Storia Economica

 
La Storia economica è lo studio delle vicende di rilevanza economica e della politica economica dei paesi nel breve e lungo periodo.

 

Gli strumenti per la ricostruzione della Storia economica sono le fonti, cioè la documentazione prodotta da istituzioni, enti e privati, oltre a quelle bibliografiche.

 

La Storia economica:

  • Nel breve periodo interpreta fatti, congiunture e fluttuazioni.
  • Nel lungo periodo esamina l’evoluzione dei sistemi economici, i problemi dello sviluppo, i trends o movimenti secolari e ciò che riguarda i cambiamenti nella struttura dell’economia.

 

La struttura economica è la relazione tra i tre settori principali dell’economia: primario, secondario, terziario.

 

Il sistema economico è l’organizzazione economica di un determinato territorio, tesa a risolvere i problemi dell’equilibrio economico.

 

Le nuove prospettive e le strade percorse dall’Europa verso la modernizzazione economica

 

Le differenti economie europee hanno percorso un cammino difficile verso il XX sec. in modi e velocità diversi, quindi non vi era un unico modello di modernizzazione.

storia economica

Il modello unico di sviluppo economico fu reso famoso dallo studio dallo storico americano W.W. Rostow, che nel suo Stages of Economic Growth, considerò la Rivoluzione Industriale inglese la base per un UNICO modello di sviluppo, che credeva applicabile a tutte le economie in ogni luogo ed in ogni tempo.

 

Secondo Rostow l’industrializzazione fu il momento di passaggio dal pre-moderno al moderno, e lo descrisse con la metafora del “decollo” (take-off).

 

Era un evento epocale per la storia del mondo, in cui tecnologia fornivano produttività prima irraggiungibili e che fu risultato di una serie di precedenti cambiamenti o “rivoluzioni”, che stabilirono le precondizioni per l’industrializzazione:

 

  1. rivoluzione agricola: aumento produttività agricola (nuovi metodi di coltura, rotazioni,..) che permise più manodopera creando forza lavoro industriale
  2. rivoluzione demografica: aumento domanda ed offerta di manodopera
  3. rivoluzione dei trasporti: aumento mobilità ed espansione del commercio
  4. rivoluzione nel credito: la costituzione di nuove istituzioni bancarie, ha reso disponibili flussi di investimento per imprese commerciali ed industriali;
  5. rivoluzione commerciale: ha generato nuova ricchezza, attitudini imprenditoriali, modelli di domanda e consumo e ampliato le frontiere del commercio, su base internazionale e nazionale/locale.

 

I critici marxisti di Rostow, mettevano in discussione l’interpretazione del capitalismo industriale, basato secondo loro, su un sistema di sfruttamento del lavoro e espropriazione ai poveri, che sarebbe diventato insostenibile evolvendosi.

 

La critica al modello singolo della modernizzazione economica era stata condotta soprattutto da Alexander Gerschenkron evidenziando lo sviluppo industriale moderno in ogni Paese fu molto differente, e che tali differenze dipendevano dalla collocazione temporale dell’industrializzazione.

 

Una debolezza centrale del modello di Rostow era la difficoltà di identificare il momento preciso del “decollo” industriale nei diversi Paesi europei;

infatti la “teoria degli stadi” (5stadi) non si adatta alla realtà storica delle economie europee del XVIII e XIX sec.

 

Prima del XIX secolo, i segni più ovvi di crescita economica erano individuabili a livello regionale piuttosto che nazionale:

 

  • è assurdo parlare di crescita economica “nazionale”, perché sarebbero state il prodotto del moderno sviluppo economico e non il suo punto di partenza.
  • Le economie “nazionali” e gli Stati nazionali sarebbero nati solo dopo la I guerra mondiale
  • nel XVIII secolo, lo scenario europeo era dominato da grandi monarchie e grandi imperi, quindi dalle politiche di Stati dinastici, non di Stati “nazione”.

 

Il processo di industrializzazione fu studiato come crescita economica in Europa.

storia economica

Nel 1966 Simon Smith Kuznets, in The Modern Economic Growth, indica la distinzione tra crescita e sviluppo:

 

  • crescita economica” (growth): aumento di un indicatore specifico come reddito nazionale reale, prodotto interno lordo, o reddito pro-capite, cioè cambiamenti quantitativi intervenuti in un sistema economico (la crescita di un qualunque indicatore non è condizione sufficiente di sviluppo economico).
  • sviluppo economico” (development): miglioramenti in una varietà di indicatori come tassi di alfabetizzazione, speranza di vita alla nascita, calo del tasso di povertà.

 

Lo sviluppo economico europeo nel XVIII secolo: temi centrali

 

  1. il crollo dell’ancien regime e della sua struttura istituzionale, culturale e politica

 

  1. l’avvenuto dell’illuminismo in parte erede della rivoluzione scientifica che si affermò come fenomeno d’innovazione e che fu promosso da numerosi scrittori che auto-coscientemente si appellavano ai suoi principi.

 

  1. nuova fase di espansione coloniale con nascita delle rivalità commerciali e territoriali tra le nazioni europee sui territori orientali e nelle periferie dei territori europei.

 

  1. economia politica che trova la sua formulazione più classica nella Wealth Of Nations di Adam Smith ed illustrava la crescente importanza della crescita economica per i governi e la nascente libera impresa che comporta però la nascita di un contrasto con le istituzioni feudali che ancora esistevano.

 

  1. la nascita del GRAN TOUR cioè la capacità di viaggiare per la classe borghese che si presentò come un avvento della cultura consumistica

storia economica

L’Europa agraria

 

L’Europa ebbe nel XVIII sec. lenti, profondi ed irreversibili cambiamenti economici.

 

Ancora nel XIX sec. la maggioranza degli europei era occupata nell’agricoltura ed ancora con metodi di allevamento e coltivazione tradizionali, principalmente per soddisfare necessità di consumo delle famiglie (agricoltura di sussistenza).  

 

Vi erano anche regioni dove era più praticata l’agricoltura orientata al mercato, anche se condotta da contadini coltivatori diretti.

Durante la 2° metà del secolo i prezzi cominciarono a salire, incoraggiando un aumento della produzione.

 

In assenza di nuovi metodi di coltivazione, l’aumentata produzione fu raggiunta con:

  • l’adozione di nuove piante coltivate
  • mettendo a coltura nuova terra

 

Conseguenze:

  • disturbi alimentari: eccessiva dipendenza dalla patata e dieta basata solo sul granturco causò la pellagra (deficienza critica di vitamine).
  • distruzione del terreno boschivo: l’espansione delle terre coltivate diminuì i boschi, causando erosioni e danni ambientale.

 

La geografia economica dell’Europa del XVIII sec. era composta da un mosaico di sistemi commerciali locali, regionali e interregionali:

  • agricoltura di sussistenza
  • agricoltura e pastorizia fornivano le principali materie prime
  • la geografia economica non coincideva con quella politica.

 

Si crearono regioni ben connesse, ma altre furono tagliate fuori da tutti i contatti;

 

Le più isolate erano:

  • comunità montane abituate a lunghe migrazioni x ricercare lavoro stagionale
  • le campagne per mancanza di strade percorribili in ogni tempo dell’anno.

 

Anche dove le strade erano buone, i costi dei trasporti terrestri erano alti.

 

Fiumi, vie d’acqua navigabili e mare erano le reti di comunicazioni più veloci, più sicure ed estensive nell’Europa pre-moderna.

 

In molte parti d’Europa nel XVIII secolo, città che erano state importanti centri di manifattura erano in declino, a causa di:

  • privilegi monopolistici che rendevano i prodotti ultra-costosi (i privilegi le rendevano un magnete per la migrazione di gente in cerca di lavoro e cibo – caratteristica costante del XVIII secolo).
  • prezzi fissi per merci di prima necessità per associazioni e corporazioni urbane

storia economica

I riformatori esortarono i governanti a:

  • eliminare i privilegi urbani
  • liberalizzare il commercio interno
  • eliminare vincoli per il libero uso della terra in quanto proprietà privata (il feudalesimo rendeva diritti di proprietà non assoluti).

 

Per i riformatori l’uso collettivo era offensivo, mentre con diritti di proprietà assoluti il proprietario terriero era libero di usare la sua terra come pensasse giusto.

 

Quando i governi cominciarono a sostenere tale principio ed incoraggiarono la privatizzazione e recinzione, ciò mise in conflitto agricoltori ed allevatori di bestiame e minacciò i delicati equilibri di tale sistema.

Inghilterra:

 

La crescita della terra privata e recintata fu un forte segnale di cambiamento già dalla seconda metà del XVII secolo.

 

I piccoli proprietari terrieri furono rimpiazzati da “fittavoli” e lavoratori agricoli, che non avevano una terra propria, ma dipendevano dai salari.

 

Caratteristica dell’agricoltura inglese fu la nascita dell’agricoltura intensiva: sviluppo di vaste aziende agricole affidate ad amministratori professionisti, destinati a massimizzare la produzione per il mercato (creò mobilitazione verso le città di provincia, che si andavano rapidamente espandendo).

 

Furono fatti famosi esperimenti per il miglioramento della produttività agricola:

  1. migliorare l’allevamento del bestiame,
  2. introdurre nuove piante azotate
  3. sviluppo di rotazioni per raccolti più intensivi
  4. nuove tecniche di arricchimento del suolo

 

Le recinzioni delle terre, proprietari terrieri innovativi e sostenitori della nuova scienza dell’agronomia, erano chiari segnali della nascita dell’agricoltura capitalistica.

 

Ma anche altrove si ebbero miglioramenti della produttività agricola.

storia economica

L’Europa del XVIII sec. fu ancora una volta un mosaico di realtà regionali contrastanti.

 

La rivoluzione demografica

 

Popolazione europea 1700-1800

 

Le cause dell’aumento demografico sono:

– l’aumento dei matrimoni in giovane età tra le classi intermedie, che comportavano maggiori tassi di natalità

– la riduzione di malattie (peste), nonostante non fosse ancora arrivata la rivoluzione nel settore della medicina.

 

La crescita del commercio

 

  1. a) Il commercio interno

 

La continua espansione del commercio locale ed intraregionale fu uno dei segnali più generali dell’espansione economica nell’Europa del XVIII secolo.

 

Ciò in parte si doveva al fatto che un crescente numero di europei viveva nelle città

 

Urbanizzazione europea  1700-1800

 

Le aziende agricole dovevano soddisfare i bisogni di molti individui e l’impulso alla crescita economica era quasi proporzionale alla crescita dei centri urbani:

 

– In Germania solo due città avevano popolazione sopra 100.000 abitanti: Berlino ed Amburgo, il resto erano centri urbani piccoli ove la domanda era soddisfatta dai prodotti stranieri piuttosto che locali.

 

– In Spagna la situazione era analoga, eccetto per Cadice, Siviglia, Madrid e Barcellona.

 

-Nell’ Italia del Nord , l’espansione demografica era più incisiva nei centri rurali che in quelli urbani, con la parziale eccezione di Milano.

 

Nell’ Italia del  Sud si trovava la grandezza elefantiaca di Napoli, con 400.000 abitanti risultato del suo stato privilegiato ed importante opportunità per la commercializzazione dei prodotti agricoli del resto dell’Italia meridionale.

 

I tassi più veloci di espansione demografica si ebbero in quelle regioni dove la crescita economica era anche più dinamica:

  1. i Paesi Bassi Meridionali,
  2. la Repubblica Olandese,
  3. numerose regioni francesi,
  4. la Bassa Renania,
  5. il Regno Unito.

 

Molti governanti europei tentarono di promuovere il commercio interno migliorando le comunicazioni (Francia notevole estensione del sistema di canali).

 

Solo in Gran Bretagna si sviluppò un sistema per attrarre investimenti privati per la costruzione di strade con i Turnpike trusts, associazioni fondate dai proprietari terrieri con concessione parlamentare e recupero dei costi con pedaggio sul traffico.

 

Una parte importante in questa espansione senza dubbio la ebbe anche la rapida crescita della navigazione costiera e del commercio marittimo a breve distanza.

 

  1. b) Il commercio internazionale

 

Costituì una % bassa del commercio europeo fino al 1800, anche se fu uno degli indicatori più sorprendenti della vitalità dell’espansione economica europea.

storia economica

Gli storici marxisti sostenevano che esso aveva provocato l’espansione economica e l’industrializzazione in Europa ma non era vero, in quanto i territori americani erano immensi ed, ai mercanti europei, offrivano preziose materie prime, ma scarse erano le popolazioni e limitati i loro bisogni commerciali.

 

Così il commercio atlantico fu meno remunerativo del previsto, incidendo meno del 10% sul giro d’affari londinese ed olandese (quelli più in espansione).

 

R.T. Rapp ha sostenuto, che la competitività dei mercanti inglesi ed olandesi nel commercio internazionale era conseguenza della loro abilità nel superare i rivali commerciali nei mercati europei.

 

Gli olandesi erano avvantaggiati da:

  • Fluitship: trasportava carichi più grossi più velocemente delle navi di qualsiasi altro suo concorrente commerciale (1670: eguagliava in tonnellaggio le flotte di Inghilterra, Portogallo, Francia, Spagna e Germania messe insieme).
  • Competitività di fornire merci a prezzi più vantaggiosi

 

Amsterdam era anche la città commerciale e il centro finanziario più importante del mondo, in quanto forniva collegamenti organizzati e istituzionali tra il commercio su lunghe distanze con Oriente, Americhe e Baltico.

 

Alla fine del XVII sec. i britannici e i francesi incominciavano a soppiantare gli olandesi nel commercio col Nord America, anche grazie all’economia interna olandese, che cominciava a perdere slancio (declino vitalità dell’economia interna nazionale che è condizione essenziale per l’espansione del commercio internazionale).

 

La rivalità commerciale tra Gran Bretagna e Francia nel XVIII sec. portò a battaglie commerciali e politiche nel sub-Continente Indiano e sull’Atlantico.

 

Gli inglesi riuscirono a collegare il nuovo commercio americano con i mercati europei, spinti soprattutto dalla necessità di compensare il deficit commerciale con i Paesi Baltici, causato dalla dipendenza per le forniture di materiali per le costruzioni navali.

 

Il commercio degli schiavi africani forniva forza lavoro a:

  • piantagioni portoghesi del Brasile
  • colonie spagnole, britanniche, olandesi e francesi dei Caraibi.
  • nuove colonie del Nord America (in quantità minori).

storia economica

Il commercio degli schiavi acquistati nell’Africa Occidentale e trasbordati in America era cd. “Passaggio Intermedio”, e chiudeva il sistema commerciale triangolare:

  1. le navi partite dall’Africa scaricavano il loro carico umano in America e imbarcavano prodotti coloniali (zucchero, tabacco, caffè)
  2. tali prodotti erano trasportati ai porti inglesi o europei e li erano imbarcati manufatti e merci di prima necessità per la vendita nei mercati coloniali.
  3. poi la nave salpava senza carico in rotta per l’Africa ove imbarcava una nuova partita di schiavi, e salpava di nuovo per l’America (e cosi via..)

