla pubblicazione del decreto dichiarativo del risultato

 

  1. NOMINA DEI GIUDICI COSTITUZIONALI

 

Al Presidente spetta la nomina di 5giudici della Corte Costituzionale (art. 135 Cost.).

 

È un atto tipicamente presidenziale, sottoposto ad un controllo di:

 

  • Presidente del Consiglio all’atto della controfirma su provenienza dell’atto ed presupposti
  • Corte Costituzionale accertare l’esistenza dei requisiti soggettivi di ammissione.

 

  1. SCIOGLIMENTO DEI CONSIGLI REGIONALI

 

La Costituzione prevede che il Presidente della Repubblica possa sciogliere con decreto motivato il Consiglio regionale e rimuovere il Presidente della Giunta regionale, che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione, gravi violazioni di legge o nel caso sussistano ragioni di sicurezza nazionale

 

L’iniziativa dello scioglimento spetta al Presidente del Consiglio, previa delibera del Consiglio dei ministri

Si tratta di un potere-dovere del Presidente, il quale esercita un controllo di legittimità.

 

  1. ESTERNAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

A differenza dei messaggi formali alle Camere, non costituiscono atti tipici, ma sono dichiarazioni e discorsi tenuti in varie occasioni, come interviste stampa, commemorazioni, ecc orali o scritti, le più volte pubblicati attraverso i media.

 

Non corrispondono ad una specifica funzione e non necessitano di controfirma.

 

Queste esternazioni trovano limite nella posizione del Presidente, che non partecipa alla determinazione dell’indirizzo politico ed è organo super partes rispetto alle parti politiche.

 

  1. AMNISTIA E INDULTO

 

Al Presidente della Repubblica è stato sottratto il potere di concedere amnistia e indulto. Si trattava di un potere parzialmente discrezionale, avendo la norma fatto riferimento alla «delegazione» delle Camere.

 

  1. PARTECIPAZIONE AD ALTRI ORGANI

 

Accanto ai poteri propri del Presidente vi sono funzioni che esercita quale membro di altri organi:

 

-Presiede il Consiglio superiore della magistratura: che può anche sciogliere con decreto presidenziale, sentiti parere dei Presidenti delle Camere e del Comitato di Presidenza del Consiglio

 

-Presiede il Consiglio supremo di Difesa: coerente con la carica di Comandante delle Forze armate, esso:

Non è organo costituzionale (le funzioni non danno esecuzione della Cost. ma definite dalla legge)

 

È un organo consultivo e di coordinamento.

Esamina problemi generali, politici e tecnici, attinenti alla difesa nazionale

 

Determina criteri e fissa direttive per l’attività della difesa

Si riunisce 2volte l’anno.

 

E’ composto da:

  • Presidente della Repubblica,
  • Presidente del Consiglio dei ministri con funzioni di Vice-presidente,
  • Ministri di Affari esteri, Interno, Difesa, Economia e delle Finanze, Attività produttive
  • Capo di Stato Maggiore della difesa
  • altri titolari di organi ed esperti possono essere convocati dal Presidente della Repubblica
  • Segretario del Consiglio che partecipa alle sedute ed ha funzioni istruttorie e di coordinamento.

 

  1. FUNZIONI AMMINISTRATIVE

 

Oltre le funzioni attribuite dalla Costituzione, il Presidente della Repubblica ne esercita altre, conferite dalla legislazione ordinaria (corrispondono grosso modo a quelle che erano attribuite al Re)

 

Da nessuna norma può ricavarsi che la Costituzione escluda che il Presidente possa esercitare altri poteri.

 

Il problema è piuttosto nella compatibilità dei poteri con la posizione del Presidente della Repubblica.

 

Tra le funzioni del Presidente della Repubblica sono importanti:

 

  • le nomine, tra cui quella del Presidente e del Segretario generale del CNEL,
  • la decisione sui ricorsi straordinari
  • lo scioglimento dei Consigli comunali e provinciali
  • la concessione della cittadinanza italiana, quella del titolo di Città ai Comuni,
  • l’annullamento straordinario degli atti amministrativi illegittimi.

 

  1. RICORSI PER CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE

 

Per tutela delle sue competenze il Presidente della Repubblica può sollevare dinanzi alla Corte costituzionale conflitto di attribuzione contro altri poteri ed essere destinatario di conflitti sollevati da altri organi.

 

Sono state prospettate come ipotesi di conflitto:

 

  • quella col Senato: in ordine alla valutazione dei titoli occorrenti per la nomina dei senatori a vita
  • quella con il Governo: in ordine alla controfirma di atti del Presidente,
  • quella con Ministri: in ordine alla loro eventuale revoca e sostituzione,
  • quella con il Ministro della giustizia: in ordine al potere di grazia.

 

  1. LA POSIZIONE COSTITUZIONALE E RUOLO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

La posizione del Presidente della Repubblica nell’ordinamento costituzionale italiano si spiega con la forma di governo parlamentare accolta dalla Costituzione.

 

La politica generale è attribuita al Governo e diretta dal Presidente del Consiglio. Ciò esclude che il Presidente della Repubblica sia considerato Capo dell’esecutivo, ne gli si può riconoscere un ruolo in caso di crisi di Stato in quanto la Costituzione individua il ruolo direttivo nel Governo in casi di necessità o guerra.

 

Ciò non vuol dire che al Presidente della Repubblica sia riconosciuta posizione meramente rappresentativa e simbolica e che sia privo di poteri politici quando è invece dotato di poteri significativi:

 

  • per la vita di istituzioni fondamentali dello Stato,
  • per l’esternazione dell’attività di tali organi ed il controllo sugli stessi,
  • per l’attività normativa e amministrativa,
  • per l’esternazione della volontà dello Stato nei confronti degli altri Stati.

 

Nella formazione di atti giuridici su di un atto posto in essere da un organo, intervengono altri organi.

 

Alla loro volontà, segue quella del Presidente della Repubblica, che si manifesta con l’esternazione, detto promulgazione o emanazione.

 

Si è riconosciuta al Presidente una posizione prevalentemente di controllo e stimolo, in una visione

garantistica che si traduce in un reciproco condizionamento.

 

Quando invece pone in essere atti presidenziali

esercita funzioni che si collocano nell’ambito del potere esecutivo costituzionale.

 

La sottrazione del Presidente alla responsabilità politica e l’obbligo della controfirma sono stabiliti in funzione della sua posizione di garante dell’assetto costituzionale che ne condiziona e limita i poteri, ma rappresenta anche limite/controllo ai poteri degli organi.

 

Il Presidente non solo non dovrà «attentare» alla Costituzione, ma dovrà impedire che altri vi «attentino»

 

La corte costituzionale

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  1. LA GIUSTIZIA COSTITUZIONALE

 

L’osservanza della Costituzione è garantita da reciproci controlli tra organi costituzionali sulle rispettive attività, ma in via giurisdizionale è garantita dal sistema della giustizia costituzionale con al centro la Corte costituzionale.

 

Non sempre è stato però previsto un apposito organo di giustizia costituzionale.

 

Negli ordinamenti il potere è affidato ad un apposito organo di giustizia costituzionale, il quale può agire:

 

  • in via preventiva (prima della entrata in vigore delle leggi)
  • in via successiva
  • in via diretta, consentendo l’accesso diretto al giudice costituzionale
  • in via indiretta, con filtro, come nell’ordinamento italiano col giudizio in via incidentale.

 

La Costituzione prevede la competenza della Corte costituzionale a giudicare su:

 

  • controversie relative alla legittimità costituzionale di leggi e atti di Stato e Regioni
  • conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, tra Stato e Regioni, tra le Regioni;
  • accuse promosse contro il Presidente della Repubblica.
  • ammissibilità delle richieste di referendum abrogativo.

 

  1. COMPOSIZIONE DELLA CORTE COSTITUZIONALE

 

La Corte costituzionale è un organo:

 

 

  • costituzionale in quanto dà diretta ed immediata esecuzione alla Costituzione

 

  • giurisdizionale: in quanto le sue funzioni sono dirette a risolvere controversie in via definitiva.

 

La posizione della Corte è di organo super partes e indipendente da ogni altro potere, è quindi prevista una composizione eterogenea, sono eletti:

 

  • 5 da magistrature superiori (3 da Corte di Cassazione, 1 da Consiglio di Stato, 1 da Corte dei Conti)
  • 5 dal Parlamento in seduta comune
  • 5 dal Presidente della Repubblica

 

La scelta deve avvenire tra:

 

  • i magistrati delle giurisdizioni superiori,
  • i professori ordinari di università in materie giuridiche,
  • gli avvocati con esercizio professionale da almeno 20anni

 

I giudici durano in carica 9 anni e non sono rieleggibili.

 

Nel loro interno i giudici eleggono il Presidente che dura in carica 3anni, ma può essere rieletto.

 

Nei giudizi di accusa contro il Presidente della Repubblica la Corte è integrata da 16 giudici tratti a sorte da un elenco di 45 cittadini (eleggibili a senatore) eletti dal Parlamento in seduta comune ogni 9anni con le stesse modalità con cui vengono eletti i giudici costituzionali ordinari.

 

I giudici costituzionali ordinari hanno un particolare status, la loro carica è incompatibile con:

 

  • quella di membro del Parlamento,
  • presenza in un Consiglio regionale,
  • la professione di avvocato
  • qualsiasi ufficio, impiego pubblico o privato.
  • funzioni di amministratore o sindaco in società commerciali con fine di lucro
  • attività politica in partiti politici

 

Essi godono di prerogative:

 

  • Non possono essere sindacati per le opinioni espresse, né per i voti nell’esercizio delle loro funzioni.
  • Hanno la stessa immunità prevista per i membri del Parlamento

 

  • La loro rimozione o sospensione può avvenire a seguito di deliberazioni della Corte a maggioranza di 2/3 dei componenti o decadono ove non esercitino le loro funzioni per 6mesi

 

  1. IL SINDACATO DI LEGITTIMITÀ SU LEGGI E ATTI AVENTI FORZA DI LEGGE

 

La Costituzione ha attribuito alla Corte costituzionale il potere di sindacare la legittimità degli atti legislativi dello Stato e delle Regioni in via incidentale e in via principale.

Il giudizio non è preventivo, ma successivo all’entrata in vigore degli atti legislativi.

 

Il sindacato si esercita su:

 

  • leggi formali,
  • leggi costituzionali,
  • leggi ordinarie,
  • leggi regionali
  • leggi provinciali
  • atti aventi forza di legge

 

  1. GIUDIZIO IN VIA INCIDENTALE

 

Nel giudizio in via incidentale la questione di legittimità costituzionale deve svolgersi dinanzi ad un giudice sia ordinario che speciale, e deve essere sollevata nel corso di un giudizio. Affinché si abbia un giudice e un giudizio a quo la corte costituzionale richiede due requisiti:

 

 

  • oggettivo: relativo all’esistenza di un giudizio davanti ad un’autorità giudiziaria

 

 

  • soggettivo: relativo all’esistenza di un giudice interno all’organizzazione giudiziaria

 

La questione può essere sollevata:

 

  • dalle parti del giudizio
  • dal pubblico ministero
  • dal giudice che deve valutare se la questione è rilevante e se non è manifestamente infondata:

 

    • giudizio sulla rilevanza: comporta che il giudice deve verificare se il giudizio può essere definito indipendentemente dalla risoluzione della questione di legittimità della norma
    • giudizio sulla non manifesta infondatezza: comporta che il giudice deve escludere la possibilità di sollevare la questione quando sia manifestamente infondata e sollevarla non solo quando gli appaia manifestamente fondata, ma anche quando vi siano dei dubbi sulla sua fondatezza.

 

Il giudice può:

 

 

  • respingere la questione dichiarandola irrilevante o manifestamente infondata

 

  • accogliere l’eccezione di incostituzionalità (sospende il giudizio in corso e dispone la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale)

 

L’ordinanza va motivata in ordine:

 

  • alla rilevanza della questione
  • alla non manifesta infondatezza

 

L’ordinanza va notificata al Presidente del Consiglio dei Ministri o al Presidente della Giunta regionale e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.

 

Entro 20 giorni dalla notifica le parti del processo possono costituirsi nel giudizio dinanzi alla corte costituzionale.  

 

La corte sentiti gli imputati si riunisce in camera di consiglio per decidere, essa è vincolata alla questione nei termini in cui è stata definita dal giudice remittente (cd. giudice a quo).

 

Le decisioni possono essere:

 

  • ordinanze assunte quando:
    • la Corte decide in via interlocutoria;
    • rimette gli atti al giudice a quo;
    • dichiara l’inammissibilità della questione e manifesta infondatezza.

 

  • sentenze assunte nei casi di:
    • accoglimento: la corte dichiara illegittima la norma legislativa impugnata, la quale cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza.
    • rigetto della questione: la corte dichiara l’infondatezza della questione così come proposta

 

La Corte perviene alla dichiarazione d’illegittimità o infondatezza secondo sentenze cd. Interpretative in cui può dichiarare:

 

  • l’infondatezza della questione discostandosi dall’interpretazione data dal giudice, accogliendo una interpretazione non confliggente con la Costituzione (sentenza interpretativa di rigetto)

 

  • l’illegittimità della norma, ove interpretata in un certo modo, salvando altra interpretazione non confliggente con la Costituzione (sentenza interpretativa di accoglimento).

 

Tra queste ultime vi sono:

 

  • quelle additive: con cui la Corte, nel dichiarare l’illegittimità della norma così come formulata dal legislatore, aggiunge una parte mancante in modo da renderla conforme alla costituzione;

 

  • quelle sostitutive: con cui la Corte sostituisce una parte della disposizione normativa con un’altra;

 

  • quelle di indirizzo: con cui la Corte indica a legislatore e giudice il principio al quale dovrà uniformarsi la norma in fase di attuazione dal legislatore o di applicazione dal giudice.

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  1. IL GIUDIZIO IN VIA DIRETTA

 

Per quanto riguarda il giudizio in via diretta il Governo può proporre la questione di legittimità costituzionale nei confronti degli statuti regionali che non vengono ritenuti in armonia con la Costituzione entro:

 

  • 30 giorni dalla loro pubblicazione
  • entro 60giorni nei confronti di leggi regionali

 

Il controllo non è più preventivo ma successivo.

Nei confronti delle leggi e degli atti aventi valore di legge dello Stato o della legge di un’altra Regione la questione può essere proposta da una Regione che veda lesa la sua sfera di competenza legislativa entro 60giorni dalla pubblicazione della legge o atto avente valore di legge.

Il ricorso proposto da:

 

  • Governo: deve essere deliberato dal Consiglio dei ministri e presentato dal Presidente del Consiglio
  • Regioni: è deliberato dalla Giunta regionale e presentato dal Presidente della Giunta regionale

 

  1. I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE TRA I POTERI DELLO STATO

 

La genericità della disposizione contenuta nella Cost. ha reso difficile individuare i conflitti suscettibili a essere sottoposti alla giurisdizione della Corte costituzionale.

 

L’espressione «poteri dello Stato» ha indotto a ritenere come conflitti quelli sorgenti tra i 3 poteri dello Stato.

 

La legge 87/1953 ha specificato che: «Il conflitto tra poteri dello Stato è risolto dalla Corte costituzionale se insorge tra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà dei poteri cui appartengono e per la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari poteri da norme costituzionali».

Sono esclusi conflitti:

 

  • che sorgono all’interno di un potere
  • di carattere politico
  • tra le giurisdizioni esistenti

 

Sono stati riconosciuti come possibili soggetti di conflitti:

 

  • il Parlamento,
  • le Camere,
  • le Commissioni parlamentari di inchiesta,
  • il Presidente della Repubblica,
  • il Governo,
  • il Consiglio dei ministri
  • i Ministri con riferimento alle rispettive responsabilità
  • il Ministro della Giustizia
  • la Corte costituzionale,
  • il Consiglio Superiore della magistratura,
  • la Corte dei conti,
  • i singoli giudici,
  • i Comitati promotori di referendum.

 

Il conflitto sorge quando:

 

  • 2 organi rivendicano la competenza
  • un organo non esercita la competenza attribuitagli ritenendo che appartenga ad altri
  • un organo non esercitandola paralizza l’attività di altro organo

La Corte risolve il conflitto:

 

  • decide l’ammissibilità del ricorso (se è motivato) la cui risoluzione rientri nella propria competenza.
  • dispone la notifica agli organi interessati
  • risolve il conflitto dichiarando il potere al quale spettano le attribuzioni in contestazione
  • annulla eventuali atti emanati dall’organo incompetente

 

  1. I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE TRA STATO E REGIONI E TRA REGIONI

 

Tali conflitti riguardano le sfere di competenza quando quando lese da un atto dello Stato o della Regione.