 

Nonostante la ribellione dei coloni del Nord America, dopo la Guerra di Indipendenza, il commercio tra Gran Bretagna ed ex coloni americani crebbe più di prima, grazie anche alla fornitura della principale materia prima per le industrie tessili inglesi: il cotone.

 

Anche x la Gran Bretagna non fu esagerata l’importanza del commercio atlantico, che ebbe parte persino minore nel commercio della Francia.

 

Dati sul commercio estero europeo a fine XVIII secolo, elaborati da Paul Bairoch:

  1. 76% del commercio extra-regionale europeo interno all’Europa
  2. 10% in Nord America
  3. 8% in America Latina e Caraibi
  4. 5% in Asia
  5. meno dell’1% in Africa

 

I profitti del commercio internazionale non erano reinvestiti nelle imprese ma per la costruzione di sontuose case di città o ville ed hanno sostenuto stili di vita urbani, sviluppato nuovi gusti, mode e vizi.

 

Industrie e manifatture

 

  1. a) I Paesi Bassi Meridionali (il Belgio)

 

È stata la crescita più dinamica sostenuta in Europa, per:

  1. ricchezza di risorse naturali (carbone e ferro)
  2. economia agricola molto avanzata
  3. esteso sistema di comunicazioni (canali e strade)
  4. importanti centri di industria tessile (Verviers, Gand)

 

Il Belgio godeva di tutte le risorse per l’industrializzazione ma non fu rimpiazzata la forza lavoro umana con le macchine per l’abbondante offerta di potenziale umano a basso costo.

 

Al contrario, le province olandesi presentavano popolazione scarsa e non godevano delle stesse risorse naturali per l’industria;

 

Leida: sentivano poco l’urgenza di cambiare i loro metodi di produzione.

 

Amsterdam: come in Inghilterra e in Francia, continuava a prosperare senza richiedere significativi cambiamenti tecnologici.

  1. b) La proto-industrializzazione (Fiandre)

 

Nelle Fiandre del XVIII sec. si diffusero industrie fuori città e nelle regioni agricole, la cd. “protoindustrializzazione”, termine coniato da Franklin Mendels, chiamato anche “sistema di produzione domestica”, putting-out system o Verlagsystem.

 

Durante il XVIII sec. molte forme di produzione domestica si andavano espandendo in diverse parti d’Europa.

 

Le famiglie già erano impegnate in forme di produzione artigianale, ma l’innovazione della “proto-industrializzazione” era che tale attività era ora organizzata da mercanti cittadini per una produzione solo volta al mercato.

 

Usando l’economico lavoro rurale, i mercanti cittadini riducevano i costi di produzione ed aumentavano la concorrenza sui mercati.

 

Ciò contribuì all’espansione demografica e provocò caduta dei prezzi e riduzione dei livelli di redditività in quanto i mercanti capitalisti, trovarono questa produzione lunga per recuperare il capitale iniziale investito.

storia economica

Di contro, il sistema centralizzato di lavoro aziendale offriva:

  1. economie di scala,
  2. cicli produttivi più rapidi,
  3. un maggior controllo sulla qualità e quantità,
  4. recuperi più veloci degli esborsi di capitali
  5. maggiore flessibilità per rispondere alle mutevoli condizioni del mercato.

 

  1. c) Altri centri europei dell’attività manifatturiera preindustriale

 

Oltre ai Paesi Bassi Meridionali, l’Europa del XVIII sec. era un mosaico di regioni manifatturiere, molte delle quali mostrarono segni di rapida espansione e dinamismo.

 

Renania: vi erano molti centri manifatturieri, lavorazione di metalli e minerari di vari gradi di intensità

Berlino: vi era una importante industria serica

Slesia: vi era un’estesa produzione di lino

Bamberg e Württemberg: vi era una produzione laniera

Svevia e Cantoni Svizzeri: vi erano importanti industrie tessili

Asburgo: vi erano numerose industrie minerarie, di lavorazione di metalli e tessili nelle province alpine (Austria) e del Carso (Slovenia)

Lombardia austriaca: vi erano molti centri tessili  

Boemia, Moravia e Slesia: vi erano i livelli più alti di attività manifatturiera ed industriale (nuove tecnologie, estese risorse naturali e buona offerta di manodopera)

Catalogna: vi era significativo sviluppo manifatturiero

 

  1. d) La Francia e il Regno Unito

 

REGNO UNITO: registrò particolare sviluppo in:

  • industria metallurgica, per legname più scarso che nel resto di Europa
  • settore tessile, grazie a grandi quantità di cotone importato dalla colonia Indiana

 

Industrie inglesi: si rivolsero ai mercati di grosso volume e basso costo istituendo una nuova organizzazione del lavoro secondo nuovi principi dell’economia, il lavoratore divenne un unità nel processo produttivo gestito dall’imprenditore

 

FRANCIA: registro particolare sviluppo nel settore commerciale e manifatturiero. Vi fu una minore propensione alla meccanizzazione in quanto la manodopera era abbondante e a buon mercato, grazie alla forte espansione demografica.

 

Industrie francesi: si rivolsero ai mercati di qualità con volumi minori, con manodopera specializzata a costi contenuti

storia economica

Il ruolo dello Stato

 

Il ruolo dello Stato nello sviluppo economico è difficile da misurare, anche perché “lo Stato” non era facile da definire.

 

Ancora nel XVIII sec. gli Stati europei seguivano politiche mercantilistiche, secondo cui il volume del commercio è finito e lo Stato deve assicurare che:

  1. la propria quota commerciale non diminuisca,
  2. le importazioni siano mantenute al minimo
  3. le industrie interne siano difese dalla concorrenza delle importazioni straniere

 

In quanto al commercio estero:

  1. Inghilterra: controllo monopolistico con i Navigations Acts.
  2. Francia: i regolamenti commerciali di Colbert avevano funzione analoga ai NActs
  3. Spagna: commercio coloniale soggetto a uno stretto controllo monopolistico ed incanalato solo al porto di Cadice.

 

Nel XVIII sec. vi furono cambiamenti nelle politiche commerciali, influenzati dalle necessità dei governanti europei di fronteggiare costi crescenti del governo, PA, eserciti, marina militare. Questo comportò:

  • necessità di aumentare gli introiti
  • tentativi di creazione di amm. centralizzate e autocrazie (Assolutismo Illuminato: creato x trovare redditi ma erano necessari diminuzione dei privilegi fiscali e riorganizzazione delle PA)

 

Molti paesi pensarono alla liberalizzazione ed espansione del commercio interno che se cominciava a farsi strada per una maggiore libertà di scambio, che cozzava però con ostacoli politici, fiscali ed economici (entrate date dalle tasse).

 

Il ruolo dello stato doveva essere di proteggere e promuovere gli interessi economici per creare condizioni di stabilità ed ordine, in cui potessero prosperare l’impresa e il commercio.

 

In realtà gli interventi statali erano semplicemente manifestazioni dello splendore regale, per evidenziare gloria e creatività del sovrano, piuttosto che dare un qualche significativo contributo economico.

 

La loro influenza sul processo economico rimase limitata, anche se dopo la metà del secolo, vi fu un coerente progetto per limitare le importazioni, imitando e adottando le nuove tecnologie.

 

Gli stati inglese e francese si contesero le colonie americane ed il commercio atlantico per anni, conclusasi con la vittoria inglese grazie a:

  1. capacità di imporre tasse ed ottenere prestiti senza cadere in crisi finanziaria
  2. fondazione della Banca D’Inghilterra che pose forte stabilità finanziaria
  3. vantaggioso contesto di crescita economica

storia economica

L’era Napoleonica

 

Napoleone tentò la creazione di un impero continentale europeo con l’obbiettivo di rivaleggiare contro il Regno Unito.

 

Istituì un blocco continentale con il sistema economico sotto la sovranità francese.

 

L’occupazione degli stati europei bloccò l’accesso alle navi britanniche con obbiettivo di escludere l’Inghilterra dal commercio con l’Europa.

 

In realtà, il progetto continentale si mostrò col tempo di impossibile realizzazione, soprattutto per la nascita del commercio di contrabbando delle merci inglesi.

 

CORN LAWS: complicato sistema di dazi doganali sul grano che fu applicato nel Regno Unito durante le guerre napoleoniche al fine di proteggere i produttori interni, tale sistema colpiva principalmente il ceto medio; fu poi abolito.

 

TRATTATO COBDEN-CHEVALIER fu un accordo successivo alle guerre napoleoniche tra Regno Unito e Francia che prevedeva delle limitazioni alle esportazioni dei due paesi, successivamente tale trattato fu allargato anche alle altre nazioni europee favorendo lo sviluppo a catena del libero mercato.

 

L’esperienza napoleonica ebbe conseguenze positive ed eterogenee per l’Europa:

  1. feudalesimo fu abolito
  2. riorganizzazione dello Stato
  3. abolizione giurisdizioni private
  4. riorganizzazione tasse
  5. sostegno alla proprietà e all’impresa individuale
  6. garanzia d’istruzione
  7. costruzione infrastrutture
  8. spinta riformista contro l’Ancient Régime
  9. nascita di nuove forme di assolutismo burocratico
  10. nuovi esperimenti x sostituire le importazioni
  11. Marsiglia divenne principale porto del mediterraneo (cons. positiva x la Francia).

 

La Francia ebbe però conseguenze negative per:

  • perdita colonie atlantiche con conseguente declino di città commerciali
  • geografie economica trasformata
  • eccesso di offerta a fronte di scarsità della domanda, a causa della forte spinta di Napoleone sull’offerta ma non altrettanto sulla domanda.

 

Il periodo post-napoleonico fu caratterizzato da:

  • ritorno al protezionismo del sec. precedente
  • crescita del divario tra economia europea e britannica che si placò solo nell’830 con l’avvento dell’industria ferroviaria.
  • sistemi economici radicalmente modificati: diffusione economie industriali e nuove forme di produzione

 

Lo sviluppo economico nell’Europa del XIX secolo

 

Crescita e trasformazione dell’economia europea

 

1.1. Un secolo di crescita continuativa

 

Maddison indicò che la crescita non fu uniforme, ma vi erano aree inseguitrici ed aree guida: dove i mutamenti si manifestano prima (“economia guida opera vicino alla frontiera tecnica, sfrutta le conoscenze tecniche e raggiunge maggiore produttività di risorse, capitali e lavoro”).

 

Individuò nella storia dell’economia mondiale 4 fasi con diverse economie guida:

  1. XII-XVI Italia Centro Settentrionale e Fiandre
  2. 1600-1750 Paesi Bassi Settentrionali
  3. 1750-1890 Inghilterra
  4. 1890 – oggi Stati Uniti

 

L’Inghilterra assunse tale ruolo grazie a:

  1. riv. Industriale che portò aumento di produttività ed occupazione industriale
  2. progresso della produzione tessile, siderurgia, meccanica
  3. sfruttamento del carbon fossile (forza industriale)
  4. posizione monopolistica nel commercio mondiale

storia economica

PIL Procapite

 

L’Europa conobbe una straordinaria e continua crescita nel XIX secolo, anche se il considerevole aumento popolazione mitigò i benefici della crescita.

 

Crescita economica e contabilità nazionale: la crescita è valutata dalla variazione nel tempo del PIL a prezzi costanti.

 

PIL: misura del valore di tutti i beni e servizi finali prodotti in un Paese da cittadini e stranieri attivi al lordo di ammortamenti in un determinato periodo di tempo

 

PNL (prodotto nazionale lordo): valore della produzione di beni e servizi, al lordo di ammortamenti, realizzati da una nazione anche all’estero nel tempo considerato (1anno)

 

Per confrontare i livelli di reddito dei Paesi bisogna usare un tasso di cambio speciale, il PPP (purchasing power parity), che tiene conto del diverso livello dei prezzi (difficile da calcolare)

 

1.2. I cambiamenti strutturali

 

La crescita continua si accompagnò a cambiamenti strutturali nell’economia europea.

 

I dati sono molto approssimativi perché è difficile calcolare la popolazione attiva (occupati e persone in cerca di occupazione).

 

Tutti i Paesi, tranne Italia e Giappone, mostrano un incremento nel tasso di attività soprattutto per effetto dell’aumento del tasso di attività femminile.

 

Vi fu una modificazione della struttura professionale della popolazione con:

  • diminuzione occupazione nel settore primario
  • espansione del secondario e terziario

 

L’industrializzazione (e declino dell’agricoltura) ebbe ritmi diversi da zona a zona:

  • fu più accentuato in alcuni Paesi (Germania),
  • più moderato in altri (Francia, Italia)

 

L’incremento del reddito pro-capite fu accompagnato dal altri cambiamenti:

  1. calo fertilità, natalità e mortalità
  2. crescita urbanizzazione, alfabetismo, scolarizzazione
  3. crescita risparmio, investimenti e consumi pubblici,
  4. apertura al commercio internazionale

 

Per Kuznets l’effetto della crescita sulla distribuzione del reddito fu un aumento della disuguaglianza x il divario intersettoriale (i pochi nuovi addetti ai settori “moderni” avrebbero guadagnato molto di più degli occupati nelle attività tradizionali).

 

1.3. Ritmi, fasi, modelli di crescita

 

  1. a) L’Inghilterra e gli altri

 

Nella crescita dei paesi primeggia la Gran Bretagna fino al 1890 (studio di Smith, Mill e Marx che distinse società pre-capitalistica (mondo agrario) e società capitalistica (industriale)).

 

L’individuazione delle fasi della crescita impegnò filosofi, storici ed economisti;

in particolare la Scuola storica tedesca rifiutò l’esistenza di leggi universali nel divenire economico, a causa della:

  • difformità dei percorsi di sviluppo dei differenti stati,
  • relatività delle leggi economiche

storia economica

Joseph Schumpeter

 

La crescita non è stata mai lineare ma con crisi di brevi periodi, generalmente.

 

L’esistenza di una regolarità nelle fluttuazioni è stata studiata da Schumpeter che, nel suo Business cycles (1939), sottopose a verifica empirica 3 cicli principali:

  1. Ciclo classico: 7-11 anni (economista franc. Juglar) poi ripartito in 4 fasi: recessione, depressione, ripresa e boom (a metà ciclo scoppiano crisi di sovrapproduzione)
  2. Ciclo minore: andamento scorte prodotti (economista amer. Kitchin)
  3. Movimenti di lungo periodo: 40-50 anni (economista russo Kondratieff) costituiti da 2 fasi della stessa lunghezza, una ascendente e una discendente

 

Egli indica che:

  • l’andamento ciclico è l’essenza stessa del processo di sviluppo capitalistico.
  • le fluttuazioni sono “conseguenza necessaria della rottura dell’equilibrio stazionario” e “rappresentano la forma che lo sviluppo assume nell’era del capitalismo”
  • determinante nello sviluppo e nelle fluttuazioni è “l’attività innovativa”.