 

Idonei a far sorgere un conflitto sono:

 

  • atti normativi (regolamenti)
  • atti amministrativi
  • atti giurisdizionali

 

Oggetto del conflitto è la competenza che viene da altro soggetto invasa o menomata.

 

Per sollevare il conflitto occorre che vi sia una lesione concreta della competenza.

 

Il conflitto è proposto con ricorso entro 60giorni dalla notifica, pubblicazione o avvenuta conoscenza dell’atto impugnato.

 

Sono stati riconosciuti come possibili soggetti di conflitti:

  • il Presidente del Consiglio dei Ministri (o un Ministro da lui delegato)
  • il Presidente della Giunta regionale su delibera della stessa.

 

Il ricorso deve indicare:

 

  • come sorge il conflitto
  • l’atto dal quale è invasa la sfera di competenza
  • le disposizioni costituzionali che si assumono violate  

 

La Corte costituzionale risolve il conflitto:

 

  • dichiarando a quale soggetto spetta o non spetta la competenza
  • annulla l’atto impugnato
  • per gravi ragioni la corte può con ordinanza motivata sospendere l’esecuzione degli atti che hanno dato luogo al conflitto.

 

  1. IL GIUDIZIO SULLE ACCUSE CONTRO IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

La Corte costituzionale ha il potere di giudicare il Presidente della Repubblica qualora venga messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune per reati di alto tradimento o attentato alla Costituzione. In tale ipotesi la Corte è integrata dai 16giudici aggregati.

 

La Corte può:

 

  • disporre la sospensione del Presidente dalla carica ed adottare i provvedimenti che ritiene opportuni.
  • disporre atti di indagine e l’interrogatorio dell’imputato.

 

La funzione di pubblico ministero è esercitata davanti alla Corte dai Commissari eletti dal Parlamento e chiusa la fase istruttoria si procede al dibattimento.

 

Il Collegio giudicante deve essere composto da almeno 21giudici dei quali devono essere in maggioranza quelli aggregati.

 

Chiuso il dibattimento la Corte si riunisce in Camera di Consiglio e procede a discussione e votazione per ogni capo d’imputazione sulle questioni di fatto e di diritto e se la Corte pronuncia sentenza di condanna:

 

  • determina le sanzioni penali nei limiti del massimo della pena previsto dalle leggi vigenti
  • le sanzioni costituzionali, amministrative e civili adeguate al fatto

 

  1. IL GIUDIZIO SULL’AMMISSIBILITÀ DELLE RICHIESTE DI REFERENDUM ABROGATIVO

 

Tale competenza è attribuita alla Corte costituzionale.

Il Presidente della Corte costituzionale, ricevuta dall’ufficio centrale della Cassazione comunicazione dell’ordinanza che dichiara la legittimità di una o più richieste di referendum, fissa il giorno della deliberazione in camera di consiglio non oltre il 20 gennaio e nomina il giudice relatore.

 

Sono ammessi per la discussione i promotori del referendum e il Governo.

 

Se la Corte decide per l’ammissibilità del referendum, il Presidente della Repubblica, su delibera del Consiglio dei ministri, lo indice, fissando la data in una domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno.

 

La Corte deve giudicare «se le richieste di referendum abrogativo presentato a norma dell’art. 75 Cost. siano ammissibili ai sensi del comma secondo dell’articolo stesso»:

 

II comma, testualmente: «Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie, di bilancio, di amnistia, di indulto, di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali».

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STATO COMUNITÀ: LE AUTONOMI

La ripartizione delle funzioni tra lo stato e gli enti territoriali

 

  1. L’AVVENTO DELLE REGIONI IN ITALIA

 

La Costituzione ha configurato lo Stato italiano come Stato unitario ad autonomia regionale e locale e con strutture decentrate, abbandonando la configurazione di Stato centralista prevista nello Statuto albertino, che dava scarso rilievo ad autonomie e decentramento.

 

Fondamentale è il principio dell’art. 5 Cost., che ha portato all’assetto territoriale attuale, secondo il quale:

 

«La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali, attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento».

 

Il cd. Titolo V: è la parte di Costituzione italiana in cui vengono “disegnate” le autonomie locali, con previsione di Regioni, Province e Comuni (sono poi state aggiunte le Città metropolitane).

 

L’orientamento verso il regionalismo già affiora in Italia prima dell’elezione dell’Assemblea costituente con:

 

  • l’approvazione dello Statuto della Regione Sicilia.
  • Poi l’Assemblea costituente approvò gli Statuti speciali delle Regioni Sardegna,Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, a sua volta composta dalle due Province autonome: Trento e Bolzano
  • Poi è approvato lo Statuto della Regione Friuli Venezia Giulia
  • Dopo modifiche dello Statuto del Trentino-Alto Adige è emanato il suo T.U. di leggi costituzionali

 

La Costituzione elenca 20 Regioni:

 

  • 15 a Statuto ordinario: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzi, Molise, Campania, Calabria, Basilicata

 

 

  • 5 a statuto speciale, a cui la Cost. assicura condizioni particolari di autonomia secondo i rispettivi statuti approvati (Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Sardegna, Sicilia)

 

Le modifiche all’assetto territoriale sono possibili anche se con un procedimento complesso che prevede per la fusione o creazione di nuove Regioni (minimo un milione di abitanti):

 

  • la richiesta di Comuni che rappresentino 1/3 delle popolazioni interessate
  • la proposta deve essere approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
  • Se ottiene approvazione sentiti i Consigli regionali interessati, si procede con legge costituzionale.

 

La Disp. trans. XI Cost. prevedeva entro 5anni dall’entrata in vigore della Costituzione di poter istituire Regioni senza condizioni tranne sentire le popolazioni interessate. Utilizzata per la Regione Molise

 

Entrata in operatività:

  • le Regioni a Statuto speciale: hanno operato dopo la loro costituzione

 

  • le Regioni a Statuto ordinario: hanno dovuto attendere 20anni per entrare in attività, malgrado la Costituzione prevedesse che le elezioni dei Consigli regionali fossero indette entro 1anno.

 

Prima fu approvata la legge:

 

  • sugli organi regionali,
  • poi sull’elezione dei Consigli regionali che videro la luce con le elezioni del 7-8.6.1970.
  • poi su provvedimenti finanziari e delega al Governo per l’attuazione dell’ordinamento regionale (passaggio delle funzioni e del personale alle Regioni).

 

Con la L. 15.3.1997, n. 59 furono attribuite a Regioni ed enti locali funzioni amministrative non espressamente riservate allo Stato, e furono ridistribuite le funzioni statali, realizzando il «federalismo municipalizzato» (data la centralità del Comune nello svolgimento delle funzioni amministrative).

 

2.LE MODIFICHE DEL TITOLO V DELLA COSTITUZIONE

 

Dopo l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario della competenza ad approvare i propri statuti ed avere ridisegnato l’assetto regionale è stato modificato il Titolo V della Costituzione, per realizzare il regionalismo.

 

L’art. 114 Cost., nella nuova formulazione ha ridisegnato l’assetto della Repubblica, stabilendo che è costituita da Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e Stato.

Ha inoltre previsto Roma capitale della Repubblica.

 

Tale articolo non va interpretato come incrinatura dell’unità della Repubblica (resta fermo il principio di unità e indivisibilità dell’art. 5) ma da maggiore rilievo istituzionale alle autonomie territoriali.  Significativa:

 

  • l’elencazione degli Enti (sussidiarietà verticale) che inizia da I Comuni, i più vicini ai cittadini

 

  • che tra essi è compreso lo Stato, posto sullo stesso piano degli altri Enti.

 

In tale assetto lo Stato compare come Stato-Ente: soggetto dotato di personalità giuridica pubblica con poteri propri, distinti da quelli degli altri Enti territoriali.

 

Potestà legislativa tra Stato e Regioni (e Province Autonome):

 

  • attribuzione alle Regioni della funzione legislativa per materie non attribuite allo Stato

 

  • costituzionalizzazione alle Regioni della potestà regolamentare generale, tranne quelle di competenza di Stato, Comuni, Province e Città metropolitane

 

3.LA FUNZIONE LEGISLATIVA TRA STATO E REGIONI

 

La L. Cost. 3/2001 ha modificato radicalmente la ripartizione della funzione legislativa tra Stato e Regioni.

 

Il testo pre-vigente prevedeva una potestà legislativa delle Regioni ordinarie limitata a materie espressamente indicate, da cui non era esclusa la potestà dello Stato. Per cui erra una potestà legislativa concorrente.

 

Dopo la riforma del Titolo V Cost.:

 

Art. 117 Cost.

 

I comma: stabilisce che la legislazione di Stato e Regioni sono esercitate nel rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

 

II comma: prevede potestà legislativa esclusiva dello Stato per determinate materie ivi elencate.

 

III comma: prevede potestà legislativa concorrente tra Regioni e Stato per materie ivi elencate, ove lo Stato è competente solo per l’individuazione dei principi fondamentali relativi a ciascuna materia.

 

IV comma: prevede potestà legislativa esclusiva delle Regioni per ogni materia non riconducibile a quelle elencati nel II e III comma.

 

La ripartizione della funzione legislativa malgrado l’art. 117, fa spesso solo riferimento a competenze che possono coinvolgere sia Stato che Regioni. Es. la competenza dello Stato sulla tutela della concorrenza può incidere su materie di competenza regionale (es. appalti di opere pubbliche)

 

L’interesse nazionale può costituire un limite per la legislazione regionale in relazione all’art. 5 Cost. che sancisce il principio dell’unità e indivisibilità della Repubblica.

 

I limiti alla legislazione regionale possono essere riassunti:

 

  • Rispetto della Costituzione e delle Leggi costituzionali;

 

  • Osservanza di ordinamento comunitario e obblighi internazionali (riguarda anche la legislazione dello Stato)

 

  • Efficacia territoriale della disciplina;

 

  • Osservanza dei principi fondamentali stabiliti dallo Stato

 

  • Rispetto del principio di unità e indivisibilità della Repubblica e dell’interesse nazionale desumibile.

 

  1. I CONTROLLI SULL’ATTIVITÀ LEGISLATIVA REGIONALE

 

Con l’art. 127 Cost. è stato eliminato il controllo preventivo del Governo sulle leggi regionali, quindi la legge regionale viene promulgata e pubblicata dopo la sua approvazione da parte del Consiglio regionale.

 

Il Governo può esercitare un controllo successivo, ove ritenga che la legge sia incostituzionale, sollevando la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale entro 60giorni dalla pubblicazione.

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  1. LA FUNZIONE REGOLAMENTARE

 

L’art. 117, VI comma prevede una potestà regolamentare (funzione di emanare regolamenti):

 

  • per le Regioni: generale in materie rientranti della loro potestà legislativa residuale (o esclusiva)

 

  • per Comuni, Province e Città metropolitane: in relazione a organizzazione e svolgimento funzioni.

 

  • per Stato: solo per materie rientranti nella sua potestà legislativa esclusiva, salva eventuale delega alle Regioni. Cosicché allo Stato rimane ben poco della competenza regolamentare.

 

Poiché la disposizione contenuta nel VI comma è immediatamente precettiva, consegue la caduta delle precedenti leggi statali che autorizzavano il Governo ad adottare regolamenti in ambiti non riservati allo Stato, mentre restano in vigore regolamenti esistenti fino ad eventuale abrogazione da parte delle Regioni.

 

  1. LA FUNZIONE AMMINISTRATIVA

 

Definizione: attività concrete poste in essere dal potere esecutivo per adempiere ai fini prefissati dalle leggi. 
E’ svolta dalla Pubblica Amministrazione, intesa come uffici che la compongono e attività svolgono

 

art. 118 Cost.

 

Il I comma attribuisce le funzioni amministrative ai Comuni salvo che siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi (per lo spostamento della competenza) di:

 

  • differenziazione e adeguatezza: criteri di efficienza

 

  • sussidiarietà: si prevede di partire dai livelli più vicini ai cittadini; occorre che di volta in volta si stabilisca se l’interesse tutelato può essere soddisfatto in sede locale (più vicino ai cittadini) o se va attribuito all’Ente territorialmente superiore.

 

Il II comma definisce che Comuni, Province e Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative “proprie” e conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.

 

Ciò comporta si tenga conto delle capacità amministrative e tecniche dei vari Enti e l’attribuzione di funzioni deve avvenire contemporaneamente alla provvista delle risorse finanziarie per l’integrale finanziamento.

 

  1. LA SUSSIDIARIETÀ ORIZZONTALE

 

L’art. 118 IV comma introduce il principio della cd. sussidiarietà, stabilendo che tutti gli Enti territoriali, dallo Stato ai Comuni, «favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà»secondo cui se un ente inferiore è capace di svolgere un compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma può sostenerne l’azione.

 

Tale normativa va collegata ai principi fondamentali sanciti dagli art. 2 e 3, II comma Cost., ove si garantiscono i diritti dell’uomo sia come singoli sia nelle formazioni sociali e la cd. eguaglianza sostanziale.

 

  1. LE INTESE TRA STATO ED ENTI TERRITORIALI

 

Intese e collaborazione tra Enti sono basilari e riconosciuti dalla Corte costituzionale. Organismi previsti:

 

  • Conferenza permanente per i rapporti fra Stato, Regioni e Province autonome;
  • Conferenza permanente Stato-città ed autonomie locali;
  • Conferenza unificata comprendente i componenti delle altre due Conferenze.

 

  1. L’AUTONOMIA FINANZIARIA

Art. 119 Cost.

 

Ha attribuito autonomia finanziaria di entrata e spesa a tutti gli Enti territoriali (Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni) e non solo alle Regioni, come previsto nella precedentemente versione (I comma)

 

(II comma) In particolare è previsto che tali Enti:

 

  • dispongano di risorse autonome in vista dell’esercizio delle funzioni pubbliche

 

  • stabiliscono tributi ed entrate in armonia con la Costituzione, finanza pubblica e sistema tributario

 

  • dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio

 

Per poter attuare l’autonomia occorre che lo Stato intervenga:

 

  • stabilendo i principi di finanza pubblica e sistema tributario per rendere possibile l’attività legislativa regionale

 

  • definendo le linee della finanza statale, tenendo conto delle esigenze di compartecipazione degli Enti territoriali al gettito dei tributi erariali. Gettito riferibile al territorio degli stessi Enti.

 

Per correggere squilibri finanziari tra Enti in minore capacità fiscale nel territorio per abitante è previsto l’intervento dello Stato con legge istitutiva di un fondo perequativo (III comma)

 

Ulteriori risorse aggiuntive ed interventi speciali da parte dello Stato in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni sono previsti dal V comma per:

 

  • promuovere sviluppo economico, coesione e solidarietà sociale,
  • rimuovere squilibri economici e sociali,
  • favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona
  • provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni.

 

Il VI comma prevede che Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni abbiano un proprio patrimonio,  attribuito secondo principi generali determinati dalla legge dello Stato

 

Il VIII comma prevede che tali Enti possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziarie spese d’investimento e che è esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti.

 

  1. CONTROLLI SU REGIONI ED ENTI LOCALI

 

La riforma del Titolo V ha fatto venir meno i controlli amministrativi precedentemente previsti, ma non significa che non vi siano controlli dello Stato su Regioni ed Enti locali ed anche delle Regioni su enti locali:

 

  • si considera il potere sostitutivo del Governo, ai sensi dell’art. 120 Cost., il cui esercizio presuppone un controllo sull’operato degli Enti.

 

  • si considerano le funzioni ripartite tra Enti che presuppongono controlli.

 

Ne consegue che Stato e Regioni nell’ambito delle proprie competenze, potranno introdurre controlli anche sostitutivi ritenuti necessari.

 

La Corte Costituzionale ha dichiarato legittimi interventi anche sostitutivi delle Regioni sugli Enti locali,

ha tuttavia anche previsto i limiti di tali interventi, a tutela della autonomia costituzionalmente garantita

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  1. IL POTERE SOSTITUTIVO DEL GOVERNO

 

L’art. 120, II comma Cost. prevede che: «Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali, della normativa comunitaria o di pericolo grave per incolumità e sicurezza pubblica..».

 

«La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione».

 

La Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo l’intervento sostitutivo dello Stato nei confronti di tutte le Amministrazioni pubbliche, ivi comprese le Regioni, purché:

 

  • previsto dalla legge,
  • riguardi il compimento di atti o attività privi di discrezionalità nell’an
  • siano predisposte idonee garanzie procedimentali in conformità al principio di leale collaborazione
  • non comprendano il piano legislativo

 

Sul piano legislativo lo Stato interviene solo ove Regioni e Province autonome non provvedano ad esercitare le funzioni che gli spettano.