 

Nell’analizzare l’attività innovativa si discosta dalla scuola classica distinguendo:

  • invenzioni: hanno genesi scientifica (“costituiscono elemento senza importanza per l’analisi economica”)
  • innovazioni: si sviluppano nel sistema economico in risposta a bisogni

 

Le innovazioni scaturiscono da “imprenditori-innovatori”, che sono motori del processo di sviluppo e sono concentrate in settori: quando iniziano in un settore difficilmente rimane una sola ma si sviluppano sollecitate dalla prima.

 

Dopo la guerra nuovo obiettivo degli studi sulla crescita e sviluppo economico è il problema sullo sviluppo economico dei paesi sottosviluppati.

 

La nozione di sviluppo è dunque identificata soprattutto grazie al suo opposto: il sottosviluppo.

 

L’industrializzazione europea venne studiata come risultato del cammino di sviluppo dei followers nei confronti dei first movers, dove i primi semplicemente impiegavano le nuove tecnologie disponibili importandole (copiando).

 

Landes e Rosenberg: pensano invece che vi sia un processo creativo nell’adozione di tecnologie, non sono state colte la multipolarità e multilinearità dello sviluppo.

storia economica

b) Teorie della storia economica: stadi di Rostow

 

1970 W. Rostow e A. Gerschenkron: non credettero nei modelli ciclici ma studiarono interpretazioni incrementali dello sviluppo; infatti Rostow in The Stages of Economic Growth, previde 5 stadi x raggiungere lo sviluppo economico.

 

  1. società tradizionale, caratteristiche:
  1. situazione preindustriale con debole produttività
  2. preponderanza schiacciante dell’agricoltura,
  3. correlazione stretta tra popolazione e risorse,
  4. società chiusa ed esposta ad epidemie e carestie.
  5. tasso d’investimento in proporzione al tasso di incremento demografico
  6. per evolvere devono aumentare i tassi di investimento, cioè parte della produzione sottratta al consumo e destinata a infrastrutture

 

  1. transizione (precondizioni al decollo), caratterizzata da:
  1. incremento produttività dell’agricoltura
  2. infrastrutture a iniziativa Statale (la privata non può fornire capitali necessari)
  3. accumulazione capitale economico (es. infrastrutture), capitale sociale (es. educazione, know-how, ecc.) e imprenditorialità (assunzione di rischio)
  4. sviluppo di industrie di servizio (in particolare sistema bancario)
  5. uso efficiente di materie prime locali o importazione;
  6. esportazione di prodotti mani-fatturati

 

  1. decollo (take off): processo di accelerazione economica che trasforma l’economia portandola ad un livello produttivo più elevato. Caratterizzato da:
  1. accumulazione di capitale con incremento produttività (tassi di crescita alti)
  2. cambiamento delle strutture economiche
  3. aumento tasso di investimenti al 10% circa del prodotto nazionale netto;
  4. costituzione quadro politico, sociale e istituzionale che consente uno sviluppo generale, tale da consentire un aumento costante del reddito individuale
  5. sviluppo settori-guida ed industrie leader di settore: le innovazioni non coinvolgono il sistema economico in modo uniforme (avviene solo con il tempo)
  6. sviluppo di industrie sussidiarie (es. industria estrattiva)
  7. l’industria subentra all’agricoltura come settore primario di crescita economica

 

  1. maturità: caratterizzata da:
  1. aumento crescita industriale
  2. innovazioni tecnologiche ed organizzative diffuse a più settori
  3. nuove industrie trasmettono il loro dinamismo (se rallentano i settori trainanti)
  4. il volume degli investimenti è dal 10 al 20% del reddito nazionale.
  5. la produzione supera notevolmente l’incremento demografico
  6. aumento regolare reddito pro capite e trasforma le economie (più consumo)

 

  1. età consumi di massa: il crescente potere d’acquisto nei consumi, spinge le imprese ad investire per standardizzare la produzione e cosi abbassare i costi ed allargare il mercato (fondamentale per il mantenimento del tasso di crescita).

La teoria a stadi fu poi configurata come un’ “imitazione senza varianti”:

  1. non spiega il passaggio da uno stadio all’altro
  2. presuppone che tutte le economie debbano soddisfare le fasi
  3. impone un modello unilaterale per tutte le economie europee

 

  1. c) Gerschenkron e i vantaggi dell’arretratezza

 

Esamina gli stadi della “formazione delle precondizioni” e del “decollo” in una graduatoria tra paesi e ne valuta l’arretratezza rispetto alla Gran Bretagna.

 

Se mancano prerequisiti i paesi possono recuperare la loro arretratezza con fattori sostitutivi che stimolano un veloce recupero (catching up) per il decollo (big spurt).

storia economica

Egli identifica i cd. vantaggi dell’arretratezza: imitare tecnologie altrui evita investimenti di risorse finanziarie ed un processo di perfezionamento.

 

  1. d) Il problema delle unità di analisi: Pollard e la regione economica

 

  1. Pollard in The peaceful conquest (1970) pone l’attenzione alla dimensione regionale, in quanto l’analisi nazionale occulta le dinamiche regionali.

 

Per Pollard gli sviluppi dell’economia internazionale interferiscono sulle decisioni dei singoli Paesi influenzandoli, è il cd. differenziale della contemporaneità, ossia il diverso ruolo assunto da un evento (es. costruzione delle ferrovie) nelle economie dei diversi paesi in rapporto alle condizioni del momento sul piano internazionale.

 

  1. e) Path dependence, istituzioni e sviluppo economico. Il ruolo dello Stato

 

  1. David elabora il concetto di Path dependence (1980), secondo cui la spiegazione dei mutamenti non va ricercata in leggi economiche universali, ma nel percorso storico dei processi (catene di eventi portano a fare determinate scelte).

 

Douglas North ha teorizzato il mutamento economico come risultato di un cambiamento istituzionale (istituzioni regolatrici di cooperazione e competizione economica) che si adatta ad esigenze delle attività produttive.

 

Con la riv. industriale nasce il dibattito sulla presenza dello Stato nell’economia:

 

  • liberismo economico: lasciare liberi i meccanismi di mercato (Smith e Ricardo: lo Stato promuove scambi, sviluppa infrastrutture, combatte monopoli)
  • dottrina “interventista”: lo Stato deve avere ruolo attivo nell’economia in quanto il mercato, da sé, non è in grado di garantire un adeguato sviluppo

 

Seconda metà Ottocento:

  • negli Usa Stato regolatore (non interventista)
  • in Europa continentale “Stato forte” (fiducia nel big government)

 

Nella realtà il ruolo dello Stato nell’economia è andato crescendo, sviluppando istruzione, controllo moneta, sanità, .. ed andando a garantire difesa, law and order.

storia economica

Dinamiche demografiche e mutamento sociale. Il ruolo dell’agricoltura.

 

2.1 La rivoluzione demografica europea

 

La popolazione europea è cresciuta tra il 1600 ed il 1800 ad un modesto 0,42% annuo, ma tra il 1800 ed il 1914 progredì al ritmo dello 0,93% annuo.

Si trattò di una vera e propria rivoluzione demografica.

 

In molte regioni europee si entrava nella transizione dal modello demografico di antico regime (alta natalità e mortalità, equilibrio popolazione-risorse) al nuovo modello demografico (continuità della crescita, bassa mortalità e natalità).

 

Dal 1800 al 1900 la popolazione mondiale crebbe del 70% passando da 978 a 1.650 milioni (crescita che dal 1800 non ha mai conosciuto pause o regressioni).

 

Aumento della popolazione nazionale:

Asia: aumentò di 1/3 i suoi abitanti (da 630 a 925 milioni)

Africa: aumentò 1/4 i suoi abitanti (da 107 a 133 milioni)

Europa: aumentò di più del doppio i suoi abitanti (da 208 a 430 milioni, che dall’800 ad oggi si è più che triplicata fino a 650 milioni)

America Latina ed Australia-Oceania: popolazione triplicata per i movimenti migratori

America del Nord: popolazionex13 (480 milioni di abitanti prima della IGM x le migrazioni)

 

Peso degli stati sulla popolazione mondiale:

Asia: si riduce il peso sulla pop. Mondiale (dal 64,4 al 56,1%)

Africa: si riduce il peso sulla pop. Mondiale (dal 10,9 all’8,1%)

Europa: aumenta il peso sulla pop. Mondiale (dal 21,2 al 26%)

 

Densità (numero di abitanti/kmq): la popolazione è più concentrata sul continente meno esteso, l’Europa, che già nel 1800 è al vertice con 18,7 ab./kmq

 

2.2. Il “nuovo modello demografico”

 

La nuova demografia europea fu caratterizzata dalla contrazione di mortalità e natalità, che sostituì fecondità media ed alta mortalità dell’Europa preindustriale (poi sostituita di nuovo dall’alta fecondità e mortalità che resta fino al ‘940).

 

Sul breve periodo si ebbe comunque una crescita impetuosa, dovuta a:

  1. calo della mortalità
  2. crescente allungamento della vita
  3. diminuzione epidemie (non del tutto sparite, es. colera 1930)
  4. diminuzione carestie
  5. miglioramenti alimentari e igienici
  6. progressi scienza medica (vaccinazione, rivoluzione microbica Pasteu)
  7. diminuzione mortalità per le guerre

 

Nel XIX sec. si è registrato un feedback positivo tra popolazione e risorse: né fecondità, né mortalità in Europa dipendevano più dalle disponibilità alimentari.

 

Incremento demografico e innovazioni tecnologiche andarono di pari passo: la crescita demografica stimola la crescita produttiva e questa provoca ulteriore crescita demografica.

 

Tale fattore fu evidenziato dalla rivoluzione agricola, nata grazie alle rotazioni, allevamento, nuovi concimi..

 

Disparità sociali: aveva un peso importante la classe sociale o la professione sulle aspettative di vita es. mortalità infantile: nei quartieri operai di New York era 3 volte superiore a quella delle famiglie benestanti.

 

Malnutrizione, mancanza igiene e cure diminuivano la resistenza fisica dei ceti popolari ed operai.

 

Il lavoro minorile andò a riempire la grande quantità di disponibilità di lavoro, con conseguente aumento delle disponibilità alimentare ed abbassamento dell’età matrimoniale nelle classi lavoratrici, nelle aree interessate dall’industrializzazione.

 

In Europa, in paesi avanzati, si diffuse la pianificazione della famiglia e controllo  nascite; ciò in considerazione della diversità economiche e culturali tra classi sociali (es. in Inghilterra il tasso di fecondità è inversamente proporzionale al livello sociale).

 

Solo dopo la I guerra mondiale e l’insegnamento dell’uso di anticoncezionali (evitare malattie) il controllo delle nascite divenne familiare anche tra le classi popolari.


Nel modello demografico occidentale, seppure con resistenze religiose, è migliorato il rapporto tra sviluppo economico e sviluppo della popolazione, contenendo nascite non traumatiche con scelte consapevoli di individui e famiglie.

storia economica

Urbanesimo, migrazioni e colonizzazioni

 

Esplosione demografica e trasformazioni economiche determinarono una ridistribuzione della popolazione geografica e professionale.

 

L’industrializzazione procedette di pari passo con l’urbanizzazione, in quanto la popolazione rurale si spostava da campagne a città per il lavoro, favorita dalle ferrovie nate grazie alla rivoluzione dei trasporti.

 

Le città con più di mezzo milione di abitanti passarono, fra il 1800 ed il 1910, da 3 a 25.

 

Sui risvolti sociali di questi imponenti spostamenti si è sviluppato un dibattito che negli anni 60 ha coinvolto almeno due fronti:

  • Storici marxisti (E. Hobsbawm): hanno sottolineato il deterioramento degli standard di vita nel passaggio dall’età preindustriale all’età industriale
  • Storici neoliberisti (M. Hartwell): hanno sottolineato il miglioramento degli standard di vita nel passaggio dall’età preindustriale all’età industriale

 

vi fu la formazione di quartieri-dormitorio senza acqua, luce e servizi igienici

le condizioni di vita e lavoro degli operai erano inizialmente molto dure

+ diminuirono carestie e miseria con opportunità di miglioramento sociale e culturale.

+ modifica struttura professionale della popolazione con tendenza evolutiva:

  • regresso primario
  • espansione secondario e terziario

 

Ciò nonostante, ad eccezione della Gran Bretagna, tutte le società restarono a predominanza rurale e ad economia agricola per buona parte dell’Ottocento.

 

Da metà 800 la pressione demografica produsse fenomeni migratori enormi in Europa e fuori, che poteva essere assorbito solo dai Paesi più avanzati, cosi si crearono spostamenti:

– da aree di espulsione (bassa dinamicità economica, come Germania, Irlanda, ..)

– a aree di assorbimento (alta dinamicità economica, come Alsazia, Nord Francia, ..)

 

Il fenomeno dominante divenne quello dell’emigrazione extra-continentale e permanente, ispirati dall’accoglienza, prospettive d’espansione, gusto dell’avventura, desiderio di fare fortuna.

 

Tra il 1821 ed il 1914 una cifra stimata fra 46 e 51 milioni di persone lasciarono l’Europa verso altri continenti, soprattutto verso l’America.

 

Emigrazione transoceanica dall’Europa, 1851-1920

 

I viaggi erano favoriti da:

  • rivoluzione trasporti marittimi
  • viaggi collettivi organizzati
  • incoraggiamento di governi ed associazioni professionali per alleggerire il mercato del lavoro e garantire i salari

 

Vi furono effetti di grande portata per paesi di partenza e destinazione.

 

Paesi di partenza:

  1. modificazioni nel mercato del lavoro,
  2. diminuzione dell’incremento naturale della popolazione (vuoti demografici)
  3. decongestione campagne,
  4. immissione di liquidità x campagne, bilancio statale, industrie

 

Le economie del Nuovo Mondo ebbero enormi vantaggi dalle migrazioni:

  1. aumento natalità
  2. abbassamento età matrimoniale
  3. urbanizzazione e industrializzazione
  4. modificazione caratteri socio-culturali
  5. nascita di comunità etnico-nazionali
  6. mescolanza di culture (melting pot): si rivelò chiave di sviluppo
  7. imprenditoria etnica: concentrazione di emigranti in settori di attività specializzate

storia economica

Le trasformazioni del settore agricolo

 

L’agricoltura ebbe ruolo fondamentale nel processo di crescita economica moderna:

  • alimenta la popolazione non agricola,
  • fornisce capitale e lavoro x altri settori economici,
  • crea esportazioni e domanda di prodotti industriali e servizi

 

Tassi di crescita della produzione agricola

 

La produzione agricola crebbe a causa della crescita:

  • estensiva (crescita quantità fattori produttivi: lavoro, capitale e terra): ove vi erano estese superfici di terra a basso costo, America e Australia (emigrazione)
  • intensiva (crescita della produttività dei fattori produttivi)

 

L’aumento della produttività globale fu il risultato di:

  • innovazioni land saving: finalizzate ad aumentare i rendimenti della terra
  • innovazioni labour saving: finalizzate ad aumentare la produttività del lavoro

 

Innovazioni land saving (preparazione tecnica x l’impresa):

  1. rotazione continua (high farming) senza periodo di riposo del terreno (maggese)
  2. introduzione di nuove specie di animali e piante (mais, patata, barbabietola)
  3. introduzione fertilizzanti di origine animale, vegetale e artificiale (chimici).