 

Le regioni – autonomie locali

Iparte – Le Regioni

 

1.REGIONI E FORMA DI GOVERNO REGIONALE

 

Sono Enti territoriali costituzionali che danno diretta e immediata esecuzione alla Cost. in quanto titolari:

 

  • di funzione legislativa,
  • di poteri d’intervento nei confronti della legislazione dello Stato
  • di richiedere il referendum abrogativo
  • di impugnare le leggi statali dinanzi alla Corte costituzionale
  • di tutelare le proprie funzioni

 

La forma di governo regionale è di tipo semi-presidenziale.

Il Presidente della Giunta regionale è eletto a suffragio universale e diretto; nomina e revoca della Giunta.

 

Secondo l’art. 126 il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente con mozione:

 

  • motivata
  • presentata da almeno 1/5 del Consiglio,
  • non può essere messa in discussione prima di 3giorni dalla presentazione
  • va votata per appello nominale.
  • per essere approvata occorre la maggioranza assoluta dei componenti il Consiglio.

 

Il terzo comma dell’art. 126 Cost. prevede che se il Presidente della Giunta è eletto a suffragio universale e diretto (ove quindi non vi siano norme diverse), l’approvazione della mozione di sfiducia, rimozione, impedimento permanente, morte o dimissioni volontarie comportano anche le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio.

 

Effetto uguale hanno le dimissioni contestuali dalla maggioranza del Consiglio.

 

2.STATUTI REGIONALI

 

L’autonomia organizzativa regionale è riconosciuta a Regioni ordinarie dall’art. 123 Cost.

 

Per Regioni a Statuto speciale gli Statuti sono invece approvati con legge costituzionale

 

L’approvazione degli Statuti proviene dal Consiglio regionale con doppia deliberazione, a distanza di 2mesi con maggioranza assoluta dei componenti e con eventuale sottoposizione a referendum popolare

 

Essi hanno un contenuto necessario:

 

  • devono stabilire la forma di governo regionale
  • determinare i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento della Regione,
  • disciplinare l’esercizio:
    • del diritto d’iniziativa e referendum su leggi e provvedimenti amministrativi,
    • di pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali,
    • il Consiglio delle autonomie locali, organo di consultazione tra Regione ed Enti locali.

 

La Costituzione stabilisce:

 

  • Il Consiglio può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta (art. 126, II comma)
  • che è attribuito alla legge regionale e non allo statuto competenza a disciplinare la materia elettorale.
  • Le incompatibilità.
  • che gli Statuti regionali devono essere in armonia con la Costituzione
  • gli organi fondamentali della Regione:
    • il Consiglio regionale, il suo presidente e l’ufficio di Presidenza (art. 122)
    • la Giunta e il suo Presidente (art. 121).

 

È vietato alle Regioni:

 

  • istituire dazi d’importazione, esportazione o transito tra le Regioni,
  • adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione di persone e cose tra le Regioni
  • limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

 

3.IL CONSIGLIO REGIONALE

 

Il Consiglio regionale è un organo elettivo e rappresentativo del popolo residente nella Regione.

La Cost. prevede elezione universale e diretta per il Presidente di Giunta regionale, ma non per i Consiglieri

 

A parte la decadenza connessa a decadenza del Presidente della Giunta regionale o dimissioni contestuali della maggioranza del Consiglio, l’art. 126 Cost. prevede che il Consiglio regionale può essere sciolto con decreto motivato del Presidente della Repubblica, sentita la Commissione parlamentare, quando abbia compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazione di legge o per ragioni di sicurezza nazionale

 

La legge 165/2004 ha introdotto il divieto del mandato imperativo. (mandato imperativo: gli eletti di un organo sono responsabili nei confronti dei loro elettori ne hanno dovere di conformarsi alla loro volontà, tanto che, in caso contrario, possono essere dagli stessi revocati.)

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4.IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE

 

Il Presidente della Giunta regionale:

 

  • rappresenta la Regione;
  • promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali;
  • dirige la politica della Giunta e ne è responsabile; e le funzioni delegate dallo Stato alla Regione
  • è eletto a suffragio universale e diretto dai cittadini maggiorenni residenti nella Regione contestualmente con l’elezione del Consiglio regionale.
  • nomina in 10giorni dalla proclamazione la Giunta (Assessori), tra cui un Vicepresidente
  • può essere rimosso a seguito di una mozione di sfiducia approvata dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta. La rimozione comporta la decadenza della Giunta e lo scioglimento del Consiglio ed è richiesto decreto motivato del Presidente della Repubblica.

 

5.LA GIUNTA REGIONALE

 

La Giunta:

 

  • è l’organo esecutivo della Regione che sovrintende all’Amministrazione regionale
  • si compone di Assessori nominati e revocati dal Presidente se eletto da cittadini residenti
  • il numero degli Assessori è determinato dagli statuti regionali: essi svolgono funzioni delegate dal Presidente per settori di competenza.
  • ha anche funzioni normative, in quanto può adottare i Regolamenti regionali, e funzioni amministrative previste dall’art. 118 Cost. secondo il principio di sussidiarietà.

 

IIparteLe autonomie locali

 

1.AUTONOMIA NORMATIVA DEGLI ENTI LOCALI E I SUOI LIMITI

 

L’autonomia normativa, statutaria e regolamentare di Comuni, Province e Città metropolitane trova riconoscimento negli artt. 114 e 117 Cost.

 

L’art. 97 stabilisce l’organizzazione dei pubblici uffici, improntata al buon andamento e imparzialità dell’Amministrazione.

 

La modalità d’accesso al Pubblico Impiego avviene con pubblico concorso.

 

Il potere normativo di tali enti è subordinato gerarchicamente alla legge, statale o regionale.

 

L’intervento della legge statale vi è per la competenza esclusiva dello Stato in materia:

 

  • di «… organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane»
  • di governo del territorio

Ogni altra disciplina legislativa spetta alle Regioni in virtù della competenza residuale (o esclusiva) ad esse riservata a cui si aggiunge quella che deriva dall’esercizio da parte di Stato o Regioni del potere di trasferimento di funzioni amministrative dai Comuni agli altri Enti.

 

Le discipline legislative devono essere improntate alla «promozione» dell’autonomia degli Enti.

Stato e Regioni, per non essere invasive dell’autonomia, devono determinare norme e principi in ordine a organizzazione ed esercizio delle funzioni degli enti locali.

 

2.STATUTI E REGOLAMENTI

 

L’autonomia organizzativa degli enti locali è riconosciuta dalla L. n°131 del 2003 che ha

attribuito allo Statuto il compito di disciplinare l’assetto organizzativo e valorizzare gli interessi locali.

 

Inoltre, tale legge ha stabilito la prevalenza gerarchica dello statuto rispetto ai regolamenti. Quindi:

 

  • gli statuti: danno attuazione alla normativa statale e regionale
  • i regolamenti: oltre ad esse devono osservare anche lo statuto dell’Ente

 

Si realizza una integrazione della normativa tra regolamenti e statuti e con la normativa statale e regionale.

 

Nel quadro normativo generale (Costituzione, leggi di Stato e Regioni) gli Enti provvedono alla propria organizzazione e funzionamento, seguendo le proprie tradizioni ed vocazione (industriale, turistica, ecc)

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3.COMUNI E PROVINCE (città metropolitane)

 

Il Comune è l’ente territoriale + vicino al popolo, lo rappresenta, ne cura gli interessi, promuove lo sviluppo

 

Le città metropolitane sono enti super comunali introdotte con la riforma del titolo V della costituzione. Attualmente sono dichiarate aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Firenze, Bologna, Napoli, Genova, Roma, Bari e gli altri comuni che hanno rapporti di stretta integrazione territoriale

 

La Provincia è un ente territoriale intermedio tra Comune e Regione con funzione programmatrice.

 

  1. ORGANI DI GOVERNO (Consiglio, Sindaco e Presidente, Giunte)

 

Organi di governo di Comune e Provincia sono:

 

  • il Consiglio comunale e provinciale,
  • la Giunta comunale e provinciale,
  • il Sindaco e Presidente della Provincia

 

Il Consiglio è l’organo di indirizzo politico amministrativo ed ha competenze specifiche, quello:

 

 

  • comunale: è composto da un numero variabile di membri (da 12 a 60) secondo il numero di abitanti

 

  • provinciale: è composto da 24 a 45 Consiglieri.

 

La Giunta collabora con Sindaco e Presidente della Provincia dei rispettivi Enti ed opera attraverso deliberazioni collegiali. Adotta tutti gli atti che non siano attribuiti al Consiglio o al Sindaco.

 

Sindaco e Presidente della Provincia:

 

  • sovrintendono(esercitare funzione di) al funzionamento di servizi e uffici, all’esecuzione degli atti, alle funzioni statali o regionali attribuite o delegate a Comune e Provincia
  • sono organi responsabili dell’amministrazione comunale o provinciale,
  • rappresentano il Comune o la Provincia,
  • convocano e presiedono la Giunta ed il Consiglio nel caso manchi il loro Presidente.

 

Il Sindaco inoltre:

  • adotta le ordinanze urgenti di emergenza sanitaria e igiene pubblica a carattere locale
  • nei servizi di competenza statale agisce quale ufficiale di governo
  • si occupa dei registri di Stato civile e di popolazione e di adempimenti delegati dalle leggi in materia elettorale, leva militare e statistica.
  • ha funzioni in materia di sicurezza pubblica

 

Sindaco, Presidente della Provincia e Consigli comunali e provinciali durano in carica 5anni.

 

Sindaco e Presidente di provincia non sono rieleggibili alla scadenza del 2°mandato, salvo che 1dei 2mandati non abbia avuto durata inferiore a 2anni, 6mesi e 1giorno per causa diversa da dimissioni volontarie

 

5.ELEZIONE DEGLI ORGANI COMUNALI E PROVINCIALI

 

L’elezione del Sindaco e Presidente di Provincia avviene contestualmente all’elezione di Consigli comunali e provinciali e vi sono modi diversi per popolazione inferiore o superiore a 15.000 abitanti e nelle Province

 

Nei Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti vige sistema maggioritario e l’elezione avviene a suffragio universale e diretto.

 

Il Sindaco dev’essere collegato ad una lista di candidati a Consigliere comunale. È eletto il candidato che ottiene maggior numero di voti e alla lista sono attribuiti i 2/3 dei seggi

 

Nei Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti e nelle Province il candidato a Sindaco e a Presidente è eletto a suffragio universale e diretto. Ciascun candidato deve dichiarare il collegamento ad una o più liste di candidati a Consigliere.

 

È eletto Sindaco o Presidente il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti; Se nessun candidato ottiene la maggioranza assoluta si procede al ballottaggio tra i più votati. L’elettore può esprimere 2voti:

  • per il candidato a Sindaco o Presidente
  • per una lista che può anche essere diversa da quella collegata al Sindaco o al Presidente per cui vota.

 

Premio di maggioranza

 

Per il Consiglio comunale le liste collegate al candidato vincitore ottengono:

60% dei seggi, ove abbiano ottenuto il 40% dei voti validi al primo turno e nessun’altra lista o gruppo abbia superato il 50%.

 

Ove si proceda al 2°turno il premio è attribuito ove liste o gruppi di liste collegate non abbiano conseguito il 60% dei seggi e altre liste collegate non abbiano ottenuto più del 50%

 

Per il Consiglio provinciale il premio scatta ove le liste collegate al Presidente non abbiano conseguito il 60% dei seggi.

 

È prevista la possibilità di sfiduciare il Sindaco e il Presidente della Provincia con mozione di sfiducia votata per appello nominale ed approvata a maggioranza assoluta dei componenti il Consiglio (provoca scioglimento del Consiglio e nomina di un Commissario provvisorio)

 

6.GLI ORGANI AMMINISTRATIVI

 

La separazione tra politica ed amministrazione ha attribuito la gestione al personale amministrativo dirigenziale. Spetta ai Dirigenti la direzione di uffici e servizi secondo statuti e regolamenti.

 

Comuni e Province hanno:

 

  • un Segretario (comunale o provinciale) che svolge compiti di collaborazione e funzioni di assistenza giuridico-amministrativa, sovrintende allo svolgimento delle funzioni dei dirigenti e ne coordina l’attività, salvo che si sia provveduto alla nomina di un Direttore generale dell’Ente.

 

  • Il Direttore generale può essere nominato al di fuori della dotazione organica di Comune o Provincia e con contratto a tempo determinato. Attua indirizzi e obiettivi stabiliti da Sindaco o Presidente della Provincia e sovrintende alla gestione dell’Ente

 

  • Il Difensore civico (detto Ombudsman) organo facoltativo con compiti di garanzia d’imparzialità e buon andamento della pubblica amm.: segnala abusi, disfunzioni, carenze e ritardi verso i cittadini.

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7.LE CITTÀ METROPOLITANE

 

Attualmente sono considerate aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri Comuni i cui insediamenti sono integrati territorialmente ed economicamente. Per le Regioni a Statuto speciale tali aree sono da esse definite.

 

Sono Enti supercomunali con funzioni che dovrebbero portare alla scomparsa delle Province. La legge 131/2003 ha delegato il Governo ad attuare le previsioni costituzionali per rendere operanti tali Enti.

8.CIRCOSCRIZIONI COMUNALI,MUNICIPI E COMUNITÀ MONTANE

 

Nell’ambito comunale sono previste Circoscrizioni, organi di decentramento comunale che si occupano di partecipazione, consultazione, gestione dei servizi di base ed esercizio di funzioni delegate dal comune

Per fusioni di Comuni contigue lo Statuto comunale può istituire Municipi nel territorio.

 

Le Comunità montane sono enti locali costituiti da unioni di comuni montani e/o parzialmente montani, appartenenti anche a province diverse.

 

Valorizzano le zone montane con l’esercizio di funzioni proprie, di funzioni conferite e funzioni comunali. Le Comunità montane sono disciplinate con legge regionale e istituite con decreto del Presidente della Giunta regionale.

 

Sono previste anche Comunità isolane e di arcipelago.

 

9.ESERCIZIO DI FUNZIONI IN MODO ASSOCIATO

 

Gli Enti locali:

 

  • Per svolgere in modo coordinato funzioni e servizi possono stipulare Convenzioni (art. 30 T.U.)

 

  • Per la gestione associata servizi e l’esercizio associato di funzioni possono costituire un Consorzio secondo norme previste per le Aziende speciali (art. 31 T.U.)

 

  • Per esercitare funzioni insieme i Comuni possono costituire un Unione di comuni (art. 32 T.U.)

 

  1. SERVIZI PUBBLICI LOCALI

 

Il T.U. 267/2000 ha disciplinato i servizi pubblici degli enti locali aventi ad oggetto la produzione di beni, attività di realizzazione di fini sociali e promozione dello sviluppo economico e civile delle comunità locali.

 

A seconda dei casi sono previste:

 

  • Società di capitali con la partecipazione totalitaria di capitale pubblico,
  • Società a capitale misto
  • Società di capitali individuate con procedure ad evidenza pubblica (art. 113).

 

Per servizi pubblici locali privi di rilevanza economica è prevista gestione con affidamento diretto a Istituzioni, Aziende speciali, consortili,Società a capitale interamente pubblico, Società a capitale pubblico minoritario, o la gestione in economia effettuata direttamente dall’Ente

 

In particolare le Aziende speciali sono enti strumentali dell’ente locale dotati di personalità giuridica, autonomia imprenditoriale e Statuto approvato dal Consiglio comunale o provinciale

 

L’Istituzione è anch’essa organismo strumentale per l’esercizio dei servizi sociali, dotato di autonomia gestionale

 

Gli organi della Azienda speciale e dell’Istituzione sono:

 

  • il Consiglio di amministrazione,
  • il Presidente
  • il Direttore, al quale compete la responsabilità gestionale.

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L’AMMINISTRAZIONE E IL SUO DIRITTO

 

La pubblica amministrazione

I parte – Amministrazione, Atti, Invalidità

 

  1. PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ED ENTI PUBBLICI

 

L’attività amministrativa:

 

  • per il singolo soggetto è l’attività con cui cura i propri interessi
  • per i pubblici poteri è la parte del potere esecutivo che dà esecuzione a Costituzione e Leggi.

 

Essa è svolta dalla Pubblica Amministrazione: complesso di soggetti forniti di pubblici poteri amministrativi, posti dall’ordinamento in posizione differenziata rispetto ad altri soggetti di diritto comune.

 

Sono Pubblica o Pubbliche Amministrazioni:

 

  • le Amministrazioni statali
  • Enti direttamente e strettamente collegati allo Stato
  • Enti autonomi rispetto allo Stato, tra cui Enti territoriali e locali e altri collegati con tali Enti.

 

Nell’ordinamento italiano Stato ed Enti pubblici sono soggetti di diritto con personalità giuridica pubblica.