 

Innovazioni labour saving (azienda capitalistica, sostitutrice di forza lavoro):

  • perfezionamento attrezzi in ferro (aratri, falci),
  • uso di macchine (trebbiatrici, sgranatrici, mietitrici, mungitrici, trattore) → meccanizzazione favorita dall’aumento delle dimensioni aziendali

 

L’adozione delle innovazioni era un processo complesso, condizionato dalle caratteristiche ambientali ed atmosferiche.

  1. l’high farming non possibile nlle regioni mediterranee x la lunga siccità estiva.

 

Ricerca e sperimentazione agraria avevano un basso tasso di appropriabilità, si rese necessario l’intervento dello Stato e fu creata la 1 stazione sperimentale pubblica in Germania (1853)(ruolo promozionale dei giornali agronomici: boom nel corso del XIX sec.)

 

Il max sviluppo agricolo si ebbe in Europa nord occidentale dove i 2 miglioramenti esercitarono un’azione complementare (estensione superfici, progressi tecnici, aumento colture e produttività).

 

Congiuntura dell’agricoltura nel XIX secolo

 

1840 – 1870 alta congiuntura: prezzo grano alto, prosperità economica, aumento domanda interna, allevamento redditizio, trasformazioni fondiarie, cerealicoltura

 

Tradizioni colturali, conoscenze inadeguate e investimenti poco razionali accrebbero l’impatto sull’agricoltura europea della “grande depressione” (1877-1896)

 

1877 – 1896 bassa congiuntura: rivoluzione dei trasporti evidenzia la concorrenza con le terre vergini, concorrenza dei prodotti provenienti dall’estero, crollo dei prezzi agricoli, crisi del grano, politiche protezionistiche  

 

La reazione fu la politica protezionistica che ridusse le superfici coltivate di cereali, sopratt. in Inghilterra, già orientata all’allevamento e che non risentì della crisi agricola

 

La Riv. Industriale del XIX sec.

 

3.1. L’Inghilterra e l’Europa continentale

 

La riv. Industriale del XIX sec. segnò una nuova era nei paesi industrializzati:

  1. innovazioni in agricoltura, commercio, trasporti e industria
  2. incremento capacità produttiva grazie a nuove tecniche e fonti energetiche
  3. aumento di beni e servizi
  4. miglioramenti standard di vita
  5. trasformazioni della vita economica

 

Ancora vi sono dibattiti sulle modalità di trasformazione delle economie europee che hanno portato i paesi, in modi diversi, all’industrializzazione; infatti molti studiosi hanno tentanto di capire quale sia l’elemento che ha dato origine alla riv. Industriale.

 

– Alcuni hanno ipotizzato che la vera Rivoluzione industriale sia avvenuta solo in Inghilterra, mentre nel resto d’Europa vi sia stata piuttosto una industrializzazione.

 

– E. A. Wrigley: pensava che la crescita di importanti settori economici dipese dall’uso dell’energia a buon mercato derivante dal carbon coke (carbon fossile).

 

– P. Deane: pensava che la riv. Industriale fosse un processo unico in tutta Europa e non solo inglese e che fu causa della somma di 4 rivoluzioni: demografica, agraria, commerciale e quella dei trasporti.

 

L’età delle macchine, del carbone e del vapore

 

  1. a) Uno sforzo convergente e cumulativo: il tessile

 

L’Inghilterra non deve essere considerata un caso eccezionale, ma una delle storie della modernizzazione delle economie europee, in cui il ruolo della meccanizzazione fu fondamentale x l’aumento della produttività.

 

La meccanizzazione produsse un effetto-valanga:

  • la forte produttività creava una strozzatura della produzione in un altro settore a valle o a monte.
  • Il problema stimolava ingegneri, tecnici o semplici artigiani. La convergenza degli sforzi finiva in genere per far scoprire una soluzione pratica
  • essa spesso a sua volta originava nuovi problemi

storia economica

Ne è caratteristica il settore tessile: il primo brevetto di rulli fu di Lewis Paul, ma l’inventore del filatoio meccanico venne considerato Richard Arkwright, che usando due coppie di rulli lo fece effettivamente funzionare.

 

Ad essa susseguirono tutta una serie di innovazioni spinte dalla prima: filatrice a più fusi, il carrello del filatoio, un nuovo filatoio a vapore, ecc. (la self-acting mule del 1830 permise l’automazione completa della filatura).

 

  1. b) Il paradigma del carbone

 

Le attività industriali basate sull’energia termica distruggevano le foreste, cosi in Inghilterra si sviluppa l’uso del carbone, con estrazione dai giacimenti più profondi tramite l’uso della pompa di Newcomen (1705) che eliminava l’acqua dalle miniere.

 

1709 Abraham Darby scoprì il coke e lo usò per la lavorazione del ferro e la produzione della ghisa e dell’acciaio.

 

Con l’aumento del consumo del carbon coke si meccanizzarono i trasporti e l’energia iniziò ad essere “distribuita” con piroscafi e ferrovie.

 

Tra 1769 e 1775 James Watt perfezionò la pompa di Newcomen e diede vita alla macchina a vapore (simbolo della tecnologia della rivoluzione industriale).

 

I miglioramenti della macchina a vapore stimolarono l’innovazione nelle fonti di energia primaria che il vapore sostituiva:

 

– tra 1750 e 1850 l’energia vapore stimolò l’innovazione dell’energia idraulica ritardando quella del vapore.

– tra 1800 e 1850 vi fu l’affermazione definitiva della macchina a vapore e nacque la termodinamica.

– tra 1760 e 1790 si affermò l’uso del carbon coke nell’industria del ferro.

– tra 1790 e 1840 nacque l’industria pesante col sempre maggior uso dell’energia vapore.

  1. c) dotazione di risorse e combinazioni energetiche

storia economica

Il modello energetico inglese durante l’industrializzazione si basò su energia idraulica e di energia fossile trasformabile in energia meccanica.

 

La meccanizzazione:

  • del settore tessile si avvalse dell’energia idraulica
  • di miniere e ferriere si avvalse di energia vapore

 

Ogni paese sfruttò le tecnologie di cui aveva disponibilità:

 

– Belgio: modello simile a quello inglese (anche qui si affermò il binomio tessile/energia idraulica e miniere e ferriere/carbone e energia vapore).

 

– Germania: sviluppò l’industria pesante nel bacino carbonifero della Ruhr creando industrie di grandi dimensioni

 

Stati Uniti: si svilupparono grazie ad una consistente disponibilità di carbone mentre invece altri paesi dovettero importarlo attendendo la rivoluzione dei trasporti.

 

– Inghilterra, Belgio, Francia e Germania già tra 50 e 60 raddoppiarono, triplicarono o addirittura sestuplicarono la loro produzione.

 

Produzione carbone

 

  1. d) Le macchine utensili e l’American System of Manufacturing

 

Le innovazioni furono possibili grazie ai progressi nel settore delle macchine utensili (torni, frese, mole, ecc.), che permettevano di ottenere parti metalliche indispensabili al funzionamento rapido e preciso delle macchine e fabbricare oggetti standardizzati.

 

Gli innovatori appartenevano ad un’élite professionale di innovatori:

  • J. Whitworth standardizzazione filettature
  • J. Nasmyth maglio a vapore
  • R. Roberts perforatrice multipla

 

1851 esposizione universale di Londra: American System of Manufacturing si trattava di un sistema basato sulla standardizzazione del prodotto e l’intercambiabilità delle parti (per ottenere velocità operativa e movimentazione dei materiali).

 

Dopo la guerra di Secessione i metodi di produzione di massa si diffusero rapidamente prima nella produzione delle armi, poi in quella di molti altri prodotti.

 

Mentre in Europa si diffusero lentamente:

  • volevano mantenere una buona qualità dei prodotti
  • necessitava l’eliminazione di operai specializzati (resistenza operaia)
  • sorpassato da più importanti invenzioni: illuminazione a gas e mongolfiera.

storia economica

La “seconda rivoluzione industriale”

 

  1. a) Acciaio

 

Con la II industrializzazione (1850 circa) crebbe il ruolo della scienza nelle innovazioni, periodo cd. età dell’acciaio, dell’elettricità e della chimica.

 

L’acciaio fu il prodotto base dell’industria pesante di beni strumentali e di consumo, e grazie al convertitore Bessemer si ridussero molto i costi di produzione (1856).

 

  1. b) Chimica

 

L’era dell’acciaio fu anche era della chimica, che si sviluppò grazie a ricerche di laboratorio:

  • prima nella chimica di base (Ernest Solvay, acido solforico)
  • poi nella chimica organica (coloranti artificiali, fertilizzanti, ecc.)

 

In questo settore il peso della ricerca scientifica era maggiore che in tutti gli altri e per questo ebbe centro propulsore in Germania per:

  • l’istruzione scientifica e tecnica molto avanzata
  • era leader delle produzioni sintetiche (1880 A. Bayer: iniziatore)

 

b2) ed Energia Elettrica

 

Da inizio 800 vi furono anche esperimenti per l’uso commerciale dell’elettricità relativamente a illuminazione, motore elettrico e telegrafia.

 

Il principio dell’autoeccitazione fu scoperto da C.F. Varley e Werner von Siemens, poi nel 1870 Pacinotti e Gramme costruirono la dinamo basata sull’architettura ad anello.

 

L’energia elettrica trasformò la vita quotidiana degli abitanti delle città, cd. rivoluzione dell’energia elettrica.

 

Verso il 1880 Thomas A. Edison e Joseph Swan costruirono le prime lampadine moderne che permisero la diffusione dell’illuminazione nelle case e nei trasporti.

Nei dintorni di New York venne realizzata la prima rete di illuminazione.

 

In campo energetico si andava verso un nuovo “paradigma”, l’era del petrolio:

  • 1859 scoperta del petrolio (non si abbassa l’uso del carbone)
  • 1914 inizio del reale utilizzo

 

  1. c) Altri settori in sviluppo in Europa

 

Altri settori si svilupparono in Europa:

– agricoltura: si diffuse più l’uso dei fertilizzanti che delle macchine statunitensi

– alimentazione:

    • tecniche di conservazione dei cibi (per la scoperta dei batteri di Pasteur)
    • tecniche di refrigerazione (trasporto carni)
    • tecniche di centrifugazione (x separare il siero dal latte)

informazione: questo modo fu rivoluzionato con la macchina da scrivere.

Venne seguita da innovazioni enormi tra cui:

  • 1846 macchina rotativa
  • 1839 fotografia
  • 1883 macchina fotografica

storia economica

I paesi adottarono le nuove tecnologie con diversi ritmi e modalità anche perché molti fattori nazionali condizionano il cambiamento tecnico, come:

  • il livello di istruzione,
  • organizzazione istituzionale, finanziaria e commerciale.

 

Gli effetti sociali e politici di queste innovazioni furono enormi:

  • politiche protezionistiche adottate dalle popolazioni agricole che risentirono della concorrenza
  • politiche di innovazione invece stimolate nell’Europa continentale

 

3.4 Gli attori dell’industrializzazione

 

  1. a) Imprenditori e imprese

 

Vero motore del sistema capitalistico è l’imprenditore:

  1. proprietario dei mezzi di produzione: capitale fisso (macchine e fabbriche) e capitale circolante (materie prime e risorse finanziarie)
  2. organizza la produzione
  3. assume operai
  4. si assume il rischio d’impresa

 

Il profitto remunera l’imprenditore per

  • il suo ruolo
  • l’interesse sui capitali investiti
  • il premio per il rischio d’impresa

 

Se il profitto è reinvestito nell’impresa genera:

  • crescita dell’attività
  • accumulazione di capitale

 

Origini dei capitali: all’inizio della rivoluzione industriale le imprese ricorrevano all’autofinanziamento piuttosto che al ricorso al mercato dei capitali.

 

Un universo di piccole imprese autonome, incapaci di esercitare un’influenza decisiva sui prezzi, concorrevano tra loro (concorrenza perfetta).

storia economica

Nel XIX sec. (non fino al 1860) comparvero a poco a poco imprese grandi che tendevano a conquistare posizioni dominanti (concorrenza imperfetta).

 

La maggior parte delle imprese piccole erano:

  • unipersonali o con qualche partner (snc: società di persone con responsabilità solidale ed illimitata dei soci).
  • (XIX sec) imprese familiari: non potevano però sostenere gli investimenti necessari per le nuove tecnologie e la crescita dimensionale.

 

Cosi iniziarono a diffondersi, a metà XIX sec, le società anonime per azioni che agli inizi ebbero ostacoli per le restrizioni imposte dalle leggi (gli azionisti erano responsabili solo per le somme sottoscritte e gli Stati esigevano un’autorizzazione amministrativa per la costituzione).

 

Il principio della responsabilità limitata nelle imprese fu poi approvato:

  1. nel 1856 dal parlamento inglese
  2. nel 1863 in Francia
  3. nel 1870 in Germania
  4. nel 1882 in Italia (Codice Mancini, codice di commercio)

 

Con il procedere delle tecnologie si affermarono anche grandi concentrazioni industriali che perseguivano economie di scala e fissavano contratti per combattere la concorrenza.

 

Nacquero anche le fusioni di imprese, cd.:

  • konzerne (in Germania nell’industria chimica ed elettrica),
  • amalgamations (in Inghilterra),
  • trusts (negli Stati Uniti)

 

  1. b) Le banche

 

Nelle prime fasi della rivoluzione industriale le banche ebbero un ruolo irrilevante e finanziarono solo il commercio internazionale e i prestiti governativi.

 

Il sistema bancario si fondava su:

  • banche centrali: controllate da pochi ricchi azionisti, praticavano il risconto e facevano anticipi allo Stato con l’emissione
  • banche private: accettazione cambiali e sottoscrizione di prestiti pubblici (non concedevano prestiti agli industriali a lungo termine).

 

Con l’industrializzazione il crescente bisogno di credito non poté essere soddisfatto da questo sistema, nacquero allora nuove tipologie, tra le banche per azioni si imposero:

 

– banche di deposito: avevano molte filiali

  • passivo: ricche x la raccolta depositi a vista e a breve termine
  • attivo: operazioni ordinarie di credito (sconto e anticipazioni su titoli)

 

– banca d’affari: senza filiali

  • passivo: depositi a medio-lungo termine di ricchi capitalisti e mezzi propri
  • attivo: investimenti a lungo termine, prestiti ai governi.. (si assume più rischi)

 

L’evoluzione dei sistemi bancari variò a seconda dei Paesi:

 

– Inghilterra: poche banche affari ma con progressiva specializzazione delle funzioni.

 

Dal 1826 si svilupparono banche sotto forma di società x azioni che assorbirono le banche private, fino al 1914 in cui si affermarono a Londra le Big Five (Midland Bank, Lloyds Bank, Barclays Bank, Westminster Bank, National Provincial Bank).

 

– Francia: vi era minore specializzazione.

 

– La banca Crédit Lyonnais ebbe insuccessi nel credito industriale, e si limitò ad una gestione prudente con credito a breve termine e sottoscrizione di prestiti governativi.

 

– La banca Crédit Mobilier (dei fratelli Pereire) puntò sugli investimenti industriali, ma a causa di grossi debiti (immobilizzazioni) andarono in contro alla crisi nel 1866/7.

 

– Germania: vi era uno stretto legame tra banca – industria.

 

Vi erano soprattutto banche miste, ossia erano:

  • commerciali: davano credito a breve termine
  • d’investimento: davano credito a lungo termine

 

Sostennero le industrie controllandole con pacchetti azionari (cartelli tra imprese per ridurre il rischio): furono più importante elemento di sviluppo dell’economia tedesca.

storia economica

  1. c) Le istituzioni pubbliche (lo Stato)

 

Come già detto lo Stato ebbe ruolo diverso nella crescita economica del XIX sec. a seconda delle diverse situazioni istituzionali dei paesi:

  • Paesi a forte autonomia locale (Gran Bretagna e Stati Uniti) poco intervento dello Stato: affidamento allo spirito imprenditoriale degli operatori economici
  • Paesi con apparati statali forti (Francia, Prussia) intervento Statale articolato
  • Paesi ritardatari (Russia, Giappone) lo Stato fu fattore sostitutivo della borghesia debole e assenza di capitali

 

Nelle politiche fiscali si fece maggior ricorso ad imposte indirette, che toccavano i consumi, piuttosto che alle dirette (le imposte sul reddito furono eccezioni e la loro incidenza rimase bassa).

 

Il contributo più importante dei pubblici poteri allo sviluppo fu senz’altro nel campo dell’istruzione, ossia della formazione del capitale umano, associato a 3 concetti:

 

1) Educazione e sviluppo

 

L’innovazione tecnologica richiedeva sistemi scolastici di base e di specializzazione.

 

I vari paesi risposero in tempi e modalità diverse.

Stati Uniti: formarono tempestivamente il proprio sistema scolastico

Francia: sistema scolastico di base efficiente ma carente l’insegnamento tecnico, a livello superiore a Università si affiancarono Grandi Scuole di arti e mestieri.

Germania: crearono un buon sistema scolastico professionalizzante

Inghilterra: crearono un buon sistema scolastico di base ma carente l’insegnamento tecnico (motivo di sorpasso della Germania nell’800), a livello superiore nacquero famose Università.

 

2) Educazione e declino (Inghilterra)

 

L’inefficienza del sistema scolastico portò al declino economico, soprattutto a causa della prevalenza dell’istruzione umanistica e carenza di quella tecnico-scientifica in università come Oxford e Cambridge.

 

3) Educazione e cambiamento

 

Più di recente l’educazione e la formazione tecnica è stata associata al concetto di cambiamento economico.

Si comprese l’importante ruolo della formazione tecnica per la costituzione del capitale umano, che fosse in possesso di competenze innovative ed in grado di far funzionare le nuove tecnologie.

storia economica

I percorsi nazionali

 

Nel corso dell’Ottocento lo sviluppo industriale venne posto alla base della potenza politica e militare delle nazioni.

 

  1. a) Gran Bretagna e Stati Uniti

 

GRAN BRETAGNA

 

Fino al 1880 mantenne la leadership internazionale. I suoi imprenditori accumularono grandi capitali e poterono disporre delle macchine più moderne.

 

Nell’ultimo quarto dell’Ottocento la supremazia inglese venne meno, raggiunta dagli Stati Uniti nella produzione industriale pro-capite.

 

Il declino si trattò dell’inevitabile rallentamento di un’economia arrivata molto velocemente alla maturità, al massimo della frontiera tecnologica del tempo e dello sfruttamento delle risorse.

 

Furono evidenziate 2 cause:

 

– Cause economiche:

    • diversità di costi tra GB e USA per fattori di produzione, lavoro e capitale
    • investimento degli USA nella meccanizzazione

 

– Cause sociali: l’Inghilterra mancò nell’aggiornamento di produzioni e tecnologie rimanendo alle imprese familiari senza istruzione professionale x tecnici, a causa di:

  • senso di superiorità
  • scarsa managerialità
  • scarsa tendenza all’innovazione

 

STATI UNITI

 

In generale l’economia americana era già al primo posto dagli inizi degli anni 80, per:

  1. ricchezza di risorse naturali
  2. protezione doganale
  3. dinamico mercato interno
  4. crescita demografica per grande la immigrazione
  5. ambiente sociale favorevole a costituzione di ricchezza e tecniche moderne
  6. crescita grandi imprese nei settori strategici dello sviluppo

 

  1. b) Il Belgio

 

Uscirono dalle guerre napoleoniche con ritardi e svantaggi:

  1. condizioni naturali meno favorevoli
  2. scarsità e difficoltà di estrazione carbone
  3. capitali meno abbondanti
  4. macchine più elaborate e care
  5. scarsa tendenza al profitto e imprese familiari
  6. carenza tecnici e operai qualificati
  7. spionaggio industriale

 

Dopo l’era napoleonica fu unito ai Paesi Bassi e raggiunse l’indipendenza solo nel 1830 portando avanti i suoi intessi commerciali in autonomia.

Il modello di sviluppo del Belgio era simile al modello inglese, ma sperimentò un originale strumento finanziario di sostegno alle attività industriali non presente in Inghilterra, una banca di investimenti industriali cd. Société générale pour favoriser l’industrie nationale des Pays Bas, divenuta nel 1830 Société générale de Belgique.

 

Nel 1835 venne creata la Banque de Belgique, che in 4 anni fondò o rilevò 24 imprese industriali, ed anche grazie a ciò dal 1840 fino al 1914 fu il paese più industrializzato del continente europeo.

 

  1. c) La Francia

 

Anch’essa aveva notevoli svantaggi rispetto all’Inghilterra:

  • istituzioni poco inclini allo sviluppo industriale,
  • scarsa mentalità imprenditoriale,
  • scarsità di carbone

 

Questi svantaggi la portarono a tenere in primo piano gli interessi agricoli, anche se vi fu notevole sviluppo nelle industrie:

  1. cotoniere, siderurgiche e meccaniche.
  2. zuccherifici,
  3. lavorazione di carta e gomma

 

3/4 dell’output industriale veniva dalla manifattura artigianale e domestica dei beni di lusso ad alto valore aggiunto, diretta dai centri della moda parigini.

 

La ricchezza del paese stava nelle industrie naturali, ossia nelle arti “in cui l’abilità della mano e la purezza del gusto possono esercitare un’influenza”;

Ciò in quanto garantivano le esportazioni e rendevano la Francia la 2potenza commerciale al mondo.

 

Dal 1850 l’apporto pubblico con la costruzione rete ferroviaria e telegrafica portò eccellente crescita (Napoleone III), per poi entrare in crisi industriale negli anni ’80:

  1. crisi settore serico e vitivinicolo,
  2. guerre commerciali con l’Italia,
  3. svolta protezionistica,
  4. rallentamento mercato interno
  5. debolezza strutturale del modello di industria francese

storia economica

  1. d) La Germania

 

Nel 1871 vi fu unificazione politica e divenne il maggiore rivale (continentale) dell’Inghilterra, perseguendo un modello di sviluppo diverso da quello inglese, ciò attraverso:

  1. capitalismo organizzato, caratterizzato da concentrazione di imprese, cartelli, forte legame tra scienza – industria.
  2. ruolo attivo dello Stato
  3. stretto rapporto tra banche e industrie (banche miste), con finanziamenti a industrie ferroviarie, elettromeccanica, chimica, farmaceutica (1899 Aspirina)
  4. settori per la produzione di beni strumentali, che attivarono politiche di marketing, grandi investimenti iniziali, economie di scala e diversificazione; furono: industria meccanica pesante, metallurgica e chimica.
  5. big business come Stati Uniti ma con diverso approccio istituzionale e legislativo
  6. cartelli dichiarati legittimi e protetti dallo Stato.

 

Questo portò nel periodo 1873-1913 elevati ritmi di crescita dell’industria tedesca ed il PIL triplicò grazie all’industria, che marciò fino ad arrivare al 1913 con 5% annuo.

 

Settori di punta:

Industrie chimiche: alla vigilia della 1 guerra mondiale la Germania copriva 36/4 delle esportazioni chimiche del mondo

Industrie elettriche: Siemens e AEG competevano direttamente con le grandi imprese americane

Industrie dell’acciaio: Krupp e Thyssen dominavano il mercato

 

La Germania fu la prima nazione europea ad introdurre dall’880 un sistema di previdenza sociale gestito dallo Stato ed esteso a tutti i lavoratori.

 

  1. e) L’Impero asburgico, la Russia e la Spagna

 

IMPERO ASBURGICO

 

Sistema finanziario tedesco e cartelli (200 a inizio IGM): imitati dall’Impero Asburgico.

Situazione economica, culturale ed infrastrutture: molto diversa dalla Germania:

  • scarsa modernizzazione,
  • scarsa apertura al commercio internazionale,
  • prevalenza industria leggera (alimentare, tessile, vetro, carta)

 

RUSSIA

 

L’enorme estensione territoriale della Russia causò arretratezza e forti squilibri regionali, anche se con i significativi progressi industriali compiuti.

 

Disponeva del maggiore chilometraggio di ferrovie in Europa e produceva stessa quantità di acciaio ed elettricità della Francia.

 

Tuttavia il reddito pro capite era 1/3 di quello inglese.

 

Caratteristiche:

  • 75% della forza lavoro occupata in agricoltura
  • 72% della popolazione erano analfabeti
  • 15% della popolazione abitava in aree urbane

 

Lo zar Alessandro II aveva favorito la costruzione delle ferrovie e riorganizzazione delle banche, ma aveva abolito per ultimo la servitù della gleba, senza liberare la coltivazione delle terre ancora gestita dalle comunità di villaggio (mir) (solo nel 1907).

 

Lo Stato svolse un ruolo molto attivo, introducendo il GOLD STANDARD per:

  1. attirare investimenti stranieri
  2. protezione industrie strategiche ed organizzazione armamenti
  3. sussidi agli imprenditori stranieri

 

Lo introdusse con la tassazione dei redditi bassi che penalizzò la domanda privata di beni di consumo, infatti l’industria pesante nacque grazie alla domanda pubblica (’80).

 

SPAGNA

 

Caratteristiche principali:

  1. agricoltura arretrata
  2. scarso grado di istruzione
  3. squilibri regionali
  4. crescita lenta e limitata ad alcune regioni

 

Furono eccezione a tale arretratezza:

  • Catalogna: grazie all’industria cotoniera, meccanica, dei trasporti, elettrica, servizi pubblici
  • Paesi Baschi: grazie alle miniere di ferro ed all’industria siderurgica

 

  1. f) L’Italia

 

Fu un’economia – guida dal XII al XVI sec.

Concentrò le attività industriali nell’area centro-settentrionale per la ricchezza di energia idraulica e materie prime, specializzandosi sopratutto nelle manifatture tradizionali, come l’industria tessile per la produzione di seta e cotone.

 

L’industria siderurgica e meccanica erano in arretratezza tecnica e organizzativa, che lasciava spazio a una forte prevalenza per l’agricoltura in piccole unità.

 

Il Regno di Sardegna ebbe, invece, una forte modernizzazione istituzionale ed economica nel periodo cavouriano (sviluppo agricoltura, canali e ferrovie, manifatture tessili, meccaniche, cantieristiche, banche).

 

Gli stati preunitari erano caratterizzati da forti differenze economiche, infrastrutturali, educative e socio-culturali.

 

1861 unificazione politica.

 

Lo Stato “unito” era in elevato debito pubblico, ma vennero comunque svolte modernizzazioni istituzionali e infrastrutturali:

  1. adottando una legislazione commerciale liberista,
  2. legge Casati sull’Istruzione
  3. reti ferroviarie e stradali,
  4. alienazione di beni demaniali ed ecclesiastici,
  5. leva fiscale

La Banca nazionale del Regno d’Italia era legata fortemente alle banche di emissione degli stati preunitari come la Credito mobiliare e la Banca generale, basata su modello francese perché i capitali stranieri erano francesi.

 

Vi erano anche dopo l’unificazione notevoli svantaggi industriali:

  1. mancanza di carbone,
  2. ristrettezza mercato interno,
  3. insufficiente accumulazione di capitali,
  4. basso livello di istruzione
  5. situazione culturale sfavorevole ai mutamenti

 

Fu allora molto rilevante il ruolo dello Stato, per l’attenzione agli interessi agricoli, commerciali, finanziari della classe dirigente della destra storica.

 

Nel 1870 la sinistra storica diede una spinta decisiva al processo di industrializzazione già in corso, poi fortemente accelerato nel periodo del cd. “decollo” tra 1896 e 1913.

 

1880 crisi agraria

1887 svolta protezionistica, industrializzazione

1890 speculazione edilizia e crisi bancaria (Fallimento Credito mobiliare e Banca generale) che portarono nel 1893 nascita Banca d’Italia e Banche miste.

 

Nell’ultimo ventennio del secolo tutti i settori industriali decollarono, con preminenza del tessile ma anche con importanti sviluppi in:

  • cantieristica, siderurgia, produzione di materiale ferroviario e armamenti.
  • Elettrica: alla 1GM l’Italia produceva quanto Francia e Russia.
  • industria automobilistica (Fiat) e della gomma (Pirelli, 1 multinazionale italiana)

 

La forza produttiva dell’Italia si concentrava:

  1. nelle regioni del “triangolo industriale” (Piemonte-Liguria-Lombardia),
  2. in parte del Veneto e del centro-Italia
  3. alcune aree isolate in poche altre regioni italiane

 

La rivoluzione nei trasporti e nelle comunicazioni

storia economica

Strade e canali

 

XIX sec nuovi mezzi di trasporto e comunicazione (ferrovia, nave a vapore, telegrafo, telefono, radio) accelerarono l’industrializzazione.

 

XX sec ancora nuovi mezzi di trasporto e comunicazione (automobile, aerei, televisione, computer, internet) sviluppati in Europa soprattutto per uso delle truppe.

 

In particolare:

 

Inghilterra: già dal XVIII sec investì per la realizzazione di una rete di canali e strade a pedaggio, cd. turnpikes gestite da consorzi privati.

 

Francia: aveva la migliore rete di comunicazione costruita con finanziamenti pubblici.

La Grande Scuola di Ponti e Strade, scuola per la formazione degli ingegneri, contribui moltissimo all’innovazione di nuovi sistemi di costruzione.

 

Italia: il trasporto a cavallo fu il principale mezzo per gli  spostamenti brevi fino al Novecento, mentre l’avvento della ferrovia, dopo la 2° metà del XX sec, fu usato per le lunghe distanze.