L’individuazione degli Enti pubblici presenta difficoltà, quando non vi è legge che gli conferisca personalità pubblica. Si ricorre a criteri:

 

    • fine pubblico perseguito

 

  • interesse pubblico che si intende realizzare

 

  • regime giuridico cui l’ente è sottoposto (vero metodo che distingue un ente pubblico da uno privato, perché anche un privato può avere finalità pubbliche o perseguire interessi pubblici)

 

Vi sono numerose Amministrazioni Pubbliche per l’autonomia e il decentramento e questo spiega la presenza di più modelli organizzativi adottati a seconda del tipo di Ente in considerazione.

 

Per l’organizzazione di tutte le Pubbliche Amministrazioni è stabilito dall’art. 97 Cost. che: «I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione» (I comma), e che: «Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari» (II comma).

 

  1. ATTIVITÀ DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE- atti amministrativi

 

Le finalità delle pubbliche amministrazioni possono essere realizzate con strumenti di diritto privato (o diritto comune) o di diritto pubblico.

 

Quando agisce con strumenti di diritto pubblico pone in essere atti e/o comportamenti amministrativi che consistono in manifestazioni di volontà, scienza, valutazione, opinione.

 

Tra essi si individuano i cd. atti di Alta amministrazione: espressione di scelte organizzative discrezionali effettuate da organi politici, come il Governo o gli organi di vertice delle Regioni.

 

Gli altri atti amministrativi si distinguono in:

 

 

  • atti negoziali o provvedimenti: diretta alla produzione dell’effetto tipico dell’atto, che consiste nell’ampliamento o diminuzione della situazione giuridica dei soggetti destinatari

 

 

  • meri atti: relativi all’adozione dell’atto come tale, es. manifestazione di giudizi, conoscenza, ..

 

  1. ATTI VINCOLATI E DISCREZIONALI

 

Gli atti amministrativi possono essere:

 

 

  • Vincolati: sono quelli per i quali l’Amministrazione è tenuta ad osservare rigorosamente le regole.

 

 

  • Discrezionali: sono quelli per i quali l’Amministrazione ha facoltà di scelta in ordine alla valutazione degli interessi rispetto ai quali va esercitato il potere conferitole.

 

La discrezionalità non significa libero arbitrio, perché la Pubblica Amministrazione è comunque vincolata all’interesse pubblico; le consente di scegliere se adottare il provvedimento, quando, come, in che misura.

 

La discrezionalità tecnica differisce da quella meramente amministrativa, in quanto l’Amministrazione  opera delle valutazioni in base a nozioni di carattere tecnico, cioè a regole desumibili da scienza e tecnica.

 

  1. PROVVEDIMENTI AMMINISTRATIVI

 

I provvedimenti possono essere classificati in vario modo. Vi sono:

 

  • provvedimenti che incidono sulle qualità di persone o cose: come il conferimento o modifica di status, ammissione ad una gara o concorso

 

  • provvedimenti che conferiscono nuove posizioni giuridiche: come le concessioni

 

  • provvedimenti che consentono ai destinatari l’esplicazione di attività inerenti a diritti già sussistenti, come autorizzazioni, abilitazioni, licenze,

 

  • provvedimenti che diminuiscono o limitano diritti e facoltà: come l’espropriazione di beni immobili per pubblica utilità (trasfimento  bene dal proprietario ad altro soggetto, previo indennizzo), la confisca (trasferimento coattivo, senza indennizzo), …

 

  1. I MERI ATTI

 

I meri atti possono essere classificati come:

 

  1. a) atti di scienza: come certificazioni, documentazioni, autenticazioni,
  2. b) atti di valutazione: come collaudi o esami
  3. c) atti di apprezzamento: come accertamenti sanitari, atti di controllo, …
  4. d) atti di opinione: come pareri, che possono essere facoltativi o obbligatori, vincolanti o non vincolanti
  5. e) atti di impulso: come richieste, proposte, direttive, diffide, contestazioni, …

 

  1. CATEGORIE DI ATTI E COMPORTAMENTI

 

Con riguardo alle modalità di nascita di atti e provvedimenti possono essere:

 

 

  • individuali se provengono da un organo monocratico,
  • collegiale se l’organo è un collegio formato da due o più persone

 

  • complessi se provengono da più organi.

 

Con riguardo alla loro efficacia possono essere:

 

 

  • interni: (es. circolari) hanno efficacia all’interno dell’apparato, pur potendo condizionare atti esterni

 

  • esterni: producono effetti nei confronti di altri soggetti.

 

Con riguardo ai destinatari possono essere:

 

 

  • individuali: hanno un solo destinatario;
  • generali: riguardano più destinatari non determinabili a priori, come bandi di concorso
  • collettivi: riguardano più destinatari inscindibilmente (es. scioglimento del Consiglio Comunale);

 

  • plurimi: riguardano più destinatari, ma sono scindibili in singoli atti (es. nomina vincitori concorso)

 

Diversamente dagli atti e provvedimenti il silenzio è un fatto, in alcuni casi gli viene attribuito valore di manifestazione di volontà rispetto ad una istanza o un ricorso.

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  1. ELEMENTI ESSENZIALI ED ACCIDENTALI DELL’AMMINISTRATIVO

 

Gli elementi essenziali di un atto amministrativo (sono fondamentali o l’atto sarà nullo) sono:

 

  • il soggetto (organo della Pubblica Amministrazione che pone in essere l’atto),
  • l’oggetto su cui opera l’atto che può essere:
    • un bene materiale (es. un terreno da espropriare),
    • un soggetto (es. un’impresa aspirante all’ammissione ad una gara pubblica),
  • il contenuto, costituito da ciò che viene disposto con l’atto,
  • la funzione istituzionale che l’atto assolve, che corrisponde ad uno dei tipi di atto amministrativo
  • la forma in cui si esterna l’atto, quando è richiesta ad substantiam, la quale può essere:
    • scritta
    • verbale (segnali acustici o ordini emessi da militari)
    • comportamentale (movimenti del corpo effettuati per la direzione del traffico stradale).

 

Vi sono poi elementi accidentali dell’atto, che possono essere apposte dalla Amministrazione:

 

  • La condizione è un evento futuro e incerto che può quindi essere sospensiva o risolutiva.
  • Il termine: momento a partire dal quale l’atto perde efficaci
  • Il modus/onere: peso apposto al destinatario di un atto ampliativo delle sue facoltà (es. concessione).
  • Le riserve: sono clausole apposte al provvedimento, con le quali l’amministrazione assicura la possibilità di intervenire in futuro sul provvedimento

 

  1. CARATTERI DELL’ATTO AMMINISTRATIVO

 

Caratteristiche dell’atto amministrativo sono:

 

  • l’autoritarietà: consente all’atto di produrre effetti nelle sfere giuridiche dei destinatari;
  • l’esecutorietà: consente all’Amministrazione di eseguire l’atto direttamente
  • l’inoppugnabilità: consente si soggetti interessati di poter impugnare l’atto dopo che siano trascorsi i termini. L’inoppugnabilità non preclude all’Amministrazione d’intervenire sull’atto per autotutela.

 

  1. PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO

 

Il procedimento di formazione degli atti amministrativi è disciplinato dalla legge ed ispirata ai principi di:

 

  • trasparenza
  • partecipazione
  • semplificazione (per non aggravare il procedimento con attività non strettamente necessarie)
  • celerità (velocità)

 

Caratteristiche:

 

  • ogni provvedimento amministrativo deve essere motivato
  • è previsto un responsabile di procedimento
  • è assicurata la partecipazione degli interessati al procedimento e diritto d’accesso ai documenti amministrativi a garanzia di ciò è istituita una Commissione per l’accesso ai documenti
  • È prevista la possibilità che l’amministrazione concluda accordi con gli interessati che possono essere anche tra Amministrazioni pubbliche per attività di interesse comune.
  • Il procedimento si articola in diverse fasi.

 

I fase preparatoria in cui: si avvia il procedimento, effettua l’istruttoria, si acquisiscono documenti e pareri

 

II fase costitutiva: dopo valutazione degli elementi acquisiti si adotta l’atto.

 

III fase integrazione dell’efficacia: che si sostanzia nell’espletamento di eventuali controlli preventivi e di forme di pubblicità. A conclusione di tale fase l’atto è efficace.

 

Quando si deve esaminare più interessi pubblici, l’Amministrazione indice una Conferenza di servizi.