 

Fiumi e canali erano in Europa i migliori sistemi di trasporto commerciale tra XVIII e XIX secolo, per:

  • ridotti costi di trasporto,
  • sicurezza delle rotte
  • aumento della domanda di merci voluminose e di scarso valore

 

Con l’introduzione delle navi a vapore furono effettuati lavori per abilitare i fiumi al passaggio dei nuovi e grandi scafi in ferro, la cui realizzazione fu comunque frenata dall’affermazione della ferrovia.

 

4.2. Avvento e sviluppo delle ferrovie

 

Fu preferita per la sua organizzazione, velocità e vastità del servizio.

 

Con l’invenzione della locomotiva si andarono ricercando:

  • velocità elevata (1835: 100 km/h)
  • max energia possibile in grado di consentire trasporti di massa.

 

Continui progressi migliorarono il rendimento della ferrovia:

  1. economie di combustibile
  2. aumento della sicurezza
  3. standardizzazione scartamenti,
  4. progresso delle tecniche di gestione
  5. superamento ostacoli naturali come fiumi e montagne.

 

Il finanziamento di una tale quantità di lavori non fu indifferente, cosi tra 1830 e 1906 per la costruzione i paesi adottarono diverse soluzioni ricorrendo a iniziativa privata, pubblica o entrambe.

 

INGHILTERRA

 

In Inghilterra rappresentò uno strumento per sostenere l’industrializzazione già in atto e, anziché causa, furono una conseguenza dello sviluppo.

 

Lo Stato ebbe ruolo marginale nel finanziamento e nella costruzione della rete finanziata in realtà da privati e con coordinamento di un  organismo per il coordinamento del traffico.

 

STATI UNITI

 

Furono i secondi per la corsa alla modernizzazione ferroviaria, attivando sistemi di finanziamento ad hoc e sistemi di gestione su larga scala.

 

BELGIO

 

Qui fu lo Stato ad assumere l’iniziativa x realizzare la prima rete e la finanziò, grazie anche alle limitate dimensioni del Paese; cosi tra 1835 e 1842 vennero costruiti 559 km che collegavano le province più ricche del regno, mentre le linee secondarie venne lasciato alle compagnie private straniere.

 

GERMANIA

 

Adottò il modello del Belgio investendo molto, anche se la navigazione a vapore sui fiumi ritardò un po l’avvento della strada ferrata.

Non seguì una formula standard, ma puntò sull’iniziativa governativa e privata e sull’impiego di forti capitali esteri.

 

FRANCIA

 

Prima del 1850 l’investimento nel sistema ferroviario fu ridotto (come in molte altre aree, tipo area baltica). Il sistema dominante fu la concessione temporanea all’industria privata sotto il controllo dello Stato:

  • il governo decideva la struttura della rete facendosi carico di acquisto di terreni, infrastrutture e stazioni
  • le società concessionarie assumevano gli oneri relativi a materiale rotabile, personale e organizzazione del servizio

 

ITALIA

 

Il sistema ferroviario venne sviluppato ad iniziativa del governo nel periodo successivo all’unificazione, con accentuata dipendenza dall’estero per capitali e materiale fisso e rotabile.

 

Nel 1885 la rete venne privatizzata e concentrata in 3 società che si divisero la rete nazionale, migliorando il commercio e riuscendo a distaccarsi dalla dipendenza dall’estero.

 

Estensione ferroviaria 1840-1913

 

1850-1870: “età d’oro della ferrovia”: in Europa si costruirono 50 mila miglia di nuove strade ferrate rispetto a 15 mila a metà secolo; in Francia lo sviluppo maggiore.

 

Nell’ultimo ventennio del secolo furono realizzati i grandi collegamenti internazionali in Europa e transcontinentali (in Nord-America, Asia e America Latina).

storia economica

I trasporti marittimi

 

Il miglioramento tecnologico nell’uso di macchine a vapore permise grandi progressi nei trasporti marittimi, ma l’affermazione della nave a vapore fu molto più graduale di quella della ferrovia.

 

Dall’evoluzione delle golette prese forma il clipper a 4 alberi, massima espressione della tecnologia della vela che venne però in parte abbandonato con l’apertura del canale di Suez che abbrevio i percorsi ed era un mare più facilmente navigabile, cosi alcuni velieri cominciarono ad adottare le innovazioni introdotte sui piroscafi.

 

Fu attorno al 1860 che si verificarono progressi decisivi:

  1. ferro ed acciaio sostituirono il legno per costruire gli scafi, diminuendo le spese di manutenzione e l’usura;
  2. l’elica eliminò definitivamente la ruota a pale;
  3. le macchine compound abbassarono costi di funzionamento e quantità di carbone nelle stive (aumentò lo spazio per viaggiatori e merci).
  4. Verso il 1880 sparì la velatura ausiliaria
  5. riduzione degli equipaggi grazie all’uso del vapore

 

All’inizio del XX sec. i piroscafi acquisirono una definitiva supremazia, e rimasero anche quando vi furono ulteriori specializzazioni con le prime petroliere.

 

La supremazia economica britannica in materia di costruzione navale e potenza sui mari rimase almeno fino alla 1GM.

 

Nel 1818 viene istituito per la prima volta dagli americani un servizio regolare e puntuale, una linea i cui velieri partivano da New York e da Liverpool a giorni fissi riducendo l’incertezza negli affari.

 

4.4. Le conseguenze economiche della riv. dei trasporti

 

I mezzi di trasporto possono svolgere una:

  • funzione “passiva”: trasferimento spaziale di beni e persone
  • funzione “attiva”: promotori e moltiplicatori dello sviluppo.

 

La rivoluzione dei trasporti fu il sostegno della crescita economica:

  1. riducendo i costi di trasporto
  2. liberando risorse che possono essere destinate ad altri consumi
  3. agevolando i rifornimenti alle città
  4. le ferrovie integrarono mercati e migliorarono l’allocazione di risorse
  5. stimolando l’industria grazie all’effetto moltiplicatore degli investimenti (backward e forward linkages: settori a monte e a valle).
  6. con la costruzione delle ferrovie venne dato lavoro a centinaia di migliaia di uomini (Per i conteggi relativi a passeggeri, merci, tariffe, percorrenze, orari e redditività si adottarono innovative tecniche di accounting).

 

4.5. Il telegrafo e la globalizzazione dell’informazione

 

Il XIX sec. vide importanti miglioramenti anche del sistema di trasmissione delle notizie ed informazioni.

 

Fin che il fisico Claude Chappe non presentò, durante la riv. Francese, il telegrafo ottico, le informazioni viaggiavano alla velocità dei cavalli.

 

Il marchingegno trasmetteva 8464 parole in codice ed in buone condizioni di visibilità un segnale impiegava 12 minuti per percorrere 300 km.

 

Con l’avvento del trasporto veloce, le informazioni per la loro gestione dovevano essere più veloci ed il contributo più originale venne dall’americano Morse (1835).

 

Egli migliorò il suo apparecchio telegrafico, il quale ritrasmetteva automaticamente il segnale ampliando enormemente raggio d’azione e codice che individuava ogni lettera con non più di 4 impulsi e permetteva elevate velocità di trasmissione.

 

Il marchingegno (1843) consentì la comunicazione in tempo “quasi reale” (ore e minuti al posto di mesi e giorni), collegando città e continenti ed unificando il mercato mondiale fino a quando i fondali marini vennero solcati da cavi.

 

Le imprese inglesi ebbero ruolo fondamentale:

  • nel 1851 venne posto il primo cavo sotto la Manica
  • nel 1866 venne attraversato l’Atlantico del Nord
  • nel 1872 venne raggiunto l’Estremo Oriente
  • nel 1874 venne raggiunta l’America Latina
  • nel 1902 vennero congiunte le 2 coste del Pacifico (con ciò fu completata la rete circumterrestre).

 

Tot. 516 mila km di cavi sottomarini posti (280 mila inglesi).

 

Nel 1855 si giunse all’Unione telegrafica europea occidentale (Francia, Belgio, Svizzera, Regno di Sardegna, Spagna).

10 anni dopo venne adottato universalmente il codice Morse, che portò all’Unione telegrafica internazionale, primo organismo sovranazionale a carattere tecnico amministrativo.

 

Il passaggio di informazioni divenne ancora più rapido mezzo secolo dopo con l’avvento del telefono, invenzione dall’incerta paternità, che comparve sulla scena economica per iniziativa di Bell (1877) e che trasmetteva 100-200 parole/min contro 15-20 del telegrafo.

 

Le prime trasmissioni radio vennero fatte da Guglielmo Marconi (1874-1937) nel 1896 ed aprirono la strada per l’invenzione della radio e la creazione di un sistema di comunicazione di massa.

storia economica

GLI SCAMBI INTERNAZIONALI avevano un funziona fondamentale per lo sviluppo economico dei paesi europei, in particolar modo per le potenze atlantiche quali Spagna, Portogallo, Regno Unito e Olanda.

5 FATTORI CHE INFLUIRONO SULL’INTENSIFICAZIONE DEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI furono:

IL PROGRESSO TECNOLOGICO che permise un aumento dei traffici internazionali di prodotti manufatti a basso prezzo

IL FORTE AUMENTO DELL’IMPIEGO DI RISORSE NATURALI che permise un aumento dei flussi di importazioni e esportazione tra le aree europee con il nord america e con il terzo mondo.

LA RIVOLUZIONE DEI TRASPORTI trasformò il mondo in un mercato unico di uomini, merci, capitali e idee

LA CRESCITA DELLA POPOLAZIONE MONDIALE aumentò la domanda di beni di consumo e di conseguenza il commercio, inoltre portò a migrazioni senza precedenti rafforzando legami sociali e culturali fra i diversi continenti, permettendo al mercato del lavoro di diventare globale

L’ACCUMULAZIONE DI CAPITALI avvenne a ritmi accellerati con una forte partecipazione d’investimenti stranieri

 

IL PENSIERO ECONOMICO LIBERISTA  riteneva che una volta superate le barriere naturali degli scambi e delle attività finanziarie fra gli Stati bisognasse superare anche le barriere artificiali composte da dazi e proibizioni su beni importati ed esportati.

IL LIBERO COMMERCIO permetteva di estendere l’applicazione del principio della specializzazione del lavoro, aumentando la produttività globale del sistema economico internazionale e rendendo più efficiente l’uso delle risorse.

IL TERMINE FREE TRADE indica le nuove impostazioni nei rapporti economici e mercantili fra gli Stati che presero piede nel RegnoUnito nella seconda metà del settecento.

DUE IMPORTANTI PUBBLICAZIONI DEL FREE TRADE sono

WEALTH OF NATIONS DI SMITH che sostenne che la ricchezza delle nazioni poteva essere aumentata attraverso un’allocazione più efficiente delle

risorse

THE PRINCIPLES OF POLITICAL ECONOMY AND TAXATION DI RICARDO che mostrò con la sua legge dei costi comparati i vantaggi della specializzazione e della divisione internazionale del lavoro ai fini dell’ottimizzazione delle risorse

storia economica

4 FATTORI CHE INFLUIRONO SU UN RITORNO AL PROTEZIONISMO intorno agli

anni 70 del 1800 furono:

LA CRISI ECONOMICA CHE SI ABBATTE’ SU TUTTA L’EUROPA PILOTATA DALL’IMPORTAZIONE DI GRANO A BASSO PREZZO DAGLI STATI UNITI E RUSSIA

IL RAGGIUNGIMENTO DI LIVELLI CONSIDEREVOLI DI SVILUPPO INDUSTRIALE che spinse gli imprenditori a chiedere norme protezionistiche

L’AFFERMARSI DEL NAZIONALISMO E DELL’IMPERIALISMO

L’AFFERMARSI DI SCONTRI DIPLOMATICI RELATIVI ALLE IMPRESE COLONIALI

 

LA GUERRA DELLE TARIFFE indica un gioco di rialzo tariffario che si instaurò tra la Francia e l’Italia e che si stabilizzò soltanto negli ultimi anni dell’800

IL COLONIALISMO TRA LA FINE DELL’OTTOCENTO E L’INIZIO DEL NOVECENTO fu caratterizzato da una crescente attenzione e investimenti nelle colonie da parte del Regno Unito, situazione differente invece per la Francia. La Germania poneva il suo interesse in confini intra-europei, l’Italia avviò del processi di colonizzazione che finirono in un fallimento e infine la Spagna e il Portogallo persero la propria influenza economica sul Sud America.

L’ECONOMIA INTERNAZIONALE TRA LA FINE DELL’OTTOCENTO E L’INIZIO DEL NOVECENTO evidenziava una supremazia del Regno Unito il cui ruolo commerciale rimaneva preponderante

LA NASCITA DI LONDRA COME CENTRO FINANZIARIO fu avviata in quanto la città era il porto principale europeo di materie prime e merci derivanti che arrivavano dall’America e dall’Oriente. Si creò quindi un mercato di banche privati e commerciali che agivano sui titoli, azioni e mercati valutari.

 

LA BILANCIA DEI PAGAMENTI O BILANCIA COMMERCIALE indica lo stumento contabile di confronto tra tutti i pagamenti di una nazione da e verso l’estero. Un saldo positivo si traduceva in investimenti di capitale mentre un saldo negativo si traduceva nell’intervento sulle variabili economiche interne o facendosi concedere dei prestiti da altre nazioni

LA BILANCIA COMMERCIALE DEL REGNO UNITO era in deficit se non si considerano i servizi detti invisibili quali le attività finanziarie, assicurative e spedizioniere che accrebbe notevolmente il saldo positivo portando la sterlina a essere una moneta molto forte

IL GOLD STANDARD o REGIME AUREO adottato dal Regno Unito prevedeva la formazione di un unità di conto in cui tutte le valute potessere essere convertite, era possibile infatti recarsi presso la banca d’Inghilterra e convertire la sterlina in oro

IL CORSO FORZOSO indica invece una situazione di uscita della convertibilità con obbligatorietà di mantenimento della moneta cartacea per avitare il collasso dei sistemi monetari

LA STERILIZZAZIONE DELL’ORO indica invece il fenomeno opposto, cioè nel caso in cui un paese possiede troppe riserve di oro non convertite e deve quindi allargare la circolazione monetaria

MONOMETTALLISMO indica la situazione in cui la moneta di un paese è convertibile soltanto con un metallo prezioso, ne abbiamo di due tipologie ad esempio il monomettallismo aureo di cui il Regno Unito era il portabandiere e il monomettalismo argenteo che caratterizzava alcuni paesi dell’Oceano Pacifico e indiano.

BIMETALLISMO indica invece la situazione in cui una moneta è convertibile sia in oro che argento, tale meccanismo fu adottato dalla Francia che tentò di estenderlo anche ad altri paesi europei con l’Unione Monetaria Latina, tale tentativo fallì però miseramente

L’ADOZIONE DEL GOLD STANDARD infine si associò in definitiva alla supremazia inglese sui mercati internazionali.

storia economica

LA CRESCITA E LA GLOBALIZZAZIONE DELL’ECONOMIA MONDIALE raggiunse il suo culmine massimo nei primi anni del 900 in quanto i mezzi di trasporto e i mezzi di comunicazione erano riusciti a coprire tutto il globo terrestre rendendo veloci e prive di interferenze le comunicazioni degl agenti economici, dei governi e delle persone comuni.

LA TRASFORMAZIONE DELL’EMIGRAZIONE che all’epoca era libera portò milioni di europei a emigrare fuori dall’Europa principalmente verso le Americhe alla ricerca di maggiori guadagni

LA LEADERSHIP DEL REGNO UNITO favoriva l’economia globale e facilitava gli scambi, Londra si era stabilità come piazza borsistica, finanziaria e commerciale fino a quando altri paesi non la misero in discussione come ad esempio la Germania con la guerra, la Russia con la sua rivoluzione e gli Stati Uniti con il loro isolazionismo.

LA CRESCITA EUROPEA è stata caratterizzata da una riduzione della crescita demografica e un aumento dell’emigrazioni ma con un enorme aumento del reddito procapite, quindi meno europei ma più prosperi.

SITUAZIONE EUROPEA NEL PERIODO TRA LE DUE GUERRE evidenziava il Regno Unito e la Francia come i paesi più avanzati d’Europa, seguiti dai paesi Scandinavi, Svizzera e Belgio.

LE CONSEGUENZE DI UN REDDITO PRO-CAPITO ALTO sono dei miglioramenti dei livelli di consumo, in primo luogo quello alimentare che evidenziò la sostituzione dei cereali e tuberi con prodotti lattei, carne e frutta, in secondo luogo incremento della spesa per il vestiario e per le abitazioni, infine sanità, educazione e mezzi di trasporto.

LA DIFFUSIONE DELL’AUTOMOBILE è stato il più grande processo di socializzazione tecnologica del secolo che trasformò l’automobile nel bene di consumo durevole più desiderato. I livelli di diffusione vedevano l’Italia come capolista, seguita da Francia, Austria e Germania.

LA DIFFUSIONE DEGLI APPARECCHI TELEVISI E DEI PERSONAL COMPUTER è vincolata da due ondate distinte di cambiamento tecnologico, la diffusione dei primi ha caratteristiche simili a quella delle automobili, essi sono spinti dalla diffusione delle trasmissioni televisive in Regno Unito e paesi Scandinavi e dai regimi dittatoriali nei paesi dell’Est. Per quanto riguarda la diffusione dei personal computer si configurano come capolista di paesi Scandinavi mentre i paesi Latini sono in ritardo.

IL PROGRESSO TECNOLOGICO ha caratterizzato tutto il 20 esimo secolo portando alla nascita di nuovi settori industriali e specializzati, inoltre è importante considerare che la crescente complessità scentifica e tecnologica del mondo del lavoro ha richiesto un forte investimento nella formazione di capitale umano, si è infatti assistito ad un considerevole aumento della durata della scolarizzazione in tutti i paesi occidentali.

LA DECADENZA DELL’AGRICOLTURA ha caratterizzato tutti i paesi europei sin da prima delle guerre, ma soprattutto successivamente. Con l’avvento della tecnologia si è verificato una trasformazione delle industrie europee dal settore agricolo e industriale al settore terziario. Vi sono però alcune eccezioni come ad esempio paesi dell’Est e della penisola balcanica che hanno registrato un aumento dell’attività agricola a causa della situazione politica dettata dall’URSS.

L’INTERESSE DELLE POLITICA SUL SETTORE AGRARIO fu concentrato sull’indipendenza nazionale in caso di nuovi conflitti e tale situazione è proseguita fino ad oggi, infatti tale settore nell’Unione Europea è quello che riceve più sovvenzioni attraverso i fondi previsti dalla politica agricola comunitaria e maggiore protezione doganale.

LA COMPOSIZIONE INTERINDUSTRIALE fu caratterizzata da una prevalenza dell’industria manifatturiera e metalmeccanica nella prima metà del 900 che andò lentamente a scomparire lasciando il posto all’industria chimica, petrolifera e elettronica. Stabile invece l’industria dell’alimentazione.

L’AVVENTO DEL TERZIARIO che è composto dai servizi e i servizi ad alta intensità di tecnologia e informazione può essere diviso in 3 fasi principali che sono una prima fase costituita dall’avvento dei trasporti, comunicazioni e servizi finanziari e assicurativi nel 19esimo secolo, una seconda fase nella metà del novecento che vide n aumento della domanda di servizi amministrativi, l’accesso delle donne sul lavoro, l’avvento del settore sanitario e di educazione. Infine la terza fase che ha origine alla fine del 900 dove l’attore principale è l’informatica.

storia economica

IL REGNO UNITO è la nazione che ha registrato una crescita inferiore rispetto all’elevato livello e al suo status di leader europeo. Nonostante esso sia uscito vincente dalle due guerre i periodi post-bellici sono stati caratterizzati da stagnazione economica.

IL BELGIO fu colpito dal suo legame con il gold standard inglese, subì imporanti perdite durante la guerra ma riuscì a rimettersi in piedi grazie all’apertura verso l’estero che portò in Belgio importanti capitali delle multinazionali estere.

L’OLANDA fu favorita dalla sua neutralità durante la guerra, svolgendo infatti il compito di porta marittima della Germania gli imprenditori olandesi furono avvantaggiati e approfittarono per controllare il mercato petrolifero tedesco nel dopoguerra.

LA SVIZZERA fu favorita dal crollo della Germania alla fine della guerra che favorì l’arrivo di enormi capitali nel territorio svizzero. Soffrì comunque un periodo di ristagnazione dopo il 29 e la crisi del petrolio la colpì più che nessun altro paese, successivamente altri due fenomeni negativi furono la deregolamentazione finanziaria e la caduta del muro di Berlino.

LA GERMANIA soffrì di grandi cambiamenti territoriliali conseguenti alle due guerre mondiali, nonostante ciò nel secondo dopo guerra la Germania fu caratterizzata da un boom economico che portò l’industria tedesca a essere leader nella produzione di macchinari e di materiale da trasporto. Alla fine del 900 e ancora oggi l’economia tedesca risulta essere la più forte in Europa.

LA FRANCIA soffrì molto nel primo dopoguerra ma avvio una fase di espansione economica nel secondo, scommettendo inoltre sul libero mercato europeo la Francia riuscì ad accrescere i propri mercati e a eliminare i conflitti con la Germania risultando la seconda economia più forte europea alla fine del 900.

L’ITALIA è caratterizzata dei più alti tassi di crescita europei, nonostante il primo dopoguerra causò un periodo di ristagnazione economica il secondo fu un successo. Sfruttando i fondi del Piano Marshall l’Italia ricostruì egregiamente la sua industria e le sue reti di trasporto focalizzando la propria economia sulle PMI e sui distretti industriali.

LA RUSSIA ha avuto una crescita economica può essere suddivisa in tre fasi principali che sono una fase di industrializzazione con l’obbiettivo della creazione di una grande industria pesante nei primi del 900, lo sforzo di ricostruzione postbellica e infine il breznevismo che porterà ad una ristagnazione economica molto grave.

I PAESI SCANDINAVI che sono la Danimarca, la Norvegia, la Svezia e la Finlandia. Essi crebbero molto nel periodo di transazione tra le due guerre, dove la maggioranza di essi restò neutrale. Successivamente la Norvegia ha avuto degli ottimi tassi di crescita grazie alla scoperta dei giacimenti petroliferi nel Mar del Nord, la Finlandia invece ha sfruttato molto il commercio con l’URSS.

L’IRLANDA è stata molto aiutata dai fondi del Piano Marshall, che nonostante la sua neutralità l’Irlanda ha ricevuto. Successivamente dopo un lungo periodo di stagnazione economica l’Irlanda si è aperta agli investimenti esteri, soprattutto tecnologici grazie alla natura di paese anglofono che gli ha portato un chiaro vantaggio competitivo in Europa.

IL PORTOGALLO crebbe a buon ritmo nonostante la sua vita politica confusa. Soffrì di molta immigrazione provienente dalle ex colonie durante la decolonizzazione ma questo lo portò ad augurare una nuova fase sociale che lo portò a sfruttare i fondi comunitari destinati alla produzione agraria.

LA SPAGNA fu favorità dalla sua neutralità nella prima guerra mondiale, fu prigioniera della sua alleanza con le potenze dell’Asse nella seconda e infine visse una enorme depressione con lo scoppio della sua lunga guerra civile. Successivamente seppe sfruttare bene il mercato europeo, il turismo e gli investimenti esteri che riuscirono a ristrutturare l’economia spagnola.

LA GRECIA ha avuto un importante tasso di crescita, tra i migliori europei. Essa subì notevoli distruzioni durante le due guerre e successivamente nella guerra civile. Una volta stabilizzata la situazione politica l’economia grecia ha avviato la sua crescita anche se non ha saputo sfruttare al meglio gli aiuto comunitari.

L’AUSTRIA ha sofferto la più grave depressione economica europea durante le due guerre mondiali, successivamente durante la vita dell’URSS e successivamente al crollo del muro di Berlino la sua posizione geopolitica gli ha permesso di ricreare una propria economia tornando a essere tra i paesi più prosperi europei.

 

LA FLUTTUAZIONE DELL’ECONOMIA EUROPEA DURANTE IL 900 viene determinata misurando l’andamento del PIL. Esso subisce una forte caduta durante la prima guerra mondiale, gli anni venti sono caratterizzati da una prosperità crescente che si interrompe però con la crisi del 29 che influenzerà gli anni 30 che saranno caratterizzati da ristagnazione economica. La seconda guerra mondiale causerà la caduta più forte del secolo, inizierà poi la cosiddetta golden age dell’economia capitalista fino al 1973 anno in cui verra sospeso il Piano Marshall. Due anni dopo la crisi del petrolio fermerà i tassi di crescita che si andranno a estinguere nella seconda crisi più lunga e non meno profonda agli inizi degli anni 80. Con il crollo del muro di Berlino si pensava che l’Europa si avviasse verso una nuova fase di espansione economica ma questo non è avvenuto e i tassi di crescita sono risultati moderati.

storia economica

LE CONSEGUENZE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE SULL’ECONOMIA EUROPEA furono delle cadute del PIL per tutti i paesi in guerra, salvo per il Regno Unito e l’Italia. Durante il conflitto la maggioranza dei paesi europei convertì la propria industria alla produzione di armi, questo significò un ampio indebitamento dei paesi con gli Stati Uniti d’America. Alla fine della guerra gli accordi di pace fissavano enormi debiti da pagare a carico della Germania, la quale fu inghiottita dalla stagnazione economica e da un iperinflazione. Gli Stati Uniti forzavano i paesi europei per il pagamento dei debiti, i quali si appellavano al pagamento della Germania. Infine i nordamericani vincolarono la liquidazione dei debiti attraverso un circuito finanziario che aveva gli Stati Uniti come punto di partenza e di arrivo. Tale situazione sfumò con l’avvento della crisi del 29.

LA FINE DEL LIBERALISMO ECONOMICO è riscontrambile nella prima guerra mondiale. Nel 1914 infatti i mercati finanziari precipitarono, i governi presero il controllo delle transazioni e sospesero le conversioni in oro delle proprie monete smantellando il gold standard.

 

2 SQUILIBRI IMPORTANTI NELL’ECONOMIA MONDIALE DEGLI ANNI 20 sono

RISTRUTTURAZIONE PRODUTTIVA DELL’ECONOMIA INTERNAZIONALE indica il fatto che la guerra aveva spinto i governi europei a trasformare la propria industria in bellica, questo comportava l’importazione di prodotti agricoli e industriali dall’estero. Con la pace l’europa riacquisì le proprie industria e i propri produttori agricoli causano una fenomeno di deflazione strutturale cioè un eccesso di offerta globale.

ISOLAZIONISMO DEGLI STATI UNITI si era manifestato in diverse forme ad esempio il disinteresse degli Stati Uniti per i trattati di pace e per l’ingresso nella Società delle Nazioni, la chiusura della libera immigrazione che aumentò considerevolmente nel periodo post-bellico infine un isolazionismo commerciale in quanto furono varate delle nuove riforme doganali.

 

LA CRISI ECONOMICA DEL 29 fu causata dalla saturazione del mercato interno che causò un rallentamento dell’economia con successivo fenomeno di panic selling borsistico. Il meccanismo che avvelenò il mercato globale fu il settore creditizio, infatti molti investitori avevano comprato a credito, con la cadura delle quotazioni le banche si affrettarono a richiamare i crediti avviando una spirale di contrazione del credito che causò la chiusura di tantissime imprese. Questo si riflesse sull’Europa che dipendeva dai fondi americani in particolare le nazioni la Polonia e l’Austria e soprattutto la Germania.

L’INTERVENTO DI ROOSEVELT si concretizzò nel sostenere la domanda interna tramite enormi opere pubbliche, fissò dei prezzi minimi per i prodotti agrari e facilitò la presenza dei sindacati nella1 negoziazione collettiva.

L’INTERVENTO DI HITLER si concretizzò nel riarmotedesco con la volontà di provocare una nuova guerra come rivincita

 

LA SECONDA GUERRA MONDIALE non portò un aumento di PIL da parte delle potenze dell’Asse Germania, Italia e Giappone, la prima riuscì comunque meglio grazie ai territori conquistati. Soffrirono anche i paesi vicini alla Germania quali la Francia, conquistata, l’Olanda, il Belgio, la Danimarca e l’Austria. Il Regno Unito riuscì a sopportare lo sforzo bellico grazie all’aiuto degli Stati Uniti che ebbero un aumento del PIL incredibile, tutt’ora studiato dagli storici economici. La Spagna rimase non belligerante a causa dalla appena conclusa guerra civile, la Svizzera ne guadagnò alla fine della guerra con l’arrivo degli ingenti capitali dalla Germania.

LA CRESCITA ECONOMIA NEL SECONDO DOPOGUERRA fu la più ampia mai sperimentata, questo grazie alla costruzione di un architettura istituzionale detto Nuovo Ordine Economico Internazionale e la creazione di tre nuovi instituioni sovranazionali durante la conferenza economica globale a Bretton Woods che sono l’OCI l’organizzazione per il commercio internazionale che non entrò mai in funzione a vantaggio dell’organizzazione mondiale del commercio, il BIRS la banca mondiale con l’obbiettivo di contribuire al finanziamento degli investimenti strategici per lo sviluppo economico e l’FMI cioè il fondo monetario internazionale con l’obbiettivo di difendere un sistema cambiario a tassi fissi. Infine la spinta decisiva fu data dall’adozione del Piano Marshall.

IL PIANO MARSHALL detto ERP European Recovery Program aveva come obbiettivo quello di finanziare le importazioni di cui l’Europa aveva necessità, in cambio, l’Europa si impegnava a iniziare il processo di liberalizzazione commerciale dettato dall’accordo di Bretton Woods.