 

Per accelerare i tempi del procedimento si stabilisce il termine entro il quale deve essere adottata la decisione. Nela Conferenza di servizi l’Amministrazione tiene conto della prevalenza delle posizioni

 

  1. INVALIDITÀ DELL’ATTO AMMINISTRATIVO

 

L’atto amministrativo, in cui non manchi uno degli elementi essenziali si presume legittimo, anche se può essere invalido se incorre in uno dei VIZI di legittimità o di merito.

 

  1. a) Vizi di merito

 

Sono determinati da un’inosservanza delle cod. norme di buona amministrazione, di opportunità o di convenienza cui l’azione della Pubblica Amministrazione deve attenersi

 

Tale vizio può essere contestato e fatto valere:

 

  • con ricorso in opposizione
  • con ricorso gerarchico
  • dinanzi all’organo di controllo,
  • con ricorso giurisdizionale

 

L’atto può essere caducato (perdita d’efficacia degli atti giuridici per la scadenza di termini prefissati dalla legge) dall’organo che lo ha posto in essere o l’organo gerarchicamente superiore, anche senza ricorso.

 

  1. b) Vizi di legittimità

 

È la mancanza di conformità dell’atto a requisiti dell’ordinamento e si verifica quando affetto da:

 

  • incompetenza: adozione dell’atto al di fuori della competenza dell’organo
  • eccesso di potere: non va confuso con l’incompetenza assoluta (carenza assoluta di potere), ma  consiste nell’allontanamento dell’atto dalla sua funzione tipica e dalle finalità pubbliche o nell’alterazione di come viene a formarsi la volontà dell’Amministrazione.
  • violazione di legge

 

Le difficoltà per individuare tale vizio ha indotto ad elaborare figure di eccesso di potere (cd. figure sintomatiche), sintomi o indizi dalla cui ricorrenza può dedursi il vizio.

 

Le principali figure sono:

 

 

  • sviamento: l’atto devia dalle finalità pubbliche che persegue (es. interessi di parte) o invece di perseguire una finalità pubblica ne realizza un’altra
  • travisamento dei fatti o erroneità dei presupposti: quando i fatti che hanno determinato l’adozione del provvedimento non esistono o sono diversi
  • illogicità: quando vi sia un contrasto logico tra elementi posti a fondamento dell’atto e l’atto stesso;
  • difetto o insufficienza di motivazione: quando manchi o non sia sufficiente la motivazione di adozione del contenuto dell’atto e degli elementi
  • contraddittorietà della motivazione: quando vi sia una contraddizione nella sequenza logica tra le parti della motivazione;
  • contraddittorietà tra atti e comportamenti dell’amministrazione: quando l’atto è in contrasto con precedenti manifestazioni di volontà dell’amministrazione riguardanti il soggetto interessato;
  • disparità di trattamento: quando l’amministrazione adotta atti diversi in situazioni analoghe;
  • vizio del procedimento: violazione di norme interne (circolari, direttive ecc.);

 

  • manifesta ingiustizia: quando l’atto si pone in grave e palese contrasto con i principi di equità.

 

  1. SANATORIA DELL’ATTO INVALIDO

 

L’invalidità di un atto amministrativo può essere sanata (convalescenza) in alcuni casi dalla Pubblica Amministrazione eliminando i suoi vizi attraverso un nuovo atto.

 

La sanatoria può consistere:

 

  • nell’adozione di un atto mancato nel corso del procedimento all’atto sanato (es. autorizzazione)
  • nel verificarsi di un presupposto mancante nel procedimento.

 

La ratifica si verifica quando un organo competente approva l’atto emesso da altro organo.

 

Un atto invalido può essere convertito in un altro atto se vi sono elementi e requisiti.

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  1. CONTRATTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

 

La Pubblica Amministrazione può ricorrere agli strumenti offerti dal diritto privato (stipulare contratti).

 

Tuttavia deve osservare determinate regole e va incontro a limiti essendo per natura Pubblica.

 

La scelta del contraente è infatti sottoposta ad una speciale disciplina procedimentale, in modo che sia assicurata l’imparzialità dell’Amministrazione.

 

I sistemi più usati per la scelta del contraente sono costituiti:

 

  1. a) dall’asta pubblica con la possibilità a tutti coloro che hanno i requisiti di partecipare alla gara.

La scelta del contraente avviene in considerazione della migliore offerta;

 

  1. b) dalla licitazione privata, gara aperta solo a coloro che sono stati invitati in base ad una selezione. La scelta del contraente avviene in ragione della offerta che più si avvicina a determinati parametri;

 

  1. c) dall’appalto concorso: gara ristretta alla quale si ricorre per lavori di particolare complessità che comportano la presentazione di un progetto che viene valutato sul piano tecnico;

 

  1. d) dalla trattativa privata: procedura negoziativa; comporta che la scelta del contraente avviene senza una gara ufficiale, ma direttamente dalla amministrazione.

 

Una volta avvenuta la scelta del contraente si procede alla stipula del contratto che può riguardare: l’acquisto o la vendita di beni, la realizzazione di opere pubbliche, la prestazione di determinati servizi

 

  1. IL PUBBLICO IMPIEGO

 

Il rapporto di lavoro tra Pubblica Amministrazione e persona fisica dà luogo ad un rapporto di pubblico impiego che può essere regolato da norme di diritto pubblico e/o di diritto privato (i contratti collettivi).

 

Il D.Lgs. 3.2.1993, n. 29 ha stabilito la privatizzazione del rapporto di pubblico impiego per la maggior parte dei pubblici dipendenti. Attualmente questa disciplina si applica a tutte le Amministrazioni Pubbliche:

 

  1. Stato, Regioni, Province, Comuni, Comunità montane, e loro Consorzi e associazioni,
  2. Istituzioni universitarie,
  3. Istituti autonomi delle case popolari,
  4. Camere di Commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni,
  5. Enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali,
  6. Aziende ed Enti del Servizio sanitario nazionale e dell’ARAN

 

Alcune categorie di dipendenti pubblici ne sono escluse, tra cui magistrati, avvocati dello Stato, personale militare, … A tali categorie si applica la precedente normativa.

 

A parte le categorie non privatizzate, per le altre è previsto che l’assunzione del personale avviene con contratto individuale di lavoro tramite procedure selettive o avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento.

 

I pubblici impiegati hanno:

 

  1. il diritto allo stipendio: retribuzione in danaro quale corrispettivo della prestazione lavorativa
  2. il diritto alla funzione: prestazione lavorativa corrispondente alla propria qualifica
  3. il diritto all’ufficio: conservazione del posto di lavoro e rimozione solo nei casi previsti dalla legge

 

IIparte –  Ricorsi amministrativi

 

  1. TUTELA AMMINISTRATIVA DI DIRITTI E INTERESSI
  2. a) Il Ricorso gerarchico e in opposizione

 

A tutela degli interessi soggettivi l’ordinamento appresta rimedi amministrativi e giurisdizionali.

 

Tali sono:

  1. i Ricorsi in opposizione,
  2. i Ricorsi gerarchici (proprio e improprio)
  3. il Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

 

Non è un ricorso la semplice denuncia o il reclamo.

 

Il Ricorso gerarchico (proprio): rimedio generale col quale possono impugnarsi atti amministrativi non definitivi a tutela degli interessi soggettivi dinanzi ad un organo gerarchicamente superiore a quello che li ha adottati.

 

Il Ricorso gerarchico (improprio): ammesso solo nei casi previsti dalla legge e va proposto all’autorità vigilante su quella che ha adottato l’atto impugnato secondo la sua specifica disciplina.

 

Ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale entro 60gg o al Presidente della Repubblica entro 120giorni. Termine entro il quale il ricorso s’intende respinto.

 

Il Ricorso in opposizione: ricorso rivolto all’Amministrazione che ha adottato l’atto, al fine di ottenerne il riesame; non è un rimedio generale, ma consentito nei casi tassativamente previsti.

 

  1. IL RICORSO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

 

Il Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica è un rimedio generale consentito:

 

  • per motivi di legittimità e tutela di diritti soggettivi e interessi legittimi.
  • solo nei confronti di provvedimenti definitivi (a differenza di quello giurisdizionale)
  • va proposto nel termine di 120gg dalla notificazione o comunicazione dell’atto da impugnare

 

È alternativo a quello giurisdizionale, per cui è inammissibile quello proposto successivamente.

Viene deciso con decreto del Presidente della Repubblica su parere e proposta del Ministro competente; Ove si discostarsi dal parere, deve sottoporre la questione al Consiglio dei ministri.