 

IL CONSIGLIO DI MUTUA ASSISTENZA ECONOMICA detto COMECON fu istituito nel 1949 come risposta dell’URSS alla creazione della NATO e all’attuazione del Piano Marshall bensì esso non vi assomigliò per niente ma costituì la base di un drenaggio di risorse dai paesi occupati verso l’URSS mantenendo stabile la sua leadership. La seconda limitazione derivava dalla mancanza di libertà all’interno del COMECON in quanto le negoziazioni dovevano essere sempre assoggiettate dall’autorità sovietica.

L’UNIONE EUROPEA DEI PAGAMENTI detta UEP fu uno schema di cooperazione monetaria europea insituita nel 1950 e accettata dagli Stati Uniti in quanto conferme all’accordo di Bretton Woods i cui successi incoraggiarono la formazione della Comunità Economica Europea.

LA COMUNITÀ EUROPEA DEL CARBONE E DELL’ACCIAIO detta CECA fu un accordo stipulato a Parigi nel 1951 da Francia e Germania con l’obbiettivo di cooperazione nella produzione franco-tedesca di carbone e acciaio sotto un autorità comune.

LA COMUNITÀ ECONOMICA EUROPEA detta CEE fu instituita con il Trattato di Roma nel 1957 da la Francia, la Germania, l’Italia e i Paesi del Benelux (Belgio, Lussemburgo e Olanda) favorendo la creazione di una solida piattaforma per una crescita economica simbiotica delle nazioni partecipanti.

L’ EUROPEAN FREE TRADE ASSOCIATION detta EFTA fu instituita nel 1959 in risposta alla CEE dai paesi non invitati al trattato di Roma quali il Regno Unito, Austria, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Svezia e Svizzera.

LA NASCITA DELL’ESPRESSIONE TERZO MONDO avviene proprio in questo periodo dove il primo mondo era il blocco capitalista diretto dagli Stati Uniti e il secondo mondo era il blocco comunista guidato dall’URSS. Il terzo mondo comprendeva tutto il resto quindi America Latina, Africa e Asia e tutte le nazioni che stavano nascendo a fronte del fenomeno di decolonizzazione.

storia economica

LA GOLDEN AGE indica un fenomeno di crescita economica mondiale verificatosi negli anni 60 in cui l’Europa Occidentale e buonaparte del mondo visse in un ambito di parità fisse. La crescita del PIL dei diversi paesi viene conteggiata da tre fattori principali che sono la terra, il lavoro e il capitale. Da notare come il fattore terra ha avuto pochissima importanza nella crescita economica di questi anni. Infine il fattore PFT che indica la produttività totale dei fattori e include tutto quello che non è misurato nei fattori terra, lavoro e capitale risultò il più grande per i paesi occidentali europei, USA e Giappone.

LA FINE DELLA GOLDEN AGE si avviò nel 1971 quando il presidente americano Nixon sospense la convertibilità del dollaro in oro per mettere in atto politiche inflazionistiche che facessero fronte alle enormi spese sostenute nella guerra del Vietnam. Tale azioni comportò inoltre uno sgretolamento dell’accordo di Bretton Woods. Successivamente le azioni cruciali della fine della crescita economica mondiale sono state le crisi petrolifere che hanno creato un fenomeno di staglazione cioè di stagnazione economica, inflazione e aumento della disoccupazione.

 

IL PRIMO SHOCK PETROLIFERO DEL 1975 trova la sua causa nell’aumento dei prezzi del petrolio deciso dall’OPEC Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio come rappresaglia per l’atteggiamento pro-israeliano dell’occidente nei confronti della guerradello Yom Kippur. Le reazioni da parte delle nazioni furono moltiplici: Regno Unito, Francia e Italia avviarono delle politiche inflazionistiche con una volontà di risparmio energito chiara, il Giappone puntò sullo sviluppo di settori poco intensivi dal punto di vista energito, la Germania contenne l’inflazione e ristrutturù la propria industria, la Spagna e Svezia ignorarono la crisi dal punto di vista politico, infine Stati Uniti e Russia non furono molto colpiti grazie ai propri giacimenti pretroliferi.  

IL SECONDO SHOCK PETROLIFERO DEL 1979 causò un importante crisi del debito, questo perchè se da una parte la crisi petrolifera indeboliva i paesi occidentali dall’altra arricchiva i paesi dell’OPEC. Alcuni come gli stati del Medio Oriente arrivarono ai mercati borsistici occidentali e per la prima volta dei nuovi ricchi investivano nei paesi ricchi, altri come Messico, Venezuela e gli stati Africani avviarono importanti strategie di investimento di sviluppo delle proprie economie con programmi di investimento giganteschi che li portarono all’indebitamento con la valuta più potente dell’epoca: il dollaro. Successivamente la sospensione della convertibilità del dollaro portò il suo valore ad aumentare enormemente e ciò causò anche un aumento dei debiti dei paesi indebitati con gli stati uniti.

LA CRISI BORSISTICA DEL DEBITO colpì principalmente le nazioni indebitate in dollari con gli Stati Uniti, le principali che si ricordano sono il Messico, il Venezuela e gli Stati Africani, per rispondere alla crisi la BIRS e l’FMI furono obbligati alla stabilizzazione dello sviluppo di un economia internazionale che poneva come leader gli Stati Uniti d’America.

LA FISE DELLA CRISI DEL DEBITO avvenne a metà degli anni 80 quando l’Arabia Saudita uscì dall’OPEC riportando i prezzi del petrolio ad un livello reale e la FED abbassò i tassi d’interesse causando un calo del prezzo del dollaro

 

LA CADUTA DEL BLOCCO SOVIETICO avvenne nel 1989 con il simbolico crollo del muro di Berlino, dopo un primo periodo di transazione un numero ampio di stati ex sovietici incominciò una moderata ma continua crescita economica, le economie infatti si aprirono al commercio estero di beni e servizi e ai movimenti di persone e di capitali.

IL PROCESSO DI UNIFICAZIONE DELLA GERMANIA comportava la presenza di uguali diritti economici, infrastrutture e opportunità equivalenti per l’intero territorio annesso, questo fu possibile grazie ad un indebitamento della Germania, la Bundesback infatti alzò i tassi di interesse per attrarre fondi da tutto il mondo. Questo andò contro alle regole imposte dal Sistema Monetario Europeo, che imponeva una fluttuazione dal più/meno 2,5%, Regno Unito e Italia abbandonarono il meccanismo di cambio, successivamente per evitare che gli altri paesi facessero lo stesso le fluttuazioni furono ampliate a più/meno 15%.

 

L’UNIONE EUROPEA ha ufficialmente origine nel 1993, viene rilasciato il calendario per l’applicazione dei criteri di adesione all’Euro che rappresenta la massima espressione dell’integrazione economica europea.

Questi criteri sono conosciuti come i criteri di convergenza di Maastrich che indicano che le nazioni non devono aver svalutato negli ultimi 2 anni, non devono avere un tasso di inflazione superiori di un punto e mezzo alla media dei tre paesi con inflazione più bassa, non devono avere dei tassi di interesse superiodi di due punti ai tre paesi con inflazione più bassa e non devono avere un debito pubblico che superi il 60% del loro PIL.

LA GLOBALIZZAZIONE indica l’integrazione mondiale dei mercati, abbiamo tre mercati principali che sono il mercato finanziario, delle merci e il mercato del lavoro. Sfortunatamente alla fine del 900 il mercato he più è stato globalizzato e che più ha avuto una rapida crescita, ad un tasso annuale del 15% è stato il mercato finanziario, favorito dal progresso tecnologico, mentre vi è ancora molto da fare per il mercato delle merci e per il mercato del lavoro.

storia economica

6 PRINCIPALI POLITICHE ECONOMICHE E SOCIALI DEL 900

POLITICHE DEI DIRITTI DI PROPRIETÀ ne esistono di due tipologie principali che sono:

LA STATALIZZAZIONE o NAZIONALIZZAZIONE fu adottata per prima dall’Unione Sovieta durante la rivoluzione bolscevica del 1917, successivamente si verificò in contesti molto vari ma solitamente furono le dittature quelle più propense a nazionalizzare. Durante la seconda guerra mondiale si verificò una vera e propria ondata di nazionalizzazioni sia in Europa orientale che in quella occidentale. In Regno Unito, Francia, Germania, Spagna e Italia numerose furono le imprese nazionalizzate del settore siderurgico, elettronico, petrolifero, ferriovario e delle telecomunicazioni. Negli anni 80 l’impresa pubblica aveva raggiunto la sua massima importanza nelle economie europee, successivamente dalla caduta del blocco sovietico del 1989 la rotta si è invertita e le privatizzazione sono iniziate a nascere in tutto il continente.

LA PRIVATIZZAZIONE fu adottata per prima dagli Stati Uniti d’America e si è diffusa in tutto il mondo con un impatto molto forte in America Latina e Estremo Oriente.

POLITICHE DI INTERVENTISMO PUBBLICO ne esistono di tre tipologie principali che sono

LA POLITICA DI PIANIFICAZIONE ECONOMICA fu adottata per prima dalla Germania, successivamente nel Regno Unito e nell’Unione Sovietica. Perse la sua attrattiva man mano che si rivelò inadeguata a reagire di fronte a tecnologie che non si prestavano di fronte ad una gestione centralizzata.

LA POLITICA DI SVILUPPO fu adottata per prima dal regime fascista nei casi di sviluppo regionale. Essa argomentava la necessità di un deciso impulso pubblico orientato alla creazione di infrastrutture che permettessero alle regioni o ai paesi poveri di dotarsi del capitale fisico indispensabile per la loro crescita. Tale politiche furono alla base del Piano Marshall statuniteste, della cassa del mezzogiorno italiana e dei successive politiche strutturali della Commissione europea.

LA POLITICA DI INTERVENTO NEI MERCATI furono applicate in molti casi durante il 900, ad esempio nel caso del denaro, la cui convertibilità in oro fu sospesa, la produzione degli armamenti gestita dallo stato oppure i libretti di sussistenza relativi al razionamento degli alimenti durante le guerre e nel dopoguerra.

LA POLITICA DI SPESA prima delle prima guerra mondiale rispettavano un ortodossia di bilancio, cioè dovevano finanziarsi mediante le entrate erariali e il deficit doveva essere nullo a meno che non dovessero esistere spese straordinarie ad esempio a fronte di guerre. Nel secondo dopoguerra nacquero invece le politiche di benessere sociale di cui gli Scandinavi furono i precursori, che si fondavano sui programmi di sovvenzione per le cure sanitarie, le pensioni, la scolarizzazione, temi che sono all’ordine del giorno ancora oggi.

LA POLITICA COMMERCIALE fu durante il novecento la politica economica per eccellenza, durante la prima guerra mondiale e nei regimi dittatoriali venivano imposte delle politiche autarchiche in stretta sintonia con gli obbiettivi di riarmo, successivamente dal 1929 fino a dopo la seconda guerra mondiale furono gli Stati Uniti d’America che avviarono delle politiche di chiusura commerciale estera, nel secondo dopoguerra l’accordo di Bretton Woods istaurò la profonda convinaizone che gli ostacoli al commercio erano sbagliati. A livello internazionale vi furono numerosi rounds che si conclusero con la creazione nel 1995 dell’Organizzazione Mondiale del Commercio detta OMC. In Europa furono proprio le politiche commerciale che avviarono un percorso di unificazione prima commerciale, successivamente economica e in fine politica.

LA POLITICA DI STABILIZZAZIONE indicano quelle politiche orientate alla riduzione della variabilità dei tassi di cambio e dei prezzi, esse sono le più classiche e conservatrici, durante il gold standard esse erano automatiche, l’abbandono della convertibilità comporta degli enormi aumenti di inflazione nel primo dopoguerra, che spinge le nazioni europee a riadottarlo, esso causerà però ristagnazione e sarà già nei primi anni 30 abbandonato di nuovo. Successivamente nel secondo dopoguerra gli accordi di Bretton Woods lo reinserirono ma a determinate condinzioni, nonostante ciò nel 1971 gli Stati Uniti d’America lo abbandoneranno definitivamente per affrontare le spese derivanti dalla guerra nel Vietnam portando alla nascita un sistema fluttuante creato dagli stessi USA.

LA POLITICA DI COOPERAZIONE si suddividono in politiche di cooperazione nazionale e quelle di cooperazione internazionale. Le prime possono essere di negoziazione salariale di cui hanno subito le conseguenze i paesi dell’area latina e delle isole britanniche i quali hanno messo in atto delle politiche dei redditi al contrario invece i paesi dell’area scandinava e dell’area germanica hanno goduto di forme di rappresentanza e di negoziazione sindacale unificate e centralizzate raggiungiendo accordi più sostenibili. Le politiche di cooperazione internazionale sono quelle più sofisticate, ne sono state applicate moltiplici nel corso della storia, nel periodo delle due guerre spesso sotto il patrocinio della Società delle Nazioni, il più famoso dei quali fu l’accordo di Bretton Woods. Successivamente possiamo citare gli accordi che hanno portato alla formazione dell’Unione Europea o in casi specifici come ad esempio in conseguenza della sfida dell’OPEC nello shock petrolifero sono stati avviati incontri dei governanti dei paesi più progrediti, ad esempio il G7.

storia economica

INTRODUZIONE DELL’EURO fu attuata all’inizio del nuovo millennio e si trattava secondo molti di un passo concreto nella direzione della trasformazione di uno spazio economico comune in un’unico soggetto politico

SPECIALIZZAZIONE PRODUTTIVA EUROPEA NEL NUOVO MILLENNIO confermava il trend intrapreso alla fine del 900, infatti si era avviato un progressivo declino del settore manifatturiero in favore di quello dei servizi bancari, assicurativi e finanziari in generale. Inoltre si trattava di un ovvio e naturale processo di riallocazione produttiva e di valorizzazione del tessuto industriale di piccole e medie imprese specializzate lasciando larghi spazi di deindustrializzazione e delocalizzazione produttiva.

IL PROBLEMA DELLA SPESA PUBBLICA era presenta sin dallo scadere del secolo, in Europa essa pesava circa il 50% del PIL, mentre negli Stati Uniti soltanto il 30%. Questo a causa del modello estremamente costoso avviato dagli stati europei in merito all’assistenza sanitaria, protezione e tutela dei lavoratori e infine il sistema pensionistico redistributivo.

LA RATIFICA DEL PATTO DI STABILITÀ aveva proprio l’obbiettivo di porre sotto controllo la spesa pubblica dei paesi dell’Unione, infatti un numero crescente di paesi quali la Francia, Spagna, e Irlanda soffrivano di un deficit eccessivo, l’Italia e la Grecia superavano il 100% del PIL.

IL PROCESSO DI CATCHING UP si verificò con i progressivi allargamenti dell’Unione infatti i nuovi paesi aderenti beneficiarono le economie centrali.

LO SCARSO IMPIEGO BORSISTICO DEI PAESI EUROPEI sin dall’inizio del millennio si poteva delineare la tendenza secolare allo scarso impiego del mercao borsistico al fine di finanziare le proprie imprese con una tendenza all’impiego di altre fonti di finanziamento, soprattutto quelle di matrice bancaria.